Crollo via Napoli, due settimane per il verdetto sul palazzo. I lavori mai fatti e i dubbi sulla Gavoglio
Genova. Sono arrivati stamattina in via Napoli i tecnici incaricati di stabilire se il caseggiato di via Napoli 72, rimasto “sospeso” sulla valletta del Lagaccio dopo i ripetuti crolli degli scorsi giorni, è ancora abitabile e sicuro. “Ci vorranno probabilmente due settimane“, fa sapere l’assessore alla Protezione civile Massimo Ferrante a margine di una commissione consiliare in piazza Manzoni.
In sopralluogo l’ingegner Roberto Rossi, già consulente del condominio, e Fabio Beni della ditta Edilcontrol specializzata in prove sperimentali nel settore delle costruzioni. Saranno i fessurimetri, strumenti in grado di monitorare l’evoluzione delle lesioni superficiali, a dire se e come il palazzo si sta muovendo in conseguenza dei cedimenti che lo hanno lasciato praticamente a sbalzo sull’ex caserma Gavoglio.
Fino ad allora i residenti – in tutto 52 le persone evacuate nella notte tra il 18 e il 19 febbraio – non potranno comunque tornare a casa. In questi giorni si sta organizzando un secondo rientro coi vigili del fuoco per recuperare qualche oggetto personale, visto che il soggiorno forzato si sta prolungando oltre le aspettative. L’unico inquilino rimasto è Nerone, un gatto libero di girovagare nel palazzo, al quale ogni giorno viene garantita la sua razione di cibo nei pressi del portone.

Le crepe, i lavori non approvati, i muri di cinta dell’ex caserma Gavoglio
I racconti degli sfollati confermano che il crollo non è arrivato del tutto inaspettato. Da tempo il tecnico incaricato aveva consigliato di eseguire lavori di regimazione dell’acqua piovana, per evitare che il dilavamento lungo la strada andasse a danneggiare il muro sottostante, quello che ha ceduto la settimana scorsa. Ma le parti comuni sono gestite da un supercondominio che raccoglie ben cinque palazzi, tutti costruiti sotto il livello di via Napoli. E l’approvazione in assemblea non è mai arrivata, perché in molti casi i condòmini hanno preferito eseguire lavori diversi, magari a vantaggio dei singoli caseggiati.
Nessuno aveva mai parlato di pericolo imminente per le case. C’era una crepa piuttosto evidente nei fondi del civico 72, notata già sette anni fa quando uno dei box era in vendita insieme a un appartamento. “Si stava studiando che tipo di lesione avesse questo muro, poi è franato”, spiega Angelo Chiapparo, consigliere condominiale e memoria storica del luogo.

Col dito indica il palazzone di via Ventotene, protagonista della frana del 2013: “Vede laggiù? È successa la stessa cosa. Quelli in basso sono i muri di cinta della caserma Gavoglio, poi ci hanno costruito sopra le strade e i palazzi. Un tempo reggevano solo la montagna, ora sono tutti sovraccaricati. Qui abbiamo la specificità di un quartiere costruito magari bene, ma con strutture che poggiano in parte sui muri perimetrali e in parte a sbalzo, a causa della speculazione”.
Da quanto risulta al Comune, però, il crollo del muraglione nel parco Gavoglio (chiuso da domenica mattina) sarebbe una conseguenza rispetto al cedimento del terrapieno su cui sorge il condominio evacuato, e non la causa dello stesso. Quelle aree sono state acquisite nel 2016 e sono di competenza pubblica, mentre una parte dell’ex caserma è ancora zona militare. In linea teorica, se il quadro fosse confermato, potrebbe essere Tursi a chiedere i danni ai privati.
Il M5s: “Serve una mappatura puntuale di muraglioni e scarpate”
Intanto il Movimento 5 Stelle a Tursi sprona l’amministrazione: “Genova è fragile e oggi più che mai ha bisogno di una mappatura puntuale di tutti i muraglioni e delle scarpate in condizioni di criticità. Parliamo di strutture che, se non monitorate e manutenute, rappresentano un rischio concreto per l’incolumità pubblica. Tremano i polsi al pensiero che decine di famiglie possano perdere la casa a causa di un dissesto troppo a lungo ignorato dalle precedenti amministrazioni. Abbiamo finalmente la possibilità di cambiare passom facciamolo convintamente”, è l’invito del capogruppo Marco Mesmaeker, annunciando un’interrogazione che verrà discussa domani in Consiglio comunale.
“Per anni l’amministrazione Bucci ha dormito sul tema della prevenzione, intervenendo quasi esclusivamente in emergenza e senza una programmazione strutturata. O, peggio, destinando somme ingenti a progetti e rendering che non rispondevano alle reali esigenze dei cittadini. Il risultato è che oggi ci troviamo con situazioni irrisolte e con troppe aree in cui non è nemmeno chiara la competenza degli interventi. Per questo appoggiamo convintamente la proposta della giunta di avviare un censimento dettagliato che individui lo stato di conservazione delle opere, le priorità di intervento e soprattutto le responsabilità. Nel caso di proprietà private, queste devono essere formalmente sollecitate a intervenire per mettere in sicurezza le strutture. Laddove la proprietà non sia chiara, è indispensabile approfondire e definire con precisione le aree di competenza, perché la sicurezza dei cittadini non può più attendere”.





