Cream of Clapton Band incanta l’Unical, tributo da brividi a Eric Clapton
Sold out al Teatro Auditorium dell’Unical per la Cream of Clapton Band: un viaggio emozionante tra blues, rock e jazz nel nome di Slowhand
RENDE – Il Teatro auditorium dell’Università della Calabria si è trasformato in un tempio della musica grazie a un elettrizzante concerto della Cream of Clapton Band. Un evento sold out che ha ampiamente ripagato l’attesa di un pubblico appassionato e fedele, cresciuto con la musica di Slowhand, ma ha anche proposto un repertorio claptoniano rivisto e reinterpretato con una intensità che ha fatto rivivere i brani in modo unico.
CREAM OF CLAPTON ALL’UNICAL
Non era una semplice operazione nostalgia l’anteprima del Peperoncino Jazz Festival, che peraltro in collaborazione col Quotidiano ha lanciato un contest mettendo a disposizione dei lettori biglietti per assistere al concerto. I musicisti di altissimo livello che compongono la band hanno lasciato il pubblico senza fiato grazie alla maestria e alla sensibilità con cui hanno saputo dosare blues, rock e jazz, ricreando un sound familiare ai seguaci del leggendario chitarrista britannico ma con un tocco innovativo. Gli occhi lucidi in platea non erano solo tra i non più giovanissimi.
NON SOLO NOSTALGIA
Le premesse c’erano tutte, data la firma di due storici collaboratori di Clapton quali il bassista Natahan East e il batterista Steve Ferrone, sul palco insieme al figlio del primo, il tastierista Noah East e il nipote dello stesso Clapton, il chitarrista e cantante Will Johns. A quest’ultimo l’ingrato compito di suonare la chitarra resa immortale da Clapton in brani che hanno fatto la storia della musica rock-blues. Se l’è cavata dignitosamente, dimostrando sensibilità tecnica.
CREAM OF CLAPTON, IL CONCERTO
Il concerto apre con “Pretending”, secondo uno schema che da tempo Clapton propone nei suoi concerti. L’atmosfera si fa subito coinvolgente. La band scava nel passato, riproponendo classici dei Cream come Sunshine of your love e Badge. Una roba che non è lontana, non solo perché è musica senza tempo, di quella che magari hai ascoltato anche da piccolo e ti piace istintivamente senza sapere manco chi la suona.
Il pubblico è stato travolto dall’energia e dalla passione dei musicisti della Cream of Clapton Band, che sono dei veri fuoriclasse. Accanto ai mostri sacri Nathan East e Steve Ferrone, per moltissimi anni bassista e batterista di riferimento di Clapton, il chitarrista Will Johns aggiunge una sensibilità non comune interpretando il repertorio del nonno, mentre lo strepitoso tastierista Noah East apporta un tocco contemporaneo. Memoria storica e continuità generazionale.
LA PARENTESI ACUSTICA
A metà concerto una parentesi acustica preceduta da aneddoti raccontati in un italiano non del tutto fluente ma simpaticissimo da Steve Ferrone, ribattezzato come “Stefano” per l’occasione dal bassista East. E si scopre che lui conosce bene la Calabria, essendo stato in vacanza a Vibo Marina. Mentre si lascia scappare un “Fuck Donald Trump”, molto gradito dal pubblico che sottolinea con applausi, il metronomo vivente Ferrone ricorda la genesi del progetto “Unplugged”, il disco live più venduto della storia con 27 milioni di dischi. “Suonare piano”, il segreto del successo. Da Layla a Tears in heaven a Running on faith sono brividi.
Nel gran finale esplode la libertà creativa dei musicisti che si divertono sempre di più con i brani iconici di Clapton. Dal reggae marleyano di I shot the sheriff a Wonderful Tonight, da White Room a Cocaine al bis con Crossroads che termina in una ovazione. Trame accattivanti si inseriscono in un sound moderno grazie al mix tra la superba sezione ritmica, composta da musicisti che alle spalle hanno una discografia immensa, dal nipote d’arte e dall’enfant prodige alle tastiere. Un viaggio emotivo nella carriera di Clapton che non è solo un tributo.
Source link



