Liguria

Da 25 anni in un container, l’appello della Croce verde genovese al Comune: “Dateci una sede definitiva”

Genova. Anni di promesse o di proposte non praticabili e la Croce verde genovese si trova per il venticinquesimo anno consecutivo a operare in un container. Quella che doveva essere una sede provvisoria è la casa della seconda pubblica assistenza più antica della città (ad agosto saranno 127 anni di storia del soccorso genovese): una struttura inadeguata, stretta tra i lavori di ponte Parodi e il degrado in Darsena.

E proprio il degrado, insieme all’isolamento – la sede è quasi invisibile dietro la facoltà di Economia e davanti all’Hennebique in piena demolizione – è un problema sempre più grave, soprattutto di notte quando la zona diventa terreno fertile per il consumo e lo spaccio ma anche per scippi e rapine,  “Alcuni volontari hanno optato per altre pubbliche assistenze che hanno sedi più ampie e accoglienti – spiega il direttore operativo della Cvg Stefano Brunetti  – altri e parlo soprattutto di giovani donne, chiedono giustamente di essere accompagnate a casa dopo il turno. Ed è quello che facciamo, ma è chiaro che così non possiamo pensare di crescere come vorremmo”.

Le ultime proposte per una sede definitiva che avevano fatto sperare i volontari erano arrivate da Marco Bucci e poi dell’allora vicesindaco facente funzioni Pietro Piciocchi: “Ancora poco prima delle elezioni ci avevano detto che c’era per noi uno spazio al Tabarca, ma poi quando è uscito il progetto definitivo abbiamo saputo che tutti i locali sarebbero andati all’accademia della marina mercantile”.

Poi è arrivata la nuova giunta. “Abbiamo incontrato la sindaca Salis in campagna elettorale – racconta Brunetti – poi dopo le elezioni abbiamo avuto alcuni incontri con assessori e tecnici, ma di fatto abbiamo ricominciato da zero e le uniche proposte ufficiose che ci hanno fatto sono impraticabili, a partire dalla Gavoglio che prevede costi alti, tempi molto lunghi e per noi è fuori zona”.

Da parte del direttivo della Croce le proposte negli anni non sono mancate. “In tutti gli incontri continuo a proporre lo spazio dell’ex mercato di piazzetta Sant’Elena che è chiuso da anni e per noi sarebbe una zona strategica per la nostra area di intervento – spiega il direttore della pa – ma anche con la nuova giunta ci hanno fatto capire che lì dovrebbe sorgere uno spazio destinato al food e alla vendita di prodotti del territorio. Questo nonostante all’ex mercato del Carmine questo tipo di progetti non abbia funzionato”.

Tre le proposte c’è quella della palazzina ex Polmare che nel frattempo si è trasferita altrove e che si trova a pochi passi, dietro all’istituto Nautico ma in una struttura già pronta. Un’ipotesi non nuova ma che viene  rilanciata alla nuova amministrazione: “E’ un edificio in larga parte inutilizzato. E’ una di quelle strutture che ci promisero già oltre 20 anni fa, ma è di proprietà dell’autorità portuale con cui da tempo non abbiamo un’interlocuzione. Per noi sarebbe perfetto”. Proprio con l’autorità portuale non sono mancate le frizioni negli anni passati: “Abbiamo avuto due avvisi di sfratto e la concessione non ci è stata rinnovata a causa dei lavori in corso a ponte Parodi. Loro volevano che andassimo via da qui, dato che la sede era sulla carta provvisoria, ma visto che il Comune non ci ha mai trovato una sistemazione alternativa, di fatto ci hanno lasciato rimanere dove siamo pur senza avere oggi un vero e proprio titolo concessorio”.

sede ex polmare darsena

Al centro, la palazzina ex Polmare in Darsena

La speranza è che una soluzione questa volta possa arrivare davvero, anche se certezze non ce ne sono: “In questi mesi abbiamo parlato con gli assessori Patrone, Viscogliosi e Lodi, rispettivamente patrimonio, sicurezza e sociale e  loro, in funzione delle difficoltà che abbiamo rispetto alla sicurezza, ci avevano detto che di voler fare un tavolo tecnico specifico sulla Darsena dove avrebbero inserito anche noi, ma non ne abbiamo più saputo niente”.

Nel frattempo altri spazi si liberano con un bar chiuso in zona Galata, e i locali dell’Euronics nell’ex mercato del pesce di piazza Cavour, ma sembrano al momento più difficili da immaginare come sede, soprattutto il secondo visto che è stato dato in concessione a privati. E ancora ci sarebbero alcuni locali liberati in via Mura degli Zingari, non lontano dall’ex bowling ma anche qui non è chiaro se i progetti per la riqualificazione dell’area possano contemplare uno spazio per la storia pubblica assistenza.

“Quello che continua ad emergere nonostante il cambio delle giunte – chiosa amaro Brunetti – è che non rappresentiamo una priorità per nessuno. Eppure facciamo un lavoro indispensabile e la nostra presenza, in una sede però definitiva dove possiamo permetterci di investire davvero, è anche riqualificazione e contrasto all’abbandono e al degrado”.




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