Crotone, villaggio Campisi non era camping ma lottizzazione abusiva: condanne e confisca
Il Tribunale di Crotone dispone condanne per i costruttori del villaggio Campisi e la confisca della lottizzazione abusiva.
CROTONE – Doveva essere un villaggio camping. Invece, quello su cui i carabinieri della Compagnia di Crotone misero i i sigilli, nella località Gabella, era una lottizzazione abusiva, composta da 74 unità abitative, anfiteatro, piscina, bazar e quant’altro. Lo ha stabilito la giudice Chiara Daminelli, che ha condannato Antonio Campisi e Luigi Campisi, padre e figlio, rispettivamente a 8 mesi e 5 mesi di arresto e, soprattutto, ha disposto la confisca di terreni e manufatti con devoluzione in favore del Comune.
LA SENTENZA
La pm Rosaria Multari aveva chiesto condanne a 2 anni ciascuno per gli imputati ma, riconoscendo la buona fede degli acquirenti dei bungalow, non ne aveva chiesto la confisca. Gli inquilini, secondo la stessa pm, erano da ritenersi persone offese. La giudice ha condannato gli imputati al risarcimento del Comune ma ha respinto le richieste risarcitorie degli acquirenti, assistiti dagli avvocati Francesco Verri ed Enzo Vrenna.
LE ACCUSE
Gli imputati, difesi dall’avvocato Francesco Laratta, erano i legali rappresentanti della Global Service Construction, società titolare del permesso di costruire, rilasciato nel 2008 dal Comune di Crotone, e committente dei lavori. Antonio Campisi era imputato anche quale esecutore dei lavori, essendo il rappresentante legale della Campisi Antonio &c srl che realizzò la struttura. Secondo l’accusa, disattendendo l’autorizzazione comunale, anziché un villaggio-camping gli imputati avrebbero realizzato un vero e proprio insediamento abitativo. Sarebbe stata peraltro modificata la destinazione d’uso delle singole unità immobiliari vendute poi a terze persone.
Invece di tende e roulotte, infatti, ci sono strutture stabilmente ancorate al suolo, ciascuna allacciata a reti di servizi.
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LA DIFESA
Il provvedimento di sequestro eseguito nell’ottobre 2023 conteneva un po’ di bacchettate al Comune per i mancati controlli. Ma il Comune è stato poi ammesso come parte civile.
«Le sentenze si rispettano, ma si criticano fermamente attraverso l’appello», ha detto al Quotidiano l’avvocato Laratta. «In questo processo, pur in presenza di una consulenza che acclarava l’assoluta liceità del complesso edilizio, il giudice di primo grado ha ritenuto di emettere condanna. Per fortuna – ha aggiunto il legale – esistono tre gradi di giudizio».
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