Cutro, l’inganno delle cosche su Porto Kaleo: l’avvocato Grande Aracri tra i 7 imputati
Nuova inchiesta antimafia su Porto Kaleo, tra i 7 imputati l’avvocato Grande Aracri, fratello del boss di Cutro, e la moglie
CUTRO — Dalle minacce esplicite sotto i balconi con le armi in pugno alla raffinata mimetizzazione contabile dei servizi di manutenzione mai eseguiti. L’evoluzione del metodo estorsivo ideato dal boss di Cutro Nicolino Grande Aracri non passa più attraverso la violenza visibile e rumorosa, ma si traveste da regolare rapporto commerciale, infiltrandosi nell’economia legale delle strutture ricettive del litorale ionico. È questo il cuore dell’inchiesta denominata “Deceptio”, parola latina che significa “inganno”, condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Crotone e già approdata nelle aule giudiziarie.
Due i processi che ne sono scaturiti, uno col rito abbreviato e l’altro col rito ordinario. Il teatro delle vicende è il condominio-residence Porto Kaleo, situato nella frazione di San Leonardo di Cutro, incastonato in un tratto di costa da sempre a forte vocazione turistica e immerso in un golfo incantevole. Proprio a ridosso del residence si sviluppa la struttura alberghiera del villaggio turistico, già finita al centro della storica operazione antimafia Malapianta per le pesanti ed estenuanti vessazioni imposte nel tempo dai clan Grande Aracri e Mannolo.
I ruoli chiave
Sette le persone sotto accusa. La gestione del condominio Porto Kaleo era riconducibile a Giuseppa Arabia detta “Pina”, amministratrice formale (dimessasi un anno fa) e moglie dell’avvocato Domenico Grande Aracri, amministratore di fatto, fratello del boss ergastolano Nicolino Grande Aracri. Due i principali canali utilizzati per la distrazione dei fondi condominiali attraverso fatturazioni fittizie per servizi di giardinaggio e manutenzione mai eseguiti. Da una parte la ditta Florgarden Costantino Vivai sas, riconducibile a Leonardo Scarpino e al figlio Mirko Scarpino, ritenuto contiguo ai Mannolo e attivo nel traffico di stupefacenti. La società è risultata essere un evasore totale, in quanto priva di dichiarazioni fiscali regolari e di scritture contabili. Le verifiche bancarie hanno evidenziato bonifici sospetti in entrata provenienti dal condominio Porto Kaleo seguiti da rapidi prelievi in contanti.
L’altro canale finanziario è l’azienda agricola di Fabio Mannolo, già condannato nei processi Golgota e Malapianta, utilizzata per incassare somme dal condominio Porto Kaleo formalmente giustificate da contratti di appalto per la manutenzione del verde e la pulizia della spiaggia. Gli accertamenti dell’amministratore giudiziario che ha gestito temporaneamente l’azienda durante i sequestri dell’operazione Malapianta hanno evidenziato che la ditta era priva di dipendenti e che i flussi di denaro si interruppero proprio durante il periodo di gestione giudiziaria, per poi riprendere massicciamente subito dopo il dissequestro nel 2020. Da colloqui intercettati emergono anche i ruoli di Remo Mannolo, figlio del boss Alfonso Mannolo, e Leonardo Curcio, genero e referente del boss Giovanni Trapasso. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, si lamentavano dei ritardi degli Scarpino nel prelevare e consegnare i contanti derivanti dai bonifici del condominio destinati ai detenuti.
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Le accuse
Le accuse, a vario titolo, sono quelle di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver agevolato le cosche di ‘ndrangheta Grande Aracri, Mannolo e Trapasso; estorsione, in relazione al drenaggio illecito di risorse economiche e di proventi estorsivi ai danni del condominio-residence Porto Kaleo; occultamento o distruzione di documenti contabili. Quest’ultima ipotesi non è contestata ai coniugi Grande Aracri-Arabia che hanno scelto il rito ordinario.
Il meccanismo è stato ricostruito, davanti al Tribunale penale di Crotone, dal luogotenente Giuseppe Palopoli, interrogato dalla sostituta procuratrice della Dda di Catanzaro Sarah Cacciaguerra. Il collegio difensivo è rappresentato dagli avvocati Gregorio Viscomi e Luigi Colacino.
La svolta strategica
Per comprendere come la criminalità organizzata cutrese sia arrivata a gestire la contabilità parallela dei complessi residenziali occorre fare un passo indietro, fino alle direttive impartite dal capo crimine Nicolino Grande Aracri. In una conversazione intercettata nell’agosto 2012 nell’ambito dell’indagine “Kyterion”, l’inchiesta madre sulla super associazione mafiosa cutrese, il boss commentava stizzito i comportamenti troppo vistosi e violenti tenuti da nipoti di Alfonso Mannolo all’interno di Porto Kaleo, arrivando a intervenire di persona per imporre un cambio di rotta drastico ed evitare che i condomini, spaventati, potessero rivolgersi alle forze dell’ordine.
«C’erano i Mannolo che andavano e facevano sempre bordello. Tanto che sono arrivati a chiamare a me. Sono arrivato io e gli ho detto: “Voi là non ci dovete andare più”. I condomini si spaventavano, poverini. Quelli giravano con le pistole, scendevano con la corda, i nipoti di Alfonso. Poi ho acchiappato Alfonso: “Fro’, che dobbiamo fare? Te la vedi tu o ce la vediamo noi? Se ce la vediamo noi ce la vediamo in altre maniere».
Le direttive del boss
La linea strategica dettata dal vertice mafioso puntava a superare il concetto tradizionale di estorsione, evitando ogni forma di intimidazione palese che potesse originare denunce e provocare arresti. In un’altra fondamentale intercettazione, Grande Aracri spiegava a Remo Mannolo e a un altro affiliato come mascherare il pizzo sotto forma di servizi manutentivi apparentemente offerti in modo “spontaneo”.
«Ecco, il discorso è questo qua. Voi ci mettete un operaio, e gli fa pulizia, mettiamo, al giardino, glielo guardiamo, organizzato. Allora gli dite così: “Lo volete fatto? Ve lo mantengo pulito e qua ci guardiamo. Se dicono di sì è vostro, se dicono no, che gli dici: “che qua ti bruciano poi. Devi venire da noi, se ti rubano devi venire da noi”». Il boss motivava con estrema chiarezza i rischi legati ai metodi ruvidi del passato. «Se questi poi ti denunciano, ti fanno andare in galera. Ti fanno fare dieci anni di carcere per 200 euro. Tu non li devi obbligare. Poi se ne vengono da soli. Te lo dico io come devi fare. Praticamente che cosa devi fare? Se la vuoi fare una volta per sempre, deve partire una cosa spontanea senza le tue responsabilità».
Il pentito
Le direttive del capocosca troverebbero puntuale attuazione negli anni successivi. A svelare l’ingranaggio interno del condizionamento societario ed economico del residence è stato il collaboratore di giustizia Dante Mannolo, figlio del boss Alfonso Mannolo, le cui missive indirizzate alla Dda di Catanzaro hanno fornito l’input agli accertamenti economico-patrimoniali della Guardia di Finanza. Il pentito ha ricostruito la genesi dell’imposizione e della spartizione dei proventi tra le famiglie egemoni sul territorio.
«Su Porto Kaleo si è sempre presa l’estorsione fin dalla sua edificazione». L’evoluzione successiva?. «Il denaro veniva fatto uscire dalla contabilità del villaggio mediante fatture per 24 mila euro annue. Erano tutte fatture false che avevano come unico fine quelle di giustificare in contabilità l’uscita del denaro. Le fatture le trovava mio fratello Remo e le portava all’avvocato Grande Aracri. Ricordo con certezza fatture emesse da Mirko Scarpino e dal padre Leonardo. Hanno ditte di giardinaggio. Il denaro dopo i bonifici veniva prelevato dagli Scarpino e dati a mio padre che lo divideva tra i Trapasso e mia zia».
Il condominio
Dante Mannolo ha fornito ulteriori dettagli sulla regia mafiosa dell’amministrazione condominiale. «Il condominio, o meglio la sua administration, è sempre stata un affare delle cosche cutresi. Mi spiego: il condominio è diverso dal villaggio turistico. La scelta del suo amministratore è stata concertata tra le famiglie Grande Aracri, Trapasso e la mia famiglia. Da qualche anno l’amministrazione è formalmente affidata alla moglie dell’avvocato Grande Aracri anche se è lui il vero responsabile. Alla base, c’è un preciso accordo economico. Nel caso dell’avvocato Grande Aracri si è deciso che dovesse essere lui il responsabile di quel condominio ma per le famiglie Trapasso e Mannolo occorreva che il condominio facesse uscire almeno 24 mila euro l’anno da dividersi equamente».
Filtri contabili
Il meccanismo prevedeva l’ingaggio di soggetti economici compiacenti che fungessero da filtro contabile. «Affinchè i condomini pagassero questo tipo di estorsione, l’avvocato Grande Aracri e mio fratello Remo escogitarono questo metodo. Si è scelto di utilizzare un soggetto al fine di fornire prestazioni al condominio per il tramite di fatture in modo da far pagare al condominio la relativa prestazione. Parliamo della famiglia Scarpino, Leonardo il padre ed il figlio Mirko, titolari di un vivaio a Steccato di Cutro. Gli Scarpino emettevano la fattura al condominio, il condominio pagava e poi gli Scarpino consegnavano il denaro contante a mio fratello Remo. Leonardo e Mirko Scarpino non effettuavano nessuna reale prestazione a favore del condominio per cui la fattura era falsa».
Mannolo ha chiarito anche il ruolo del cugino Fabio nell’imposizione dei servizi sulla spiaggia. «Al residence di Porto Kaleo venivano effettuate fatture fittizie per il condominio a cui seguivano i pagamenti tramite bonifico e questi soldi andavano alle famiglie Mannolo e Trapasso. Essendo Fabio Mannolo l’appaltatore delle pulizie della spiaggia è lui il tramite con cui venivano fatti questi passaggi di fatturazione e pagamento».
I controlli incrociati
Nel corso della sua deposizione, il luogotenente Palopoli ha illustrato le verifiche documentali e bancarie eseguite dalle Fiamme Gialle di Crotone per riscontrare le dichiarazioni del collaboratore di giustizia. L’analisi dei conti correnti intestati al condominio Porto Kaleo ha rivelato la presenza di bonifici effettivi verso le imprese individuate dal pentito. Le fatture non sono state rinvenute. A chiudere il cerchio, le sommarie informazioni testimoniali rese dai condomini e dagli operai del residence.
I lavoratori e i proprietari degli appartamenti hanno dichiarato all’unisono che i lavori ordinari di giardinaggio e pulizia venivano svolti esclusivamente da dipendenti del condominio con attrezzature di proprietà del plesso. I testi disconoscevano l’esecuzione di lavori straordinari o la presenza di ditte esterne quali Florgarden o Fabio Mannolo. Ecco perché “Deceptio”. Un inganno contabile sistematico, in cui la gestione amministrativa del residence veniva piegata alle esigenze finanziarie della ‘ndrangheta cutrese per garantire il regolare flusso di contante destinato alla cassa comune e al sostentamento delle famiglie dei detenuti.
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