Società

Crans-Montana, banchi vuoti a scuola, Lancini: “La decisione non deve arrivare solo dagli adulti, serve il coinvolgimento degli studenti per evitare altra sofferenza”

Le classi delle vittime e dei feriti della strage di Crans-Montana si trovano ad affrontare il rientro dalle vacanze natalizie con banchi vuoti.

L’incendio del locale “Le Constellation” nella notte del primo gennaio ha provocato quaranta decessi, tra cui sei studenti italiani minorenni. I feriti italiani sono quattordici, alcuni dei quali versano in condizioni gravi e rimangono ricoverati in ospedale. Le scuole stanno gestendo il trauma collettivo con modalità differenti, tra altarini, bigliettini, fiori e spazi lasciati intatti.

La presenza o l’assenza dei banchi nelle aule rappresenta una questione simbolica rilevante. Matteo Lancini, psicologo e presidente della Fondazione “Il Minotauro”, ha dichiarato al Corriere della Sera: “La decisione di toglierli o meno deve essere condivisa dal gruppo degli studenti che passa in quello spazio molte ore, dagli insegnanti e dalla dirigenza scolastica: in sostanza non deve essere una scelta che arriva dal mondo degli adulti perché potrebbe essere un’opzione che porta altra sofferenza“. La valutazione richiede un confronto tra tutte le componenti della comunità scolastica per evitare imposizioni che generino ulteriore disagio psicologico negli adolescenti.

La gestione del dolore e le differenze tra adulti e adolescenti

Lancini ha sottolineato come la rimozione dei banchi possa riflettere la tendenza degli adulti a evitare il confronto con la sofferenza. “Togliere i banchi significa non volersi soffermare sul dolore. Un atteggiamento che è molto diffuso, soprattutto negli adulti” ha spiegato lo psicologo. Gli adolescenti mostrano maggiore capacità di accettare e affrontare il dolore rispetto al mondo adulto, secondo l’esperienza clinica documentata nei suoi studi.

L’intervento psicologico richiede un equilibrio tra negazione e monumentalizzazione della perdita. La cura d’emergenza deve fondarsi sull’ascolto specialistico individuale, considerando le diverse reazioni dei giovani di fronte al trauma. Al liceo Virgilio di Milano, dove frequentavano quattro studenti feriti nell’incendio, l’equipe di psicologi ha riscontrato silenzi, lacrime, panico, paura e forte angoscia tra i compagni di classe alla ripresa delle lezioni.

Il banco vuoto come simbolo e la catena decisionale

La collocazione del banco vuoto può assumere significati opposti a seconda della percezione soggettiva degli studenti. Lancini ha evidenziato come “il banco vuoto può essere la miccia per innescare un dolore più forte o, al contrario, pacificare, dopo un periodo di lutto ragionevole, la sofferenza per la perdita“. La scelta di mantenere o rimuovere l’oggetto richiede una lunga catena decisionale all’interno dell’istituzione scolastica, coinvolgendo tutti gli attori del processo educativo.

Gli studenti reagiscono in modi differenti: alcuni necessitano di esternare il dolore attraverso segni tangibili, altri tendono a chiudersi in se stessi. Lo psicologo ha insegnato presso il dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica. La Fondazione “Il Minotauro” realizza progetti di prevenzione e intervento psicologico a sostegno del disagio evolutivo, collaborando con i servizi del territorio e le scuole.


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