Crollo in via Napoli, la procura apre un’inchiesta per frana colposa
Genova. La procura di Genova ha aperto un’inchiesta per il crollo che portato nella serata del 18 febbraio all’evacuazione del civico 72 di via Napoli con 52 famiglie che da allora non hanno più potuto far rientro nelle loro case.
Il fascicolo, che ipotizza il reato di frana colposa al momento contro ignoti, è stato aperto solo adesso perché la Procura è rimasta fino ad ora in attesa della relazione da parte dei vigili del fuoco che l’hanno inviata solo nel tardo pomeriggio di ieri. Il procuratore aggiunto Federico Manotti, che coordina il gruppo ambiente, la affiderà a uno dei pm del pool specializzato in questo tipo di reati.
La relazione dei vigili del fuoco: crollo dovuto a pioggia e infiltrazioni
Dalla relazione si apprende come non vi fosse alcun cantiere che possa aver causato il crollo del muraglione, che era già monitorato dal condominio. Sarebbero state la pioggia e le conseguenti infiltrazioni a causare il crollo della strada, spiegano i vigili del fuoco ma saranno i successivi approfondimenti disposti dalla Procura ad accertare eventuali responsabilità. Lo stesso tecnico incaricato dal condominio aveva in passato consigliato di eseguire lavori di regimazione dell’acqua piovana, per evitare che il dilavamento lungo la strada andasse a danneggiare il muro sottostante e proprio lui potrebbe essere una delle prime persone ad essere sentita dagli inquirenti.

La situazione vista dalla caserma Gavoglio
Quei lavori infatti, non erano mai stati eseguiti perché le parti comuni sono gestite da un supercondominio che raccoglie ben cinque palazzi, tutti costruiti sotto il livello di via Napoli. E l’approvazione in assemblea non è mai arrivata, perché in molti casi i condòmini hanno preferito eseguire lavori diversi, magari a vantaggio dei singoli caseggiati.
I 52 residenti di via Napoli 72 attendono il responso dei sensori
I 52 residenti intanto attendono i risultati del monitoraggio del palazzo per capire quando potranno rientrare a casa. Loro si dicono fiduciosi che l’edificio poggi su una base di roccia e non sia quindi a rischio, ma saranno i fessurimetri posizionati lo scorso mercoledì a dare un responso.
Ci vorrà probabilmente ancora una settimana. L’assessore comunale alla Protezione civile Massimo Ferrante è convinto che l’ingegnere incaricato di analizzarli potrà presentare i dati tra il possimo lunedì e martedì. I residenti al momento, a eccezione di sei famiglie – ospitate in albergo a spese del Comune – hanno trovato delle sistemazioni provvisorie presso amici o parenti. “Non lasceremo nessuno per strada – ha detto loro la sindaca Silvia Salis nell’incontro di una settimana fa – la protezione civile e i servizi sociali del Comune sono a vostra completa disposizione.
La sindaca domani intanto, mercoledì 4 marzo incontrerà il capo della protezione civile, Fabio Ciciliano, a cui presenterà l’emergenza di via Napoli ma anche tutte le altre criticità e fragilità del territorio genovese. Un tema che in queste ore è al centro di un botta e risposta tra il Comune, che chiede maggiori finanziamenti per le varie urgenze, e la Regione, disponibile ad aprire un dialogo ma ferma nel respingere istante al di fuori dei confini della normativa.
A Tursi l’odg sul dissesto, proposta per un tavolo permanente
In consiglio comunale è stato approvato, con il voto favorevole della maggioranza e l’astensione dell’opposizione, un ordine del giorno presentato dal Pd e che impegna sindaca e giunta ad agire su varie direttrici per prevenire il dissesto e tutelare la sicurezza delle opere di sostegno, tra cui farsi parte attiva presso il governo per promuovere una legislazione nazionale specifica che preveda strumenti strutturali di sostegno economico e fiscale e valutare l’istituzione di un tavolo permanente di monitoraggio e confronto coordinato dal Comune, coinvolgendo associazioni della proprietà edilizia, amministratori di condominio e ordini professionali, per promuovere una ricognizione delle opere esistenti, definire priorità di intervento e individuare strumenti tecnici e finanziari di supporto.
Nel documento si chiede anche di orientare gli strumenti urbanistici comunali verso la riduzione del consumo di suolo, privilegiando riuso e rigenerazione rispetto a nuove edificazioni in aree in pendenza o geomorfologicamente sensibili e di sollecitare la Regione Liguria a calendarizzare e discutere il Progetto di Legge regionale n. 86/2025, riconoscendo il legame tra tutela del suolo, prevenzione del dissesto e sicurezza delle opere di sostegno.
“Mettere in sicurezza i muri di sostegno non è solo un intervento tecnico – sottolinea il gruppo Pd – è una scelta di giustizia territoriale e sociale, significa proteggere famiglie, tutelare il patrimonio edilizio, evitare evacuazioni e danni economici, ridurre il rischio per infrastrutture pubbliche”.
Nell’ambito della discussione del documento in aula, tra i vari consiglieri di minoranza, il capogruppo di Vince Genova Pietro Piciocchi ha spiegato l’astensione sul voto al documento parlando di “questione così complessa” e di “necessità di contestualizzare”. Ha sottolineato che nell’ambito del bilancio preventivo votato a fine anno “l’accordo quadro muri è passato da 1 milioni a 900mila euro” e ha poi citato la nota della Regione Liguria in cui c’è un riferimento a una sola richiesta dell’amministrazione comunale per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nell’anno in corso, circa 420mila euro relativi alla sistemazione idraulica del rio Preli.
L’assessore alla Protezione civile Massimo Ferrante, oltre a specificare che “oltre ai 900mila euro sono stati destinati 2,5 milioni ai municipi di accordo muri” ha ribadito che Genova è di fronte a un “quadro generale di situazioni di rischio che nei prossimi anni determineranno interventi urgenti – ha concluso – e il gap tra risorse a disposizione è necessità e bisogni è incolmabile”.




