Toscana

cuore, crescita e un argento che vale oro per il judo o.k. arezzo


Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ArezzoNotizie

Nel fine settimana appena trascorso, Leinì, alle porte di Torino, ha ospitato i Campionati Italiani Cadetti A2 2026, uno degli appuntamenti più significativi per il judo giovanile nazionale. Due giornate intense, vissute fino all’ultimo secondo, in cui il tatami si è trasformato in un banco di prova non solo tecnico, ma soprattutto umano. La giornata di sabato ha visto protagonisti i ragazzi del Judo O.K. Arezzo. Nessun piazzamento di rilievo, è vero. Ma fermarsi al risultato sarebbe superficiale, quasi ingiusto. Perché salire su un palcoscenico come un Campionato Italiano significa già aver fatto qualcosa di importante. Tommaso Cipriani Buffoni (60 kg) parte bene, portando a casa il primo incontro. Dopo lo stop nel secondo, dimostra carattere nel recupero, vincendo un match prima di fermarsi. Una gara fatta di alti e bassi, ma affrontata con determinazione. Leonardo Banelli (60 kg) segue un percorso simile: buona partenza, poi una sconfitta che però non gli concede il recupero. Anche per lui, resta l’esperienza di un contesto di altissimo livello. Nel secondo blocco, Francesco Melara e Riccardo Bellini (81 kg). Melara si ferma subito, mentre Bellini lascia il segno con un ippon netto all’esordio, prima di arrendersi a un avversario molto competitivo. Chiude Amedeo Meacci (55 kg), protagonista di una vera battaglia: quasi sette minuti di incontro tra tempo regolamentare e golden score. Un match durissimo, di quelli che ti segnano più di una vittoria. Per tutti loro era la prima esperienza a questo livello e tensione, emozione e qualche errore di troppo hanno intralciato il loro percorso.. Ma anche tanto coraggio. Perché queste gare non si giudicano da una classifica. Si giudicano da quello che ti lasciano dentro. E qui c’è tanto su cui costruire. La domenica cambia completamente il volto del weekend. Melissa Magnanensi (57 kg) apre con una prestazione che racconta già molto. Vince il primo incontro e poi, nel secondo, tira fuori qualcosa di speciale: sotto nel punteggio, a pochissimi secondi dalla fine, trova la lucidità e il coraggio per ribaltare tutto con una leva al braccio perfetta. Non è solo tecnica: è testa, è fame, è rifiuto della sconfitta. Il terzo incontro si ferma su un episodio discutibile, ma chi fa sport lo sa: fa parte del gioco. E proprio da queste situazioni si cresce di più. Finiamo in bellezza con Noemi Accarino (57 kg) che scrive una pagina bellissima per il Judo O.K. Arezzo. Cinque incontri vinti consecutivamente. Non per caso. Non per fortuna. Nel suo percorso ha affrontato avversarie di altissimo livello, dimostrando una maturità agonistica sorprendente. Il punto di svolta arriva presto: nel secondo incontro elimina la testa di serie numero due della competizione. E lì cambia tutto. Non solo nel tabellone, ma nella testa. Da quel momento in poi, Noemi è più sicura, più lucida, più presente in ogni fase dell’incontro. Gestisce, attacca, difende con intelligenza. Non spreca energie, non si lascia trascinare dall’ansia. Combatte con personalità e arriva in finale con merito pieno. L’ultimo incontro non la vede esprimersi al meglio, probabilmente anche per la stanchezza accumulata e la tensione di un traguardo così importante. Ma questo non toglie nulla a ciò che ha costruito prima. Anzi.. Questo argento è il risultato di un percorso, di allenamenti fatti quando non ne avevi voglia, di giorni no superati, di fiducia costruita passo dopo passo. E soprattutto, è un punto di partenza. Con questo risultato, Noemi conquista la qualificazione alla finale dei Campionati Italiani Cadetti A1 di maggio, raggiungendo Tommaso Busia, Emma Corsi e Sofia Cipriani Buffoni. Ma più della qualificazione, resta la sensazione chiara che qui ci sia qualcosa di importante in costruzione. Una crescita vera, solida, che non si ferma a questa medaglia. Ma dietro ogni risultato, c’è sempre una storia che non si vede. Quella fatta di allenamenti quotidiani, di correzioni continue, di momenti difficili gestiti lontano dai riflettori. È il lavoro dei tecnici, spesso silenzioso, ma fondamentale. Roberto Busia e Moira Giusti non sono semplicemente allenatori. Sono punti di riferimento. Sono quelli che festeggiano gli atleti quando vincono, ma soprattutto sono vicini quando perdono. Quando sono motivati, ma anche quando dubitano. Sono quelli che costruiscono fiducia, prima ancora della tecnica. Hanno accompagnato questi ragazzi in un percorso iniziato anni fa, prendendoli inesperti e aiutandoli a crescere, giorno dopo giorno. Non solo come judoka, ma come persone. E i risultati si vedono… Non solo nella medaglia di Noemi, ma nell’atteggiamento di tutti: nella voglia di lottare, nel rispetto, nella capacità di restare in gara anche nei momenti difficili… questo non si improvvisa, si costruisce. Ed è giusto dirlo chiaramente: senza un lavoro così, senza di loro, certi risultati non arrivano. Infine, ma non per importanza, il grazie va alle famiglie. Ai genitori che ci sono sempre. Che accompagnano, aspettano, sostengono. Che credono nei propri figli anche quando le cose non vanno come sperato. Perché ogni atleta che sale sul tatami non è mai solo. C’è sempre qualcuno accanto a lui. A volte visibile, a volte no. Ma sempre presente. Questo weekend non è stato perfetto. Ma è stato vero. E nello sport, è questo che conta davvero. C’è una medaglia importante, sì. Ma c’è soprattutto un gruppo che cresce, che si mette in gioco, che non ha paura di affrontare sfide più grandi. E quando succede questo, i risultati — quelli veri — sono solo una conseguenza.




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