Da una sala scommesse a Trofarello la rete illegale che coinvolse Fagioli: misure agli ex gestori

Le scommesse illegali partivano da Trofarello, in provincia di Torino. Poi arrivavano a clienti in tutta Italia, compresi calciatori di serie A, come Nicolò Fagioli: ora la Squadra mobile e il Sisco di Torino, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, hanno ricostruito la catena e sono arrivati ai vertici dell’organizzazione criminale: per questo il titolare e il gestore della sala scommesse, 40 e 37 anni, hanno ricevuto la misura cautelare dell’obbligo di firma.
I due, insieme con altre tredici persone, sono indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di attività di gioco e scommessa, frode in competizioni sportive, autoriciclaggio e omesso versamento dell’imposta dovuta alle Agenzia di dogane e monopoli.
L’inchiesta è partita nel settembre 2022, quando era emersa l’esistenza, in provincia di Torino, di un gruppo organizzato dedito alla raccolta abusiva di scommesse su eventi sportivi attraverso piattaforme di gioco raggiungibili tramite link dedicati.
Un’ipotesi confermata già tre mesi dopo con un controllo nella sala scommesse di Trofarello, l’allora Eurobet di via Torino 35 (ora ha cambiato nome e gestori): gli investigatori, coordinati dalla pm Manuela Pedrotta, hanno accertato che si trattava del centro nevralgico del gruppo criminale, che aveva creato un sistema parallelo di raccolta e gestione di scommesse non autorizzate, basato sull’utilizzo di sofisticati software, spazi virtuali ma anche una serie di mediatori che facevano da tramite fra i vertici e gli scommettitori, tra cui Fagioli (che, per far fronte alle perdite, si era indebitato con amici e colleghi).
Tutto confermato dalle dichiarazioni dell’ex calciatore della Juventus, oggi alla Fiorentina, ma anche da intercettazioni, appostamenti e pedinamenti, insieme all’analisi di documenti e di decine di copie forensi di smartphone e computer sequestrati agli indagati e nelle agenzie di scommesse. L’organizzazione aveva una struttura a piramide, che creava e gestiva piattaforme come “betart.bet”, “specialbet.bet” e “crazybet”, messe a disposizione degli scommettitori con l’apertura di linee di credito e la concessione di fidi.
Così i membri della banda riuscivano a gestire puntate e profitti per centinaia di migliaia di euro. E, per comunicare fra loro, usavano chat criptate, nickname e sistemi di cifratura avanzati per garantire la segretezza delle conversazioni e a non farsi rintracciare dagli investigatori.
Ma Squadra mobile e Sisco sono comunque riusciti ad analizzare i rapporti finanziari riconducibili ai principali indagati, ricostruendo con precisione i flussi di denaro attraverso le ricariche con carte prepagate e movimenti verso conti esteri, attuati per nascondere i proventi illeciti. Che poi venivano reimmessi in circuiti apparentemente legali.
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