Trentino Alto Adige/Suedtirol

Cpr a Trento, l’allarme degli assistenti sociali: “Rischio di spaccatura nella comunità” – CRONACA



L’Ordine Assistenti Sociali Trentino-Alto Adige esprime “la propria non condivisione rispetto al progetto di apertura di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) previsto nella città di Trento”. Nel testo diffuso dal Consiglio regionale si sottolinea come il progetto “sollevi interrogativi importanti rispetto ai valori fondanti della professione, alla tutela della dignità umana e all’inclusione sociale”.

La nota richiama il ruolo quotidiano delle assistenti e degli assistenti sociali, che “lavorano nella quotidianità per accompagnare qualsiasi persona perché possa vivere i propri diritti, nell’unicità dei propri progetti di vita”. Proprio per questo, si legge, “sentiamo viva la preoccupazione che questo, nei CPR, possa non essere garantito appieno”, con un riferimento diretto alle condizioni e alle modalità di funzionamento di queste strutture.

Un passaggio centrale riguarda l’impatto sulla comunità. L’Ordine pone “l’attenzione sulle ripercussioni potenzialmente disgreganti che tali scelte progettuali porterebbero nel fondamentale lavoro di costruzione di legami e di creazione di tessuto connettivo e relazioni di aiuto che l’assistente sociale, ogni giorno, mette in campo con e per le persone di tutta la comunità”.

La posizione non è di chiusura al dialogo. Il Consiglio regionale si dice infatti “disponibile al confronto nelle sedi opportune per costruire insieme progettualità che consentano di rispondere a un mandato professionale che ci chiede di facilitare dinamiche di accoglienza, valorizzazione delle differenze, promozione di diritti umani e di coesione sociale”. Il documento è firmato dal vicepresidente Rocco Guglielmi a nome dell’Ordine.




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