Crack e marginalità, il Pd propone più unità di strada e servizi per le dipendenze
Più pipette per chi fa uso di crack e più camper CanGo, che agganciano i consumatori provando a strapparli alla strada. È questa una delle proposte lanciate ieri dal Pd che chiede a sindaco e assessori di farsi portavoce di questa necessità con Regione e governo. Il tema è quello della presa in carico dei tossicodipendenti che spesso girovagano trovando rifugio in strutture abbandonate e generando percezione di insicurezza.
Caso emblematico è stato quello delle persone sgomberate dall’ex piscina Sempione, tra cui molte donne giovanissime. Secondo il Pd serve accompagnarle — quando possibile — verso percorsi di riabilitazione.
Questo é solo uno dei nove punti contenuti nel documento a prima firma del capogruppo dem Claudio Cerrato, presentato questa mattina a Palazzo di Città. Nel testo si chiede, tra le altre cose, che Regione e governo mettano in campo più risorse per i Serd e per i servizi di salute mentale, che si creino percorsi di reinserimento lavorativo e sociale per chi ha avuto storie di dipendenza e detenzione, in modo che una volta fuori dal carcere non tornino sulla strada e non commettano crimini per procurarsi la droga.
Le pipette, per esempio, servono a limitare i rischi sanitari e a mantenere un contatto con chi spesso vive ai margini della società ed è difficilmente intercettabili dai servizi sociali. Attorno al documento i dem hanno fatto quadrato e a Palazzo Civico sono arrivati presidenti di circoscrizione, segretari di circolo, la presidente regionale del partito Nadia Conticelli, i consiglieri comunali. L’atto è stato firmato anche da Tiziana Ciampolini (Torino Domani) e Silvio Viale (+Europa).
A pochi passi da loro erano riuniti anche gli educatori di strada, ai quali il sindaco Stefano Lo Russo, nel portare un saluto, ha ricordato come la devianza vada contrastata soprattutto con la prevenzione, offrendo alternative e spazi di protagonismo giovanile. «Il crack è un problema anche nella nostra città», ha tirato le somme il capogruppo dem Claudio Cerrato. «Rispondere solo con la forza per riportare sicurezza nei quartieri è insufficiente e spesso controproducente. Serve una visione che tenga insieme controllo del territorio, prevenzione, cura e reinserimento».

Il problema non riguarda solo Torino Nord ma è diffuso ovunque, anche nella periferia sud della città. «Le dipendenze sono una questione sanitaria», spiega Vincenzo Camarda, presidente della Commissione Sanità del Comune. «I Serd e i presidi a bassa soglia lavorano oggi in condizioni di sovraccarico cronico. Quando queste fragilità non vengono curate, riemergono altrove: nel degrado urbano, nella recidiva, nella pressione sui pronto soccorso».
Spesso chi usa sostanze commette reati, finisce in carcere oppure viene rimesso subito in libertà. Luca Pidello, presidente della Commissione Legalità, e il presidente della Circoscrizione 7 Luca Deri richiamano i dati sulla recidiva: «Il tasso nazionale supera il 68-70%. Ma per chi accede a percorsi di lavoro, formazione e reinserimento quella cifra crolla fino al 2%. Non è un’utopia: è un fatto».


Per il Pd ignorare il legame tra dipendenza, marginalità e recidiva significa rinunciare a politiche di sicurezza realmente efficaci. Da qui anche la contrarietà ai Cpr, considerati strutture che «privano della libertà persone che non hanno commesso reati e non offrono garanzie adeguate di tutela dei diritti». La richiesta di sicurezza che arriva dai quartieri resta però centrale. Se la città di Torino ha puntato su progetti di rigenerazione urbana per ridurre il senso di insicurezza e migliorare alcune aree della città, collaborazione con i cittadini e presenza delle forze dell’ordine devono procedere insieme.
Il Pd ha inoltre chiesto al sociologo Roberto Cardaci l’avvio di uno studio con il gruppo Sisifo Felice per capire cosa pensano i cittadini della sicurezza nella vita quotidiana e se sia possibile affrontare il tema con interventi integrati, che vedano gli stessi cittadini protagonisti del controllo del territorio insieme alle forze dell’ordine. Nel frattempo i Giovani democratici torinesi intendono andare nelle piazze dello spaccio con gazebo informativi. Il segretario Federico Raia ricorda inoltre i tagli ai fondi agli enti locali operati dal governo, che rendono più difficile agire in modo massiccio come servirebbe. Un approccio condiviso anche nei quartieri. «Una sicurezza sociale è fatta di più azioni», spiegano Isabella Martelli, coordinatrice del Forum Sicurezza e il dem Antonio Ledda.«Il presidio delle forze dell’ordine da solo non basta», aggiunge Teresa Vercillo, segretaria dei circoli Pd della Circoscrizione 6. «Serve ricucire il tessuto sociale: per questo sono fondamentali i progetti educativi e di strada».
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