Credito di transizione: preoccupazioni del settore
30 marzo 2026 – ore 20:00 – È sempre più evidente come il recente ridimensionamento degli strumenti di incentivo alle imprese stia generando un clima di forte inquietudine nel tessuto produttivo italiano. In questo contesto si inserisce la presa di posizione del presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, che in una nota diffusa in mattinata ha lanciato un appello chiaro e deciso: è giunto il momento di una mobilitazione del sistema delle imprese, capace di far emergere con forza la preoccupazione e il malessere provocati dalle ultime decisioni in materia economica. Al centro della critica vi è il taglio del 65% del credito d’imposta legato alla Transizione 5.0, un intervento che, nelle intenzioni del legislatore, avrebbe dovuto sostenere il percorso di innovazione tecnologica e sostenibilità delle aziende italiane.
Tuttavia, secondo Agrusti, questo drastico ridimensionamento rischia di trasformarsi in un vero e proprio ostacolo allo sviluppo, compromettendo investimenti già pianificati e mettendo in difficoltà soprattutto le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo nazionale. Le parole utilizzate dal presidente sono particolarmente nette: il provvedimento rappresenta un “vulnus grave” per il mondo imprenditoriale. Non si tratta soltanto di una riduzione di risorse economiche, ma di una decisione che incide profondamente sulla fiducia tra imprese e istituzioni. Molte aziende, infatti, avevano già avviato o programmato forniture e investimenti confidando in un quadro normativo stabile e in incentivi che apparivano consolidati. Il cambiamento repentino delle condizioni rischia ora di generare concrete situazioni di rischio, sia sul piano finanziario sia su quello operativo.
Particolarmente esposte risultano le PMI, che spesso non dispongono della stessa capacità di assorbire shock improvvisi rispetto alle grandi imprese. Per queste realtà, il credito d’imposta rappresentava uno strumento fondamentale per sostenere la transizione digitale ed ecologica, nonché per mantenere competitività sui mercati internazionali. La sua riduzione, quindi, non si limita a rallentare i processi di innovazione e può tradursi in un vero e proprio freno alla crescita. Agrusti sottolinea inoltre come questa scelta segni una “crepa nella fiducia” che aveva caratterizzato fino a oggi il rapporto con il governo. Il tema della fiducia è centrale: le politiche industriali, per essere efficaci, devono poggiare su un quadro di regole chiare, prevedibili e coerenti nel tempo. Quando questo equilibrio viene meno, si crea un clima di incertezza che scoraggia gli investimenti e mina la capacità delle imprese di pianificare strategie a medio-lungo termine.
Da qui la richiesta di una mobilitazione ampia e strutturata del sistema imprenditoriale. Non si tratta di una reazione episodica, bensì della necessità di costruire una posizione comune, che sappia incidere nel dibattito pubblico e riportare al centro dell’agenda politica le esigenze reali delle imprese. In un momento storico segnato da trasformazioni profonde, come quello dalla digitalizzazione alla transizione energetica, il sostegno alle aziende non può essere discontinuo o soggetto a brusche inversioni di rotta.
La vicenda del taglio al credito d’imposta per la Transizione 5.0 rappresenta un banco di prova significativo per il rapporto tra istituzioni e mondo produttivo. Le parole di Agrusti mettono in luce un disagio diffuso che non può essere ignorato: senza un dialogo stabile e politiche coerenti, il rischio è quello di compromettere oltre ai investimenti anche l’intero percorso di modernizzazione del sistema economico italiano.
[e.c.]



