Puglia

Da Gaza all’ICE, a Bari il mondo visto da World Press Photo

Un migrante originario dell’Ecuador appena fermato dagli agenti dell’Ice, negli Stati Uniti, dopo un’udienza in tribunale, immortalato nel momento in cui è costretto a separarsi da sua moglie e dai suoi figli di 7, 13 e 15 anni. È stato ritratto dalla fotografa Carol Guzy che con ‘Separated by Ice’, pubblicata sul Miami Herald, si è aggiudicata il premio Photo of the year del World press photo. L’immagine è esposta, con altre 143 realizzate da 42 reporter, nella World Press Photo Exhibition 2026, a Bari per il 13esimo anno.

La mostra, organizzata da Cime, torna nel teatro Margherita ed espone le immagini selezionate fra oltre 57mila lavori candidati da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi del mondo. Ci sono anche le altre due foto finaliste: ‘Aid emergency in Gaza’ (Aiuti umanitari a Gaza), realizzata dal reporter palestinese Saber Nuraldin per Epa Images, e ‘The trials of the Achi women’ (Le prove delle donne Achi), realizzato dal fotografo statunitense Victor J. Blue per il New York Times Magazine. Fra i fotografi premiati c’è anche l’italiana Chantal Pinzi, che ha vinto con un progetto incentrato sul racconto delle amazzoni marocchine dal titolo ‘Farīsāt: gunpowder’s daughter’. Novità di questa edizione è l’installazione ‘Visioni di speranza’, inserita nel percorso espositivo. Lo spazio invita il pubblico a riflettere su storie di speranza, resilienza e cambiamento positivo, raccontando la capacità delle persone e delle comunità di costruire nuove possibilità anche di fronte alle difficoltà.

La mostra di fotogiornalismo, aperta fino al prossimo 8 dicembre, è stata presentata alla presenza, fra gli altri, del presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, del sindaco di Bari Vito Leccese e del direttore di Cime, Vito Cramarossa. “In un tempo segnato da guerre, violenze e profonde sofferenze umane – ha detto il sindaco Leccese – il fotogiornalismo svolge una funzione fondamentale: raccontare ciò che accade”. Cramarossa ha evidenziato che “in un tempo in cui siamo continuamente attraversati da immagini e notizie, crediamo che fermarsi a osservare una fotografia, comprenderne il contesto e conoscere la storia che racconta sia un esercizio sempre più necessario”.




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