«Così Padova rischia di restare ferma ancora per anni»

Il confronto sull’alta velocità e sulla nuova stazione di Padova si arricchisce di una nuova presa di posizione politica. Dopo l’intervento del vicepresidente del consiglio regionale Andrea Micalizzi, che ha difeso l’operato del sindaco Sergio Giordani e il dialogo istituzionale con il Governo, arriva la replica di Luigi Tarzia, capogruppo Udc in consiglio comunale, che contesta la linea seguita finora e chiede un cambio di passo netto sul fronte infrastrutturale.
«Bene che si riparli di sviluppo ferroviario ma alla luce degli evidenti ritardi e per superare i campanilismi locali che da anni bloccano l’ammodernamento della rete dotandola di alta velocità/capacita del Veneto, serviva forse una scelta diversa e più coraggiosa: suddividere il lotto e far partire i lavori anche dal lato di Padova, in direzione Vicenza – dichiara Tarzia -. Questo avrebbe prodotto un effetto concreto: mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità anche di crescita e sviluppo di aree urbane».
Nella lettura del capogruppo Udc, una decisione di questo tipo avrebbe avuto anche una funzione di pressione politica e istituzionale nei confronti di Vicenza, costringendo l’altro fronte ad accelerare e a sciogliere i nodi rimasti aperti.
«Perché mentre Padova sarebbe partita, Vicenza sarebbe stata inevitabilmente costretta ad accelerare, superando divisioni interne e ambiguità progettuali – spiega -. Invece si è scelta una linea amministrativa e politica attendista, che di fatto ha assecondato i veti incrociati anziché superarli e anche su questo Micalizzi dovrebbe porsi delle domande in qualità di amministratore della città del Santo».
Tarzia allarga poi la critica anche al metodo con cui, a suo giudizio, è stato gestito il confronto in città. «E lo si è fatto anche svuotando il confronto istituzionale: a Padova non c’è mai stato un vero dibattito consiliare, sostituito da incontri e conferenze con tecnici, politici e cittadini, ma senza il passaggio centrale nel luogo deputato alle decisioni – aggiunge -. E così, ancora una volta, il territorio nel suo complesso rischia di restare fermo ancora per tanti anni».
Ma l’esponente Udc non si limita al collegamento con Vicenza. Nel suo intervento richiama anche un altro snodo infrastrutturale ritenuto strategico, quello della linea Bologna-Padova, che considera una delle grandi incompiute lungo l’asse ferroviario nazionale. «A questo si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: è urgente riprendere l’implementazione della linea Bologna/Padova, oggi unico tratto di circa 110 km non ad alta velocità/capacità lungo l’asse Salerno/Venezia. Un’ulteriore lacuna infrastrutturale che penalizza direttamente l’economia e i cittadini del Veneto centrale».
Infine, il capogruppo Udc porta l’attenzione anche sul tema dei collegamenti ferroviari diretti con la Capitale, denunciando come Padova si trovi oggi a fare i conti non solo con i ritardi sull’alta velocità, ma anche con un ridimensionamento dell’offerta esistente. «Come se non bastasse, Padova si ritrova anche con la soppressione di due treni diretti da e per Roma Termini – conclude -. Al danno si somma la beffa. Su questo punto è doveroso che i vertici di Trenitalia diano risposte chiare, non solo al sindaco Giordani ma all’intero territorio provinciale. Perché qui non sono in gioco solo delle infrastrutture, ma la credibilità delle scelte pubbliche e la capacità di questo territorio di non restare indietro».
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