Emilia Romagna

Costi raddoppiati per alcune aziende. Ma nei comuni vicini non è così


Con una lettera diretta al sindaco Barattoni, il presidente di Confcommercio Ravenna, Mauro Mambelli, evidenzia “la situazione di forte criticità che si sta determinando nel territorio comunale a seguito dell’introduzione della Tariffa corrispettiva puntuale (Tcp) per la gestione dei rifiuti”.

In particolare il presidente dell’associazione di categoria dà voce ad alcune segnalazioni da parte di imprese ravennati che riferiscono di “aumenti estremamente rilevanti, che in alcuni casi arrivano ad avvicinarsi anche al +100% rispetto alle tariffe precedenti. Incrementi di questa portata risultano difficilmente sostenibili per molte attività economiche, in particolare per quelle del settore della ristorazione, dei pubblici esercizi e del commercio, già sottoposte a forti pressioni legate all’aumento generalizzato dei costi di gestione”.

Mambelli sottolinea poi “la marcata disparità tariffaria tra Ravenna e i Comuni limitrofi, che rischia di creare una evidente distorsione competitiva a danno delle imprese del nostro territorio. Basti pensare che per un ristorante la tariffa applicata a Cesena è pari a 10,62 euro al metro quadro, mentre a Ravenna raggiunge 20,16 euro al metro quadro. Analogamente, per un bar a Cesenatico la tariffa è di 5,03 euro al metro quadro, mentre a Ravenna arriva a 16,88 euro al metro quadro. Una differenza così significativa pone inevitabilmente una domanda di fondo: perché fare impresa a Ravenna dovrebbe costare molto di più che nei territori limitrofi per un servizio analogo?”.

Confcommercio rileva poi “criticità strutturali nel metodo di calcolo della tariffa”. Per Mambelli il sistema attualmente applicato sembra “tradire”, il principio secondo cui chi produce più rifiuti paga di più e chi differenzia correttamente dovrebbe essere premiato. “Le imprese infatti debbono dichiarare preventivamente il numero e la capacità dei contenitori utilizzati per la raccolta dei rifiuti. Tali parametri vengono poi utilizzati per stimare un quantitativo teorico di rifiuto indifferenziato, moltiplicando il volume dei contenitori per il numero massimo di passaggi previsti. Il risultato è che anche quando i conferimenti effettivi risultano inferiori, la tariffa viene comunque calcolata sulla base di minimi prestabiliti. In questo modo la tariffazione puntuale perde la propria funzione originaria e finisce per penalizzare proprio le imprese più virtuose, cioè quelle che producono meno rifiuti o che differenziano maggiormente”.

“Un esempio emblematico riguarda le attività di pubblico esercizio situate nel forese, per le quali la tariffa variabile di base prevede 52 conferimenti annui. Si tratta di un numero spesso sproporzionato rispetto all’effettivo utilizzo del servizio, che determina un aumento significativo dei costi senza alcuna correlazione con i conferimenti reali – precisa Mambelli – Alla luce delle tecnologie oggi disponibili, appare inoltre difficile comprendere perché non si sia scelto di adottare sistemi più evoluti che consentano di misurare con precisione i conferimenti effettivi. Già lo scorso anno, alla fiera internazionale di settore Ecomondo, sono state presentate soluzioni tecnologiche in grado di rilevare quando i contenitori devono essere realmente svuotati, migliorando sia l’efficienza del servizio sia l’equità della tariffazione”.

Ma non finisce qui. Confcommercio Ravenna ritiene indispensabile garantire “la piena attivazione e il corretto funzionamento dell’applicazione dedicata al monitoraggio dei conferimenti, affinché le imprese possano verificare in tempo reale i passaggi effettuati. Diversi operatori segnalano infatti che i bidoni vengono talvolta scannerizzati anche quando non sono stati esposti per lo svuotamento, con conseguenti addebiti impropri”. Altro punto e è il tema dei costi derivanti dall’abbandono dei rifiuti e dalle morosità, “che secondo le attuali previsioni possono essere redistribuiti sugli utenti attraverso aumenti tariffari che possono arrivare fino al 10% annuo”. Per l’associazione “tali costi non possano continuare a ricadere indiscriminatamente su cittadini e imprese che rispettano le regole. Gli abbandoni di rifiuti devono essere contrastati con maggiore efficacia e le morosità recuperate senza trasformarsi in un ulteriore aggravio per chi già paga regolarmente il servizio”.

Nonostante un confronto con il Comune sia già stato avviato da dicembre, per Mambelli a oggi mancherebbero “risposte concrete”, mentre un intervento dell’Amministrazione sarebbe “non più rinviabile”. Confcommercio Ravenna chiede quindi “l’apertura urgente di un tavolo di confronto con il Comune e con il gestore del servizio, finalizzato a rivedere gli attuali meccanismi di calcolo della tariffa e a definire un modello realmente equo, trasparente e sostenibile per le imprese”.


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