Marche

«Da bimba sognavo di fare la giornalista»


VISSO Crescere tra due mondi può essere un privilegio e una scuola di vita. È stato così per Rosella Sensi la cui vita, sin dall’infanzia, si è divisa tra Roma – dove è nata il 18 dicembre 1971 – e Visso, che oggi guida da sindaco, seguendo le orme di suo nonno e di suo padre. Roma e Visso per lei hanno rappresentato due anime complementari della sua formazione: la prima con il suo fermento, le sue opportunità e quella vitalità che insegna presto a guardare lontano. La seconda, la casa del cuore, dove ha imparato lo scorrere lento della vita, il valore delle relazioni, della montagna, delle tradizioni. Così, se Roma le ha dato curiosità e strumenti, Visso le ha insegnato la misura e l’ascolto. Lei, che da bambina sognava di raccontare storie – il desiderio di fare la giornalista nacque osservando il padre Franco, all’epoca proprietario del Corriere Adriatico – oggi apre il baule dei ricordi.

  

Il racconto

«Sono la maggiore di tre sorelle – dice -. Sono nata a Roma, la mia città, quella che amo per ogni sua sfaccettatura e che ha caratterizzato ogni periodo della mia vita. È il luogo delle opportunità, nonostante il traffico, la folla, la confusione. E poi c’era e c’è Visso, senza il caos, ma con i rapporti umani veri, profondi. In cui tutto è più autentico, più lento». Della Perla dei Sibillini, dove la famiglia Sensi arrivava per trascorrere le vacanze estive, le festività natalizie o la commemorazione dei defunti, Rosella Sensi ricorda i legami e le tradizioni: «A Visso ho coltivato amicizie speciali – confida -. Ricordo le partenze da Roma per le Marche l’8 dicembre o per le vacanze di Natale e quelle estive. Arrivavamo il primo giorno che finiva la scuola e ripartivamo all’Epifania. Tra i miei ricordi c’è il canto della Pasquella, quando le persone passavano cantando di casa in casa e subito dopo arrivava la Befana. A Roma non esisteva una tradizione del genere. Di Visso ricordo le passeggiate in montagna con papà e lo zio di papà: momenti in cui ci raccontavano le tradizioni legate a questa terra». Rosella Sensi parla di una bambina timida ma vivace: «sicuramente le mie sorelle erano molto più tranquille», ammette. Ma forse è stato proprio quel carattere forte e la formazione in una famiglia in cui non si è mai guardato alla differenza di genere, a fare di lei l’erede di ciò che suo nonno e suo padre avevano avviato.

«Da bambina volevo fare la giornalista – racconta -. Sicuramente in questo desiderio il Corriere Adriatico ha inciso molto. Ricordo che papà seguiva il giornale tutte le sere, se non era in redazione era al telefono con il direttore. Questo mi ha permesso di conoscere molti direttori dell’epoca e mi ha acceso la curiosità per il giornalismo. Mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza con l’obiettivo di seguire la strada dell’informazione dopo la laurea, ma qualche tempo prima mio padre acquisì la As Roma e, dopo la laurea a 22 anni e mezzo, iniziai il mio lavoro nella società sportiva».

Un legame, quello con i colori giallorossi, che in casa c’era sempre stato: «Per noi sorelle andare allo stadio era il premio della domenica – racconta -. Chi andava bene a scuola aveva la possibilità di andare a vedere la Roma. Una passione che mio papà ci aveva tramandato, d’altronde mio nonno fu tra i soci fondatori di quella realtà sportiva. Lavorare lì per me è stato un grande orgoglio».

E in quell’ambiente, prettamente maschile, si è scontrata per la prima volta con chi invece era abituato a pensare ai ruoli in base al genere: «Il calcio secondo alcuni non appartiene alle donne. Spesso quando ero presidente i nuovi giocatori cercavano una guida maschile con cui confrontarsi. In Lega a Milano inizialmente ero la figlia di Franco, poi questa differenza con il passare del tempo è venuta meno. Una mentalità diversa da quella che io e le mie sorelle abbiamo vissuto in casa: mio papà aveva tre figlie femmine e a tutte e tre ha delegato compiti decisamente importanti in base alle nostre caratteristiche». Accanto alla strada sportiva, Franco Sensi ha avvicinato la sua primogenita anche a quella politica: «Vedere il suo impegno per Visso mi ha segnata molto – racconta -, ha fatto il sindaco nel ricordo di mio nonno Silvio e quando mi è stato chiesto di candidarmi ci ho pensato tanto, perché seguire le orme di due grandi uomini è difficile. Ma i miei genitori mi hanno trasmesso il rispetto per questi territori e una grande determinazione, è per questo che ho accettato».

Giulia Sancricca

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