così il civitanovese Alfredo ha salvato l’amico Gianmarco di Sant’Elpidio. «Siamo andati a Modena, Fermo ha lo stesso dispositivo hi-tech»

«Alfredo mi ha ridato la vita». Il primo trapianto epatico da vivente in Occidente con l’uso contemporaneo del robot sia sul ricevente che sul donatore, è una storia di amicizia, coraggio e speranza. Storia che vede come protagonisti due amici di lunga data: Gianmarco Governatori, 53 anni, di Sant’Elpidio a Mare e Alfredo Ercoli, 52 anni, di Civitanova Marche. «Io non ho chiesto niente – racconta il primo – Non avrei mai avuto il coraggio di chiedere a qualcuno di donarmi una parte di sé. Ma Alfredo l’ha fatto. E oggi posso dire che mi ha ridato la vita».
Voce calda, piena di vita quella di Governatori, quando racconta le tappe di questa storia. Nell’aprile 2024, un improvviso gonfiore lo porta all’ospedale di Fermo. La diagnosi è spietata: cirrosi epatica. Non c’entra niente con l’alcol, è una malattia ereditata. A fine agosto, ad Ancona, gli confermano che l’unica via è il trapianto. «Da lì è iniziato il mio pellegrinaggio tra i centri italiani – spiega Governatori – Ancona è un’eccellenza, ma a Modena ho scoperto la chirurgia robotica: intervento meno invasivo, recupero più rapido. Così ho scelto Modena». Come? Il destino a volte si muove per vie traverse. È stata un’anestesista di Civitanova Marche, sua amica, a metterlo in contatto con l’équipe del Policlinico di Modena. «Mi dissero che lì si facevano anche trapianti da vivente con tecnica robotica. Ma io non avrei mai chiesto a nessuno di fare un gesto del genere per me», ammette. Eppure, non serviva neanche chiederlo.
La decisione durante Milan-Juve
Infatti la voce corre. Governatori è parte di un gruppo di amici legati dal Movimento dei Focolari. Sessanta persone fanno gruppo in chat, sei si offrono per la donazione. La moglie e la sorella non sono idonee. Restano gli amici. «A febbraio ancora si sperava in un familiare. Ma ad aprile sono finito in coma per encefalopatia. Una notte. Quella notte ha accelerato tutto», dice il 53enne. Alla fine, ne restano tre. Il più compatibile è proprio Alfredo Ercoli. «Ci conosciamo dalle superiori. Trentacinque anni di amicizia – racconta Governatori – A novembre, durante Milan-Juve, eravamo a Tre Torri. Mi chiede: “Come funziona?”. Glielo spiego. Mi guarda e dice: “Voglio farlo”». Il primario Fabrizio Di Benedetto, appena rientrato da Abu Dhabi, programma l’intervento. È il 10 giugno scorso. «Alfredo entra alle 6,30, io alle 10 ed esco a mezzanotte – ricorda Governatori – Quattordici ore, tre chirurghi». Gianmarco esce dall’ospedale il 20 giugno. «Il giorno dopo già camminavo», spiega. Non sono mancate complicazioni, era previsto, «Ma oggi il fegato è perfetto. Ogni analisi lo conferma».
I tre appelli
E così a distanza di mesi, Governatori lancia tre appelli. Il primo: «Parliamo bene della sanità – dice – quando serve davvero, ci sono eccellenze straordinarie. Liste d’attesa lunghe, sì. Ma quando la posta è alta, la risposta c’è. Modena ha fatto qualcosa che prima si era visto solo a Seoul e Riyadh». Il secondo appello: «Sensibilizziamo alla donazione. Nel 2024 risultano solo 29 trapianti da vivente in Italia. È troppo poco. Serve cultura, fiducia, informazione. Alfredo è donatore Avis, ma qui ha fatto molto di più». Terzo appello: «Investiamo nella tecnologia. Il robot Da Vinci usato a Modena c’è anche a Fermo. Usiamolo. Formiamo. Diffondiamo. La chirurgia robotica è il futuro, anche per interventi minori». Governatori chiude con un pensiero che è anche un manifesto: «Ho cercato per tutta la vita di costruire rapporti nella misura più grande del Vangelo: dare la vita. Alfredo l’ha fatto. E io ho ricevuto molto più di quanto abbia mai dato».



