Liguria

Crisi Amt, dopo Pasqua la verità sul salvataggio. Tursi in pressing sulla Regione: “Il tempo stringe”


Genova. Scatta subito dopo Pasqua la fase cruciale della manovra di salvataggio di Amt, l’azienda genovese di trasporto pubblico. L’unica alternativa è il fallimento, già chiesto dalla Procura lo scorso dicembre in seguito all’istanza di un’azienda creditrice. Già nei prossimi giorni sono in programma gli appuntamenti decisivi per blindare il piano di risanamento: in poche parole bisogna capire chi ci mette cosa e quali saranno i sacrifici necessari per riportare i conti in ordine.

Nei giorni scorsi è trapelata da Tursi la preoccupazione del comitato di coordinamento delle partecipate, organo tecnico che riunisce gli assessori competenti e i tecnici degli uffici. Anche i sindacati iniziano a dare segni di impazienza. E oggi il vicesindaco Alessandro Terrile va in pressing sulla Regione Liguria: “Il tempo sta stringendo, bisogna che gli impegni di tutti siano chiari nei tempi e nelle modalità di esecuzione. Il piano dovrà contenere con precisione non solo l’ammontare dei contributi, ma anche la tipologia e le specifiche”.

La Regione Liguria a metà febbraio aveva formalizzato in una lettera d’intenti – quindi nero su bianco – l’impegno a mettere a disposizione risorse fino a 19 milioni per incrementare il contratto di servizio e fino a 40 milioni per la ricapitalizzazione dell’azienda e il conseguente ingresso tra i soci. Gli altri 61 milioni li mette sul tavolo Palazzo Tursi.

Voci di corridoio, tuttavia, riportano che la maggioranza del presidente Marco Bucci non sia granché favorevole all’operazione, messa in dubbio anche dalla finanziaria Filse che tecnicamente dovrebbe intestarsi le quote. A tal punto che, nelle ultime ore, è emersa anche l’ipotesi che quei 40 milioni non siano erogabili come aumento di capitale, ma come fondi per investimenti. Un dietrofront che metterebbe nei guai il Comune, attuale azionista di maggioranza, dato che il denaro così vincolato non potrebbe essere usato per ripianare le perdite.

Ma il governatore, attraverso il suo staff, fa sapere che l’obiettivo di entrare nella compagine azionaria di Amt è rimasto invariato. Bocche cucite sulle cifre e sulla natura degli impegni economici, che dovranno essere vagliati dall’esperto che segue la composizione negoziata della crisi, Giovanni Mottura, e in ultima istanza dal tribunale di Genova.

Proprio con Mottura sono fissati i primi incontri dopo le vacanze pasquali. L’esperto incaricato dalla Camera di commercio sarà in città il 7-8 aprile per confrontarsi con tutti gli attori coinvolti: Comune, Regione, Città metropolitana e azienda. La prossima scadenza è quella del 16 aprile, quando il piano di risanamento passerà al vaglio dell’assemblea dei soci. E l’obiettivo di Tursi è che entro quella data sia tutto definito, dato che le modifiche all’assetto societario andranno ratificate dal consiglio comunale e dal consiglio metropolitano (con prevedibili scontri a livello politico) prima di depositare le carte in tribunale in vista del 19 giugno. Quel giorno scadranno le misure protettive che finora hanno scongiurato la liquidazione: se nel frattempo tutto sarà filato liscio, verrà firmato un accordo coi creditori e verrà scritta la parola fine sulla crisi.

Nel frattempo, però, sono ancora diversi i punti da chiarire. Oltre alla ricapitalizzazione (chi la farà e con quali soldi) bisognerà avere certezza delle risorse aggiuntive per il contratto di servizio. Al momento non è chiaro se la Regione potrà arrivare fino a 19 milioni ed eventualmente come verrà coperto l’importo mancante.

Poi c’è il capitolo (ugualmente spinoso) dell’efficientamento che dovrebbe portare in dote circa 20 milioni: ai sindacati è stato prospettato un piano con una riduzione di personale pari a circa 300 unità da qui al 2031 (attraverso l’esodo incentivato e l’ingresso di giovani, che costano meno) e una rimodulazione del servizio che rischia di aprire lo scontro. Da tenere in conto anche il possibile impatto del caro gasolio sui costi d’esercizio nei prossimi mesi. Già partito invece il nuovo piano tariffario, che potrebbe vedere ulteriori rincari nei prossimi anni.




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