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così i giovani si rifugiano su Internet e ne restano intrappolati

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L’ultima infografica dell’Università Niccolò Cusano (Unicusano) offre uno sguardo approfondito sul rapporto tra giovani e piattaforme digitali, ampliando la fascia d’età degli utenti dall’infanzia all’adolescenza. I risultati del studio tracciano un quadro preoccupante, riflettendo una realtà che trova conferma nei recenti fatti di cronaca, dove l’uso eccessivo delle tecnologie digitali ha sollevato interrogativi seri sulla salute mentale e il benessere dei più giovani.

Le statistiche presentate nella ricerca mettono in luce come un uso scorretto o eccessivo dei media digitali tra i 6 e i 12 anni possa portare a conseguenze negative. I giovani in questa fascia d’età mostrano segnali di sonno disturbato, ridotta capacità di attenzione e un peggioramento delle performance scolastiche. A queste problematiche si aggiungono difficoltà linguistiche e cognitive, minore attività fisica e meno tempo trascorso con amici e familiari. In particolare, nei bambini in età prescolare, oltre un’ora di esposizione quotidiana a schermi si associa a esiti cognitivi, linguistici e socio-emotivi sfavorevoli.

La ricerca approfondisce anche l’impatto sull’adolescenza, rivelando che oltre tre ore giornaliere sui social media raddoppiano il rischio di sviluppare problemi di salute mentale. Una meta-analisi condotta su 153 studi longitudinali ha evidenziato un legame tra l’uso dei social e una maggiore incidenza di depressione, comportamenti problematici, autolesionismo e risultati scolastici insoddisfacenti. Questi dati pongono l’accento sulla necessità di una riflessione critica sulle abitudini digitali dei giovani.

La questione dell’esposizione precoce agli schermi è altrettanto allarmante. In Italia, il 13,9% dei bambini è già esposto a dispositivi digitali tra i 2 e i 3 mesi. Questa cifra aumenta drasticamente: il 39,2% dei bambini tra i 2 e i 15 mesi e il 61,9% tra i 13 e i 15 mesi sono già in contatto con schermi. In età più avanzata, il 32,6% dei bambini tra i 6 e i 10 anni utilizza quotidianamente uno smartphone, mentre il 62,3% degli 11-13enni ha almeno un account social. Questa presenza costante delle tecnologie digitali non è più una questione di tempo trascorso davanti a uno schermo, ma ha assunto il carattere di una routine quotidiana che modifica le interazioni familiari e sociali.

Il cambiamento nel modo in cui i bambini vivono e interagiscono con il mondo digitale è significativo. I dati mostrano che tra il 2018 e il 2025, il 28% dei minori ha ricevuto uno smartphone prima dei 10 anni, con un ulteriore 25% che ha ricevuto il dispositivo dopo gli 11. Nonostante la consapevolezza crescente riguardo ai potenziali eccessi, circa un minore su cinque segnala di percepire un uso eccessivo dei dispositivi, una percentuale che aumenta al 28% tra i 14-15enni. Il tempo trascorso online varia, ma ben un quinto dei ragazzi supera le quattro ore al giorno, mentre sette su dieci utilizzano regolarmente social e piattaforme di streaming.

È cruciale comprendere che non tutti i contenuti digitali hanno lo stesso impatto sulla salute dei giovani. Una meta-analisi su 42 studi ha dimostrato che un’esposizione prolungata agli schermi, anche a contenuti televisivi non specificamente educativi, può compromettere le competenze linguistiche. Al contrario, la visione di programmi educativi e il coinvolgimento condiviso con un adulto si traducono in risultati migliori. La qualità dell’esperienza digitale è quindi fondamentale nel determinare gli effetti sulla crescita e sul benessere psicologico dei ragazzi.

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Infine, è evidente che le conseguenze dell’uso dei media digitali non si manifestano immediatamente, ma emergono nel tempo. I segnali di disagio iniziali, come difficoltà nel sonno e nell’attenzione, sono indicatori di un problema più ampio che richiede attenzione. Per affrontare questa sfida, è necessaria una visione complessa che integri educazione, psicologia e cultura digitale. In questo contesto, la formazione universitaria gioca un ruolo chiave nel preparare professionisti capaci di interpretare i nuovi equilibri dell’infanzia connessa e di intervenire efficacemente nei vari ambiti della vita dei giovani.


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