Crollo in via Napoli, ancora un cedimento: gli abitanti del palazzo evacuato restano fuori casa

Genova. Non potranno ancora rientrare nelle proprie abitazioni i residenti del condominio di via Napoli 72, evacuati la scorsa notte dopo il crollo del muraglione sopra l’ex caserma Gavoglio che ha fatto sprofondare il terrapieno vicino ai fondi del palazzo. Questo pomeriggio il versante è stato interessato da un nuovo cedimento.
“I tecnici della Pubblica incolumità e della Protezione civile comunale stanno lavorando per verificare l’agibilità del condominio, dove al momento non sarà ancora possibile rientrare per motivi di sicurezza – fa sapere Tursi in una nota diffusa in serata -. Domattina, insieme ai vigili del fuoco, i residenti potranno rientrare brevemente nelle abitazioni per recuperare oggetti personali”.
Il pronto soccorso sociale si è attivato trovando una collocazione in strutture alberghiere per i sei nuclei familiari, tutti composti da adulti, che ne hanno fatto richiesta. Tutti gli altri (in totale sono 52 gli sfollati) sono riusciti a trovare una sistemazione alternativa presso amici o parenti.
In mattinata la sindaca Silvia Salis ha effettuato un sopralluogo di fronte al condominio sgomberato e ha chiamato in causa il Governo: “Ho bisogno di chiedere un intervento strutturale su Genova, perché questa città è esposta a tutti gli eventi legati alle forti piogge e alle mareggiate. C’è un tema di fragilità sia dai monti che dal mare”. Un “piano a lungo termine, non più interventi spot“, perché Genova deve essere “tutelata a livello nazionale”. Si parla anche di contributi ai privati per mettere in sicurezza le strutture pericolanti, tema che riguarda la maggior parte degli episodi analoghi a Genova e in particolare nella zona del Lagaccio, già interessata da numerosi crolli negli ultimi anni.
A Salis ha risposto in serata il presidente ligure Marco Bucci: “Mi risulta un po’ difficile senza un progetto operativo. Prima bisogna fare prima i progetti, e dopo chiedere i soldi. Se c’è necessità di fare queste cose noi siamo assolutamente disponibili a fare i progetti e portarli avanti, come stiamo facendo, ad esempio, per la Piana d’Albenga, la Val Bormida, parte della Spezia. Ci sono aree della Liguria su cui stiamo facendo progetti per poi andare a chiedere finanziamenti”.
Anni di allarmi ignorati tra le diatribe condominiali
Dalle pendici di via Napoli si vede il versante di via Ventotene, dove un palazzo enorme era rimasto in bilico nel 2013 a causa di un crollo. Poco distante da qui, circa un anno fa, un muro era collassato su via Cinque Santi: fu una tragedia sfiorata perché in quel preciso istante non passava nessuno e il giardino rimasto sospeso non era frequentato. Tutte storie sovrapponibili: ammaloramenti in aree private e interventi continuamente rimandati perché non si vuole (o non si può) spendere. Ma i muri pericolanti o crepati al Lagaccio e dintorni sono innumerevoli.
Antonio Puccio è un residente del civico 72, anche lui evacuato nel cuore della notte: “Ero appena tornato dal lavoro, ho sentito dei rumori, pensavo fossero i cinghiali e invece ho visto crollare tutto – racconta -. Da anni c’è una diatriba sulla competenza di quel riempimento. Tra tutti i condomini solo la metà è disposta a pagare i lavori”. Secondo le testimonianze di altri abitanti, esistevano già progetti per la messa in sicurezza del muraglione, mai approvati in assemblea.
Il complesso è costituito da cinque caseggiati, tutti serviti da una strada privata. E sotto i civici 66A e 70 c’è un altro muro pericolante: “Le transenne sono lì da oltre vent’anni – racconta Oreste Morande, un residente -. Noi siamo coscienti del problema e siamo intenzionati a fare i lavori, però è impossibile mettere d’accordo. Qui finirà come in via Ventotene, prima o poi verrà giù tutto”.




