Crisi del calcio, 40 giorni per la corsa al nuovo assetto Figc
Quaranta giorni per definire la corsa alla nuova Figc e (forse) il nuovo assetto del calcio italiano. A pochi giorni dallo choc Mondiale in Bosnia, la polemica sulla crisi del calcio italiano cede in parte il palcoscenico al ritorno del campionato; ma il silenzio dei protagonisti è il terreno naturale sul quale costruire il percorso che porterà al voto del 22 giugno. Mentre Massimiliano Allegri si tira fuori dal toto-ct (“Sono felice al Milan e voglio restare qui a lungo”) e dai tecnici di serie A arriva l’invito a non preoccuparsi di nomi e cariche per privilegiare «una visione» sul calcio che sarà, parte la lunga corsa alla definizione delle candidature al successore di Gravina. C’è tempo fino al 13 maggio.
Il Governo resta convinto della necessità di un commissariamento per rifondare tutto, non solo di passaggio. Sfumata la possibilità che la via fosse aperta dalle dimissioni dell’intero consiglio Figc, oltre che di Gravina, il prossimo snodo è l’assemblea elettorale: uno stallo sul presidente aprirebbe le porte al commissario. In realtà, Abodi ha già espresso al presidente Coni (che non ha raccolto) Buonfiglio la convinzione che i termini ci siano: Governo e maggioranza sono decisi nel chiedere un azzeramento, e si starebbe verificando con pareri giuridici la possibilità di un commissariamento prima del voto, al netto della reazione che un simile scenario provocherebbe in sede Uefa. Le componenti della federazione, però, cercano una via di uscita elettorale. I nomi evocati sono tanti – Malagò, Marotta, Abete, Marani, Tommasi, Albertini, Del Piero, Maldini -, altri rimangono coperti.
Tutti hanno pro e contro. Per l’ex presidente Coni si sono espressi in Lega A, ma la riserva espressa in queste ore dal presidente Simonelli (“bisogna attendere l’input dei club”) indica che c’è prima da definire il posizionamento della componente più prestigiosa nel suo dialogo con la politica. Difficile che il presidente Lazio e senatore di Forza Italia, Claudio Lotito, accetti l’ipotesi senza colpo ferire, ad esempio. Il quadro è dunque chiaro: la Lega di A rivendica di non avere un presidente da anni e vuole contare di più, ma deve trovare un candidato attorno al quale coalizzare tutti, oppure cedere alla tentazione del candidato di prestigio (un Del Piero) a cui affiancare un ‘manager’ per la ristrutturazione; la Lega Dilettanti guidata da Abete è lo zoccolo duro del voto, col suo 34%; i calciatori ‘sognanò un loro uomo ma sono scottati dai precedenti Tommasi-Albertini e potrebbero aspettare che siano altri a candidare un ex. Solo dopo (e se) l’elezione di un nuovo presidente sarà affrontato il tema ct.
Intanto fa discutere la notizia di un premio azzurro per la qualificazione: era stato stabilito dopo l’Irlanda, come da prassi a fronte delle sostanziose entrate Figc in caso di viaggio negli Usa, ma la notizia che qualcuno ne avrebbe parlato nelle ore precedenti Zenica ha suscitato le ennesime proteste dei tifosi via social. «Sento parlare tutti, dal macellaio al pizzicagnolo, e ognuno ha la ricetta magica…», ironizza De Rossi, uno dei campioni del mondo 2006, a proposito delle tante ipotesi per risolvere la crisi. «Resto convinto che esistano ancore mamme come quelle di Totti o Del Piero, bisogna solo saper valorizzare i loro figli», la considerazione di Spalletti. «Non è questione di un ct o di un presidente, ma una crisi di sistema: serve una visione», dice Gasperini. Ma non se ne parla prima di 40 giorni.
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