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Da membro Cna dico: non lamentiamoci dei dazi altrui quando è l’Europa a distruggere la piccola impresa

di Mauro Crimi*

Un articolo del sito ufficiale della CNA (Confederazione Artigiani e Imprenditori d’Italia) di questa mattina esordisce così: “Siamo preoccupati dalle conseguenze che l’introduzione dei dazi americani potrebbe determinare sul nostro sistema produttivo e in particolare su artigiani, micro e piccole imprese italiane, sempre più internazionalizzati”. Per poi proseguire: “Speriamo perciò in una rapida mossa del governo italiano nell’ambito della sua autonoma ‘business diplomacy’ nonché in una maggiore ragionevolezza del presidente Donald Trump e del suo staff”. Da responsabile del Mezzogiorno della Cna però non la penso esattamente così. E vi spiego perché.

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito

Perché soffermarsi solo sulla politica dei dazi che il governo Trump vuole attuare in America senza fare autocritica rispetto al nostro sistema-mercato europeo? La politica delle certificazioni rappresenta oggi una vera e propria gabbia burocratica per le piccole imprese europee, la politica della CE, obbliga anche le piccole imprese a dotarsi delle certificazioni più svariate, da quella linguistica a quella delle competenze informatiche, a quella sulla cybersicurezza, pur di rimanere ancorati al cosiddetto “mercato europeo”, insieme all’eccessiva quantità di regolamentazioni rischiano di avvelenare la vita delle piccole imprese artigiane.

Guardare al futuro economico dell’Europa vuol dire avere una visione e costruire un indirizzo preciso, guardare il dazio che è solo una strategia economica di un paese, quando internamente abbiamo regole e leggi che limitano dall’interno le piccole imprese italiane ed europee, sono queste le vere politiche andrebbero abbattute e che distruggono l’impresa stessa.

Non possiamo lamentarci degli altri quando tutto quello che fa l’Europa distrugge la piccola impresa, le peculiarità identitarie di un territorio, delle piccole comunità. Bisognerebbe proteggere e valorizzare saperi secolari, oggetti e tecnologie, che abbiamo solo noi e che tutto il mondo ci invidia. Noi piuttosto che salvaguardare tutto questo tendiamo a distruggerlo, a standardizzare tutti i prodotti. Le multinazionali sono le uniche che in Europa trovano terreno fertile, le piccole imprese di artigianato di pregio sono sempre ostacolate e mai avvantaggiate seriamente.

Abbiamo un sistema di certificazioni così complicato e farraginoso che per esempio all‘Assemblea Regionale Siciliana per l’aggiudicazione dell’appalto delle divise vengono accettate solo le imprese meglio certificate, in genere aziende dalle grandissime dimensioni, mentre vengono escluse tutte le aziende piccole, magari locali, magari con un prodotto qualitativamente migliore. Insomma vince la certificazione sulla qualità del prodotto. Tutto questo è inaccettabile per un sistema economico come il nostro, composto per il 99% da piccole e medie imprese e che di questo 99% il 95% è rappresentato dalle piccole imprese e il restante 95% dal sistema delle microimprese.

I Paesi si sviluppano economicamente laddove si sviluppa il settore manifatturiero, che porta con sé conoscenze e know-how, le imprese piccole sono l’anticamera dello sviluppo di un’impresa. In Europa abbiamo distrutto questo settore e non salvaguardiamo quello che rimane.

Quali contromisure dovrebbe attuare l’Ue

L’Europa stessa dovrebbe attuare una politica di dazi doganali, non è solo protezionismo ma è qualcosa che impreziosisce il mercato, oggi l’Europa è aperta al peggio: merce cinese del sudest asiatico. I dazi non servono per creare l’autarchia ma per impreziosire il mercato.

Per chi produce artigianato artistico, ricoprendo micro nicchie di mercato, il dazio non è un problema, anzi impreziosisce i prodotti. L’Europa non protegge il proprio mercato e non protegge chi produce qualità, l’Europa va verso l’appiattimento. Se avessimo dovuto seguire le direttive europee non avremmo più dovuto produrre ricotta, perché non pastorizzata, quindi piuttosto che salvaguardare le produzioni che ci hanno fatto grandi nel mondo, andiamo verso l’appiattimento del mercato.

Quando gli artigiani italiani devono spedire all’estero è richiesta una quantità di certificazioni incredibile come se stessero esportando un carrarmato, abbiamo mille cavilli, lacci e laccetti che rallentano l’esportazione della nostra merce, come se il paese non volesse fare uscire i prodotti. Non possiamo lamentarci dei sistemi altrui quando la nostra politica è un cavillo e rallenta piuttosto che sostenere le imprese artigiane.

Il dazio in America lo pagherà il consumatore straniero e i nostri prodotti non ne risentiranno, è più una strategia comunicativa che altro. I prodotti italiani continueranno ad essere venduti e chi li consumerà pagherà di più, ma fa parte del gioco. Come sartoria Crimi da anni studiamo le aree geografiche in cui conviene rivolgerci, ma questo è il gioco delle imprese, altrimenti si fa gli impiegati statali.

Bisogna spingere l’Europa ad avviare una politica commerciale seria.

*Sarto e rappresentante per il Mezzogiorno della CNA


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