Da 87 anni i vigili del fuoco

Da quest’anno il 27 febbraio sarà il giorno in cui si celebrerà la nascita del corpo nazionale dei vigili del fuoco. Una ricorrenza a cui anche Arezzo ha voluto rendere omaggio con la cerimonia svoltasi in piazza Grande quest’oggi e alla quale ha preso parte l’intero corpo aretino.
Il 2025 dei vigili del fuoco in numeri
Nel 2025 i vigili del fuoco di Arezzo hanno effettuato 6.461 interventi cosi suddivisi: 1.276 incendi, 1.699 salvataggi e soccorsi a persona, 517 statica; 433 incidenti stradali, 243 recuperi, 216 danni d’acqua, 13 emergenza di protezione civile, 44 fuoriuscite dispersioni inquinanti, 2592 interventi vari.
L’allocuzione del comandante Fabrizio Baglioni
I racconti storici narrano dei “Militia Vigilum”, istituiti dall’Imperatore Augusto nell’Antica Roma (22 A.C.), quando gli incendi erano un vero flagello sia per frequenza che per estensione, per cui si imponevano energiche misure di salvaguardia non solo dal punto di vista repressivo, ma anche sotto il profilo della prevenzione e della custodia.
Già duemila anni fa venivano emanate norme di prevenzione con la finalità di evitare che gli incendi accadessero, oltre ad organizzare una “milizia” per affrontare e contenere i danni provocati dal fuoco. La caduta dell’Impero Romano determinò però la fine di numerose istituzioni, compresa la “Militia Vigilum”. Gli incendi continuarono tuttavia a costituire una delle minacce più gravi al regolare svolgimento delle attività quotidiane e alla sopravvivenza delle comunità urbane medievali; l’azione spontanea dei popolani era incentrata quasi esclusivamente sull’improvvisazione.
In epoca medioevale, quando divampavano le fiamme si ricorreva infatti a persone che, a titolo volontario e con mezzi occasionalmente reperiti, tentavano in qualche modo di spegnerle. La precarietà di un tale sistema e la mancanza di qualsiasi pianificazione rendevano questi sforzi quasi del tutto vani.
Nel periodo alto-medievale prevaleva quindi un atteggiamento fatalistico e di sfiducia, in quanto le calamità e i roghi di vasta portata venivano per lo più identificati come castighi divini. Per ovviare a tale situazione bisognò attendere l’VIII secolo, quando Carlo Magno iniziò a ripristinare un sistema organizzato di prevenzione ed estinzione degli incendi. Pur non eguagliando ancora l’efficacia della militia vigilum d’epoca romana, fu il primo serio tentativo di ripristinare un servizio la cui assenza si era fatta pesantemente sentire. Nel periodo compreso tra il XIII e il XVII secolo, in concomitanza con lo sviluppo dei Comuni italiani e con l’avvento del Rinascimento prima e del Barocco poi, anche i servizi antincendi progredirono, grazie ad una maggiore organizzazione generale della vita civile e all’affidamento del servizio alle corporazioni di arti e mestieri.
Con l’invasione delle armate francesi fu introdotto anche in Italia l’organizzazione del sistema antincendio transalpino, risentendone positivamente. Dopo la caduta di Napoleone tali assetti comunali furono mantenuti fino agli anni del Risorgimento e dell’Unità d’Italia. Durante la Prima e la Seconda Guerra mondiale i Vigili del Fuoco, avevano il compito di tutelare le strutture e gli impianti militari in prossimità del fronte e nelle retrovie. Inoltre furono impegnati in maniera eccezionale per prestare aiuto alla popolazione che subiva inerme le continue incursioni aeree. Lo spirito di sacrificio dei vigili del fuoco, unito alla professionalità, ai numerosi atti di eroismo e agli slanci umanitari, valsero al Corpo il rispetto e l’ammirazione di tutta la popolazione, duramente messa alla prova dalle privazioni subite durante il conflitto e segnata dai lutti che quasi ogni famiglia lamentò.
Il Corpo Nazionale, così come lo conosciamo oggi, fonda le sue radici nel dibattito legislativo che avviene tra il 1910 e il 1933.
Nel marzo del 1933, il presidente della Federazione, Bruno Mendini, convocò a Roma i delegati per informarli dell’avvenuto riconoscimento giuridico formale da parte del Ministero dell’Interno quale ente morale.
Nel 1934, d’intesa con il Ministero dell’Interno, furono decise le nuove uniformi nazionali in panno blu per tutti i Corpi Pompieri d’Italia. Il Corpo fu quindi istituito alla diretta dipendenza del Ministero dell’Interno, con un Ispettorato Centrale Pompieri che aveva funzioni di indirizzo tecnico e organizzativo. Il Corpo Pompieri si articolava sul territorio in Corpi Provinciali con sede nei capoluoghi di provincia e, per i centri più importanti, erano previsti distaccamenti costituiti grazie al contributo obbligatorio dei comuni presenti all’interno della provincia stessa.
Con il Regio Decreto Legge del 1938, la denominazione “pompiere” fu abolita in favore di quella di “Vigile del fuoco”, chiaro richiamo ai vigiles della Roma di Augusto.
Il 27 febbraio del 1939, con il Regio Decreto Legge n. 3333, viene fissata la denominazione, ancora oggi in vigore, di Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. La data di emanazione del decreto è assunta quale data di nascita del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco. Con l’istituzione del Corpo Nazionale passa alle pagine della storia il vecchio pompiere e nasce il vigile del fuoco; ma la mutata denominazione lascia intatta la sostanza di una tradizione nobilissima, ispirata al più elevato civismo e a un generoso senso di solidarietà umana. È questa la tradizione che, tramandata dai pompieri di un tempo, costituisce il patrimonio dei Vigili del Fuoco di oggi.
In pieno boom economico, con il paese oramai avviato alla sua completa ricostruzione, il servizio antincendio andò incontro a un importante riadeguamento normativo e organizzativo. Con la Legge del 13 maggio 1961, infatti, il Corpo
Nazionale fu di fatto smilitarizzato e riorganizzato negli aspetti fondamentali.
Una particolarità riguarda l’orario di lavoro: dal 1 Luglio 1976, dopo oltre tre decenni di vita, i Vigili del Fuoco modificarono l’orario del loro rapporto di impiego. Dalle canoniche 24 ore di servizio ininterrotto, introdotte con la nascita del Corpo Nazionale nel 1939, i vigili passarono alle 12 ore di servizio continuativo.
Mi scuso con tutti voi se sono stato troppo insistente nella prima parte di ricostruzione storica, ma ritengo sia necessario sapere da dove veniamo per collocarci correttamente nel nostro tempo. Senza la memoria storica si rischia di ricommettere gli errori commessi nel passato, in tutti i campi, compresi i rapporti geopolitici: l’attuale situazione internazionale ne è testimone. La Cerimonia celebrativa della Fondazione del Corpo nazionale ha come tema “Li dove serve”. Colgo pertanto l’occasione per rappresentare l’impegno profuso durante lo scorso anno dalle donne e dagli uomini del Comando provinciale di Arezzo nelle sue diverse articolazioni: il Distaccamento permanente di Montevarchi a copertura del territorio del Valdarno; il Distaccamento permanente di Cortona a copertura della Val di Chiana; il Distaccamento permanente di Bibbiena e il Distaccamento volontario di Pratovecchio a copertura del territorio casentinese; il Distaccamento volontario di Sansepolcro, a copertura della Valtiberina, il Reparto Volo, per gli interventi ad alta specializzazione, a copertura delle regioni dell’Italia centrale.
Il territorio di Arezzo e quello dei comuni limitrofi è coperto dalla Sede centrale, dove, oltre alle squadre operative e ai mezzi speciali, hanno sede gli Uffici che si occupano dell’Amministrazione generale, della Gestione delle Risorse umane e finanziarie, della Prevenzione incendi e Polizia Amministrativa, della Polizia Giudiziaria, dell’informatica, della formazione del personale VF e della formazione rivolta agli addetti antincendio che operano nelle attività produttive della provincia.
Grazie alla sinergia di tutte queste risorse è possibile garantire una risposta efficace alle richieste di soccorso che provengono dai cittadini. Ringrazio il Sig. Prefetto per il supporto e il coordinamento profuso nei vari ambiti, che ci consente di svolgere al meglio le numerose attività istituzionali proprie del Corpo Nazionale.
Molteplici sono anche le attività di Polizia giudiziaria espletate dal personale del Comando, trovandoci a volte ad affrontare anche situazioni di particolare rilevanza e complessità, svolte sotto il coordinamento della Procura; per questo rivolgo tutta la mia gratitudine al Procuratore Capo della Repubblica per il costante supporto personale e dei propri Uffici.
Come noto e facilmente immaginabile, lo spegnimento degli incendi costituisce oggi solo una parte degli interventi effettuati dai Vigili del Fuoco, a testimonianza di una società sempre più complessa e in continua evoluzione, nella quale è necessario mantenersi costantemente aggiornati per fronteggiare i rischi derivanti da nuove sostanze pericolose, da nuove tecnologie e dai comportamenti talvolta imprevedibili e sconsiderati. La statistica degli ultimi 5 anni registra un aumento crescente degli interventi, arrivando a contarne 6.765 nel corso dell’anno appena trascorso, con un aumento di circa il 7 % rispetto all’anno precedente.
Abbiamo dovuto affrontare situazioni complicate, talvolta inserite in scenari complessi o a forte impatto emotivo, nelle quali è stato necessario mettere a in campo tutta la preparazione e l’addestramento di ciascuno. Ma il valore umano del Vigile del Fuoco emerge anche nelle piccole situazioni, nello sguardo empatico che si può scambiare durante un intervento, seppur semplice, che solleva il cittadino da una condizione di forte disagio.
Desidero infine ringraziare pubblicamente tutto il personale del Comando e dell’Associazione Nazionale, i Funzionari per il coordinamento dei vari settori e per l’apporto tecnico, il Personale dei ruoli logistico gestionale per la competenza dimostrata, grazie alla quale viene garantito il funzionamento della macchina del soccorso. Un sentito ringraziamento va anche al personale del Reparto Volo e a tutto il personale operativo (Vigili, Capi squadra e Capi reparto) per l’alto livello professionale e umano che mettono ogni giorno nel garantire il soccorso pubblico.
Un grazie speciale ai rappresentanti delle Organizzazioni sindacali per il dialogo costruttivo instaurato al fine di migliorare costantemente le condizioni lavorative di tutti i colleghi. Ringrazio anche i Volontari per il contributo indispensabile che offrono, soprattutto nelle zone della provincia più difficili da raggiungere.
A tutti voi va il mio personale ringraziamento, e vi chiedo di portare i miei saluti alle famiglie, che ci sostengono quotidianamente nello svolgimento del nostro meraviglioso lavoro. Viva i Vigili del Fuoco – Viva l’Italia.
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