Crisi Energetica e Riapertura dello Stretto di Hormuz
3 aprile 2026 – ore 7:30 – Su iniziativa del ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper ieri circa 40 rappresentanti di altrettanti governi alleati si sono riuniti in videoconferenza per confrontarsi sulle azioni da intraprendere per ottenere la riapertura dello Stretto di Hormuz e tentare così di scongiurare il deteriorarsi della crisi energetica che secondo l’Agenzia internazionale per l’energia si abbatterà sull’Europa entro questo maggio. Per l’Italia il ministro degli Esteri Antonio Tajani citato dall’Ansa ha sostenuto l’idea di creare urgentemente un “corridoio umanitario” per i fertilizzanti e quanto altro servirà ad evitare un nuova crisi alimentare, innanzitutto per le nazioni dell’Africa. Secondo Politico i partecipanti alla videoconferenza hanno manifestato riluttanza a schierare forze militari nello Stretto di Hormuz (rispondendo quindi negativamente a quanto in precedenza auspicato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump) e concordato di aumentare la pressione internazionale sull’Iran “anche attraverso le Nazioni Unite con l’obiettivo di consentire il passaggio di transito senza ostacoli attraverso lo Stretto di Hormuz e rifiutare in modo completo l’imposizione di pedaggi sulle navi che cercano di passare”.
In particolare secondo l’Ansa è stata valutata la necessità di una rapida adozione della risoluzione presentata dal Bahrein in sede Onu, la cui strada è però in salita: sebbene una nuova bozza del documento abbia eliminato il riferimento al Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite – che consente al Consiglio di Sicurezza Onu di autorizzare misure che vanno dalle sanzioni all’uso della forza militare – Cina, Russia e Francia hanno sollevato obiezioni anche sul nuovo testo, considerato comunque troppo esplicito nella possibilità dell’uso della forza nel Golfo. Parallelamente il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sentito al telefono il collega britannico Keir Starmer: secondo una nota di Palazzo Chigi, i due leader hanno approfondito l’impatto della crisi sulla stabilità regionale e sui mercati energetici mondiali, con particolare attenzione alle ricadute per le economie nazionali; hanno rinnovato la comune preoccupazione per le minacce alla sicurezza dei partner dell’area, ribadendo l’importanza di una stretta cooperazione con i Paesi del Golfo; hanno concordato di mantenere un costante coordinamento per iniziative volte alla de-escalation e a garanzia della sicurezza delle rotte commerciali nell’area, sottolineando l’interesse della comunità internazionale alla piena tutela della libertà di navigazione.
Il giorno prima, mercoledì 1 aprile 2026, l’Agenzia internazionale per l’energia ha avvertito che l’impatto sull’economia europea delle interruzioni dell’approvvigionamento energetico dal Medio Oriente inizierà a farsi sentire a partire da questo mese di aprile. “La perdita di petrolio ad aprile sarà il doppio della perdita di petrolio a marzo, oltre alla perdita di gas naturale liquefatto”, ha detto il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia Fatih Birol in un podcast con Nicolai Tangen, il capo del fondo sovrano norvegese: “Le perdite dovrebbero aumentare ad aprile, poiché un certo numero di carichi di petrolio e gnl in arrivo a marzo sono stati contratti prima della guerra e hanno continuato verso le loro destinazioni. Il problema più grande è la mancanza di carburante per jet e diesel. Lo stiamo vedendo in Asia, ma presto, penso, ad aprile o maggio, arriverà in Europa”.
Articolo di Lilli Goriup




