Da Michael Jackson a Dior (passando per Kate Moss): ecco perché la napoleon jacket piace ancora ai fashion-addicted. A cominciare da Jenna Ortega
Ricordo ancora la sensazione inebriante di quando sono uscita con la mia napoleon jacket religiosamente ripiegata in un sacchetto di Topshop, megastore-mecca nel centro di Londra: correva il lontano 2006 e io, che ero ancora una stagista nella redazione moda in una testata che non esiste neanche più, sognavo di emulare Kate Moss e di potermi permettere, un giorno, la versione deluxe di Balmain e Saint Laurent di quella meravigliosa giacca con passamanerie e alamari. E, soprattutto, di riuscire a portare in Italia un pezzo cult che nessuno ancora sfoggiava.
A distanza di 20 anni l’acquisto del pezzo griffato è lungi dall’essere alla portata delle mie possibilità di giornalista freelance, ma quella stessa giacca, è tornata prepotentemente alla ribalta.
Una vera e propria invasione di campo che ha coinvolto strade e passerelle, passando per star del cinema e it-girl, che cela delle ragioni ben precise. Ragioni legate non solo all’indubbio impatto estetico della suddetta giacca, tra le più scenografiche di sempre, ma anche all’incertezza geopolitica del momento, di certo non dei più pacifici.
Alle origini del mito: la divisa diventa dichiarazione
Che poi, a ben guardare, fu proprio Napoleone il primo a commettere un’appropriazione culturale ante litteram di questa giacca dall’inconfondibile silhouette strutturata e ricamata, resa riconoscibile dagli alamari e dai bottoni decorati. La sua tradizione affonda, infatti, nel XVII secolo, quando tra le fila della cavalleria ungherese degli ussari i soldati d’élite si rendevano riconoscibili con uniformi tanto funzionali quanto spettacolari: giacchette corte e aderenti, con doppiopetto rigido, passamanerie elaborate e spalline decorative.
Un’estetica pensata per intimidire e nobilitare allo stesso tempo. Bonaparte ne rimase folgorato e trasformò la ussar jacket in emblema dell’Impero francese, trasformandola in uno strumento di propaganda visiva, simbolo di potere, disciplina e grandiosità. È qui che nasce il suo fascino duraturo: non è solo un capo d’abbigliamento, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti.
Dalla trincea al palcoscenico: la napoleon jacket dà spettacolo
Il vero ingresso della giacca napoleonica nell’universo fashion avviene negli anni Sessanta, quando la moda smette di guardare solo all’alta società e inizia a dialogare con la politica, la controcultura e, soprattutto, la musica. I Beatles la consacrano definitivamente nell’immaginario collettivo con le uniformi psichedeliche di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band: militari, sì, ma sovversive, colorate, ironiche. Jimi Hendrix la indossa come un’armatura rock, mentre Mick Jagger la trasforma in un simbolo di ambiguità e carisma.
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