Crotone, chieste 23 condanne per veterinari e allevatori nel processo Fox
Nel processo scaturito dall’operazione Fox la Procura di Crotone chiede 23 condanne per veterinari e allevatori imputati.
CROTONE – La pm Rosaria Multari chiesto condanne per 23 imputati, tra cui veterinari e allevatori, nel processo scaturito dall’inchiesta che nel dicembre 2020 portò all’operazione “Fox”. Le accuse sono, a vario titolo, quelle di accesso abusivo a sistema informatico, falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici, ricettazione, abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio. E, ancora, contraffazione di sostanze alimentari, commercio di sostanze alimentari nocive e diffusione di malattie infettive animali. Le indagini, avviate nel 2019 dalla Procura di Crotone in seguito ad una segnalazione interna al Servizio veterinario dell’Asp, riguardarono la filiera delle carni bovine e suine e si estesero anche a 15 allevamenti di bestiame. Dodici in provincia di Crotone, due in quella di Cosenza, una in quella di Reggio Calabria.
LE ACCUSE
Secondo l’accusa, i veterinari, al fine di procurare ingiusti vantaggi agli allevatori, avrebbero attuato una serie di omissioni e compiuto atti contrari ai doveri del proprio ufficio. Tra questi, l’attestazione di profilassi anti-tubercolosi mai avvenute, l’alterazione dei prelievi di sangue effettuati su capi suini al fine di consentirne la macellazione, l’intermediazione nell’illecito traffico di marche auricolari. Le marche erano in molti casi appartenute ad animali deceduti per malattia e successivamente vennero apposte ad altri capi.
IL SISTEMA
Più in generale, sarebbe stato documentato, secondo l’accusa, un utilizzo distorto, da parte dei veterinari, dell’Anagrafe zootecnica informatizzata, presso cui sarebbero stati registrati dati completamente avulsi dalla realtà ed inseriti al solo fine di regolarizzare i traffici. Terminale delle condotte illecite sarebbe stato uno stabilimento di macellazione sottoposto a sequestro. Qui sarebbero stati sezionati centinaia di capi tra bovini, suini ed ovi-caprini privi di qualsivoglia profilassi o certificazione sanitaria. Le carni furono in seguito vendute, finendo così sulle tavole dei consumatori. La parola alla difesa alle prossime udienze. Interverranno gli avvocati Nuccio Barbuto, Antonio Capuano, Vittorio Gangale, Luigi Morrone, Cesare Russo, Giuseppe Seminara, Domenico Sirianni.
LE RICHIESTE
In particolare, la pm ha chiesto 5 anni di reclusione a testa per Nicola Brasacchio, di 76 anni, e Serafina Frustaci (64), entrambi di Strongoli. Il primo era proprietario dello stabilimento di macellazione, la seconda impiegata amministrativa. Ecco, invece, le richieste per i i veterinari. Francesco Caparra (68), di Cirò Marina: 5 anni. Francesco Chiarello (51), di Verzino: 4 anni. Salvatore Gentile (72), di Cirò Marina: 5 anni. Carmela Giulia Volpicelli (65), di Crotone: 5 anni e Antonio Marasco (63), di Savelli: 4 anni.
ALTRE RICHIESTE
Ed ecco le richieste per gli altri imputati. Giovanni Restuccia (60), di Cirò Marina: 4 anni; Pietro Salerno (67), di Cutro: 3 anni; Michele Berardi (73), di Pallagorio: 4 anni; Giuseppe De Fine (51), di Crucoli: 3 anni. Giuseppe Iaquinta (57), di Verzino: 3 anni e 8 mesi. Cosimo Leotta (72), di Stilo: 4 anni; Angelo Palmieri (56), di Casabona: 4 anni. Gennaro Panebianco (72), di Umbriatico: 4 anni. Matteo Panebianco (35), di Umbriatico: 3 anni. Salvatore Quattromani (66), di Cirò Marina: 4 anni. Mario Francesco Rossano (66), di Cutro: 3 anni e 8 mesi. Gianfranco Schipani (41), di Strongoli: 3 anni e 8 mesi. Salvatore Tesoriere (53), di Strongoli: 3 anni. Vito Tridico (66), di Verzino: 3 anni. Gaetano Petti (54), di Nocera Superiore: 3 anni. Giovanni Raffa: 4 anni e 8 mesi.
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