Umbria

«Covarelli strozzato dai debiti e minacciato dopo aver chiesto soldi in prestito»: in 5 a processo

di Enzo Beretta

Leonardo Covarelli strozzato dai debiti e minacciato per aver chiesto soldi in prestito tra il 2011 e il 2012. L’ex presidente del Perugia Calcio è parte civile in un processo in cui cinque persone – tre calabresi e due albanesi – vengono ritenuti responsabili a vario titolo dalla Procura della Repubblica dei reati di concorso in usura e concorso in estorsione. Le udienze vanno avanti dinanzi al collegio presieduto da Marco Verola (a latere Piercarlo Frabotta e Marino Albani). 

Gli atti Nel capo di imputazione è spiegato che i calabresi (due crotonesi di 51 e 57 anni e un 62enne originario di Botricello, in provincia di Catanzaro) «al fine di trarre un cospicuo vantaggio patrimoniale» hanno chiesto «interessi usurari» con tassi molto alti sul denaro prestato. Nel secondo capo di accusa il pm si concentra sulla presunta estorsione subìta da Covarelli, reato del quale vengono ritenuti responsabili tre albanesi (per uno, si legge, «si procede separatamente») e il 57enne di Crotone: sono state attuate «minacce estorsive in danno di Covarelli» e «pesanti pressioni» sul calabrese «affinché inducesse Covarelli a pagare». Stando alla ricostruzione della Procura il calabrese ha £riferito a Covarelli che il denaro che gli era stato prestato apparteneva a due soggetti albanesi poco raccomandabili che non ammettevano ritardi, e che se non voleva subire conseguenze doveva ‘rientrare immediatamente’ dal debito». Agli atti c’è pure una telefonata tra la persona offesa e uno degli albanesi oggi imputati, il quale «gli comunicava che, qualora non avesse restituito il denaro, se lo sarebbe ripreso e al suo posto sarebbero intervenuti suoi fratelli, di cui uno particolarmente ‘arrabbiato’ che possedeva un bar a Brescia». La Procura ricostruisce anche un incontro avvenuto all’Hotel Sheraton di Firenze tra Covarelli, il 57enne crotonese e due albanesi «i quali ribadivano che i ‘fratelli’ erano molto arrabbiati per i suoi ritardi e che per tacitarli avrebbe dovuto restituire il doppio dell’importo concessogli, ossia 80 mila euro in luogo dei 56 mila pattuiti per il prestito di 40 mila, così costringendo Covarelli a saldare almeno in parte i debiti contratti per effetto dei prestiti usurari». Covarelli, inizialmente assistito dall’avvocato Giovanni Spina, viene ora rappresentato dall’avvocato Lucrezia Fanelli. Gli imputati sono difesi dagli  avvocati Fernanda Cherubini (sostituita nell’ultima udienza da Francesco Angeli), Mirko Zambaldo e Maurizio Milan, entrambi del Foro di Verona. 

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