Crisi Amt, Terrile: “Raggiunti gli accordi coi creditori, entro venerdì richiesta di omologa al Tribunale”

Genova. Arriva anche l’ultimo tassello per il salvataggio di Amt. “Intesa Sanpaolo ha deliberato l’accordo – annuncia il vicesindaco Alessandro Terrile -. Aspettiamo che ci mandino tutti i documenti sottoscritti, se manca qualcosa di burocratico lo definiremo, dopodiché avremo tutte le condizioni necessarie per presentare la richiesta di omologa in Tribunale. Se non sarà domani, al più tardi lo faremo venerdì“.
L’accordo con l’istituto bancario era quello che mancava per superare il 60% nella classe dei cosiddetti creditori chirografari, cioè i soggetti non assistiti da cause di prelazione o forme di garanzia. Intesa Sanpaolo dovrebbe riscuotere circa 2,5 milioni, invece ne incasserà solo la metà in un’unica soluzione a gennaio 2027.
Nel frattempo è arrivato il via libera sul testo definitivo anche da parte di Trenitalia, protagonista di un lungo contenzioso con Amt negli anni scorsi. Il testo prevede che 5 milioni di arretrati vengano versati subito (a gennaio 2027) mentre ulteriori 6 milioni saranno convertiti in strumenti partecipativi che daranno luogo a pagamenti nell’arco di cinque anni, in pratica attraverso il dirottamento di una parte degli utili. Una strada controversa dal punto di vista politico, perché ritenuta da alcuni l’anticamera dell’ingresso nel capitale sociale.
Dunque, secondo quanto dichiarato da Terrile, entro questa settimana Amt presenterà al Tribunale la richiesta di omologa del piano di ristrutturazione del debito. Solo a quel punto verrà nominato un giudice, che avrà 30 giorni di tempo per esprimersi nel merito. Se l’esito sarà positivo, la composizione negoziata della crisi potrà considerarsi conclusa e inizierà il percorso tracciato dal piano di risanamento. Nelle casse dell’azienda potranno così affluire le risorse necessarie per l’operazione di ricapitalizzazione, in particolare i 40 milioni promessi dalla Regione.
Intanto proprio oggi, 21 ottobre, scadono le misure protettive che mettono l’azienda al riparo dalle azioni legali dei creditori, ma i tempi tecnici necessari – è la rassicurazione che arriva da Tursi – rendono il rischio praticamente nullo. A meno che la presentazione dell’istanza non dovesse slittare ulteriormente, per motivi al momento ignoti.
Nelle ultime ore si è concretizzato un piccolo colpo di scena: sarà Fsu, la finanziaria del Comune di Genova, a fornire i 35 milioni che avrebbero dovuto arrivare dalle banche, visto che Amt ad oggi non può offrire le garanzie richieste. “La strada scelta è quella dell’erogazione diretta – conferma Terrile -. Al massimo domani si chiuderà la pratica con atti dell’assemblea e dell’amministratore unico”. Da ieri alla guida della società c’è il commercialista Marzio Gaio dopo le dimissioni di Maurizio Viganò, ufficialmente per motivi di salute, anche se diverse voci associano la decisione proprio all’evoluzione della vicenda Amt.
Nel frattempo i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal, in un comunicato ai lavoratori, mettono in guardia: “In questi giorni difficilissimi abbiamo scelto una linea precisa, ponderata e ragionata. Mettere in campo tutte le azioni necessarie a salvaguardare la continuità aziendale è possibile solo attraverso sinergie costanti e durature tra tutti gli enti coinvolti. Oggi è il 21 ottobre, l’azienda doveva presentare l’istanza, cosa che non sta avvenendo. Siamo in un equilibrio tanto importante quanto fragile, dove basta uno scivolone mediatico o comunicativo per demolire cent’anni di storia degli autoferrotranvieri genovesi”.
E ancora: “Dopo l’omologa Amt dovrà cambiare passo. Il piano di risanamento dovrà dimostrare nei fatti di essere idoneo a riportare l’azienda in equilibrio, costruendo una struttura industriale solida e credibile, all’altezza di centrare il prossimo obiettivo strategico: la proroga dell’affidamento in house, urbano a fine 2029 ed extraurbano a fine 2030. La nostra storia insegna che, quando la mobilitazione dei lavoratori e la lotta sono utili a raggiungere un obiettivo, per i lavoratori e non per altri fini, abbiamo sempre dimostrato che i tranvieri genovesi sanno fare molto bene la loro parte. Quindi, se tale percorso non si concluderà saremo costretti a trasformare la lotta e spostarla dai tavoli negoziali alle piazze“.




