crescono i fondi, ma aumentano i vincoli

La sanità dell’Emilia-Romagna si prepara ad affrontare il 2026 potendo contare su un tesoretto complessivo di 10,25 miliardi di euro, segnando un incremento di circa 350 milioni rispetto ai 9,9 miliardi dell’anno precedente. È questa la fotografia scattata in Commissione Politiche per la Salute, presieduta da Giancarlo Muzzarelli, dove l’assessore regionale Massimo Fabi ha illustrato le nuove linee di programmazione e di riparto dei fondi.
Un piano ambizioso che punta dritto all’innovazione, al benessere del personale sanitario e a una profonda riorganizzazione dell’assistenza sul territorio, ma che si scontra frontalmente con rigidi paletti imposti a livello nazionale e con un pesante taglio alla voce dei farmaci innovativi.
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Le ombre sul bilancio: vincoli e tagli governativi
Nonostante l’incremento generale delle risorse, l’ottimismo in viale Aldo Moro è infatti frenato da diverse preoccupazioni di natura tecnica e politica. A pesare maggiormente, secondo quanto illustrato dall’assessore Fabi, è la rigidità dei nuovi fondi. L’aumento dei trasferimenti statali si aggira intorno al 4,5%, ma si tratta per la stragrande maggioranza (il 2,8%) di risorse vincolate a specifiche azioni. “Abbiamo messo in campo una prima linea di programmazione solida e vicina alle necessità dei territori – ha spiegato l’assessore Fabi –. È vero che il Governo ha aumentato i trasferimenti nazionali, ma non in maniera sufficiente a coprire tutti i costi e, dunque, permane ancora un sottofinanziamento rispetto a quanto necessario. Inoltre ci sono troppi vincoli di spesa che non ci permettono di finanziare liberamente le nostre politiche sanitarie”.
A destare forte allarme è poi la pesante sforbiciata al fondo per i farmaci innovativi. La scure nazionale dell’11% (che fa scendere il fondo statale da 1,3 a 1,16 miliardi) si abbatte in modo significativo sull’Emilia-Romagna: la regione vedrà le proprie risorse decurtate di quasi il 20%, passando dai 105,3 milioni di euro del 2025 ai soli 87,6 milioni previsti per quest’anno. Una riduzione che fa il paio con il contemporaneo calo stimato del payback farmaceutico. A questi fattori di criticità si aggiungono le nubi all’orizzonte legate al contesto macroeconomico: “Siamo preoccupati per la situazione internazionale che rischia di causare un ulteriore aumento dei costi energetici e inflattivi”, ha sottolineato Fabi.
Come saranno spesi i 10,2 miliardi
Entrando nel dettaglio del piano finanziario per il 2026, la fetta più grande della torta, pari a circa 8,5 miliardi di euro, verrà impiegata per garantire il finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), cifra che comprende anche gli oltre 300 milioni destinati al cruciale fondo regionale per la non autosufficienza. Alla qualificazione dell’assistenza ospedaliera, inclusi gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, andranno 282 milioni, mentre 195 milioni serviranno per assicurare l’equilibrio economico-finanziario delle varie aziende sanitarie. Una quota di 75 milioni è invece destinata al sistema integrato sanitario-universitario regionale. Sul fronte della spinta al rinnovamento, 50 milioni saranno dedicati specificatamente all’innovazione in sanità, di cui 3,5 milioni riservati ai programmi di prevenzione. Il restante miliardo di euro coprirà una vasta gamma di capitoli di spesa essenziali, dall’acquisto dei farmaci alle nuove strumentazioni tecnologiche, fino alla copertura degli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali del personale per il triennio 2025-2027 (con un incremento salariale previsto dell’1,8%).
Gli obiettivi: dalle liste d’attesa alla prevenzione
L’impianto strategico della programmazione 2026 punta a rafforzare l’infrastruttura sanitaria regionale agendo su più fronti. L’assessore Fabi ha rimarcato la volontà di spingere forte sul potenziamento dell’assistenza territoriale, vero fulcro del riordino in atto: “Vogliamo adeguare l’organizzazione delle Case della Comunità e degli Ospedali della Comunità, prestando particolare attenzione allo sviluppo della telemedicina”, ha precisato. In cima all’agenda resta poi l’annoso problema dei tempi di attesa per esami e visite specialistiche, un tema su cui la Giunta si è posta chiari obiettivi di contenimento.
Parallelamente, la Regione intende rilanciare massicciamente le attività di prevenzione. L’obiettivo dichiarato è quello di incrementare significativamente le adesioni alle campagne di screening oncologico (con focus su mammella, cervice uterina e colon retto) e di rafforzare al contempo le coperture vaccinali, puntando soprattutto alla protezione contro l’HPV tra i 12 e i 15 anni e contro pneumococco ed Herpes Zoster per la fascia dei sessantacinquenni. Infine, un capitolo specifico sarà dedicato all’irrobustimento del servizio di psicologia pubblica, una necessità sempre più pressante dopo gli anni della pandemia.
Lo scontro politico in Commissione
L’illustrazione del riparto, seppur avvenuta in attesa dell’intesa definitiva in Conferenza Stato-Regioni, ha fatto subito scattare la dialettica politica all’interno della Commissione, riflettendo le posizioni a livello nazionale. La delibera della Giunta ha infatti incassato il via libera esclusivo della maggioranza: i consiglieri del centrosinistra hanno votato a favore lodando l’operato di viale Aldo Moro, ma rivolgendo dure critiche al Governo Meloni, reo in particolare di aver avallato i tagli ai farmaci innovativi e di aver bloccato le risorse con vincoli troppo stringenti.
Di segno diametralmente opposto la posizione del centrodestra, che ha votato contro il provvedimento regionale: i consiglieri di opposizione hanno invece promosso a pieni voti l’operato dell’esecutivo nazionale, chiamando in causa direttamente la Regione a cui hanno chiesto un deciso cambio di passo per razionalizzare la spesa ed evitare gli sprechi all’interno del sistema sanitario emiliano-romagnolo.
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