Cosenza, studenti in piazza per il diritto allo studio
A Cosenza imponente corteo degli studenti per tutelare il diritto allo studio, nel mirino il Governo Meloni
COSENZA -Le strade della città di Cosenza si sono ricoperte da circa mille studenti, tra scuole superiori e Università, in corteo per manifestare le loro richieste a tutela del loro diritto allo studio. Oltre agli universitari, la maggioranza degli studenti erano i liceali. Da tutte le scuole cosentine e perfino qualche studente dalla limitrofa Rende. La massiccia partecipazione è stata motivata per pretendere l’aumento delle risorse destinate alla scuola pubblica, sostegni concreti contro il caro libri e lo stop ai conflitti internazionali, causa principale dell’attuale crisi economico-sociale. La manifestazione, svolta in modo pacifico, ha bloccato il traffico. I manifestanti hanno esposto striscioni con le scritte ‘Non risparmiate sugli studenti’ a “L’istruzione è un diritto, non un privilegio”. Una protesta è stata promossa anche dagli studenti degli istituti superiori nel centro di Montalto Uffugo.
LE PAROLE DEGLI STUDENTI
“I decreti sicurezza vanno a criminalizzare le proteste, facendo arrestare anche i giovani. Questo comportamento del governo è l’indice della loro paura verso la sollevazione popolare”, denuncia uno studente. “Il carovita ci sta uccidendo. Il governo non ha dato finora le risposte necessarie e tutto ciò che propone per risolvere la crisi è la repressione. Non ci fermeremo oggi, e cammineremo per tutte le strade delle città. Lo faremo il 30 ottobre al fianco delle nostre famiglie. Solo insieme possiamo paralizzare il paese.”
Si snocciolano poi i diversi punti dei problemi dell’istruzione ai danni degli studenti. “La mancanza dell’educazione affettivo sessuale è una vera e propria sentenza di morte”, dichiara una studentessa. “Il bullismo deriva dall’assenza degli strumenti ai ragazzi per comprendere le diversità. L’educazione è attivamente boicottata dal governo. I minori al liceo devono far firmare dai genitori il form per l’educazione affettivo sessuale, mentre alle medie ed elementari è completamente vietato.”
La studentessa sposta poi l’attenzione ai nuovi decreti legge: “L’imposizione del 30% degli stranieri nelle classi è totalmente insensato. Vietare la libertà di culto significa negare un diritto della costituzione. Come anche negare il diritto di manifestare. I telegiornali ci riportano come vandali, oscurando dalle notizie chi è andato a manifestare in modo pacifico come noi.” Si passa la parola anche agli studenti universitari. “I tagli alla scuola riguardano tutti e tutte. Anche se in maniera diversa. Il governo invece di curare la nostra formazione, pensa alla guerra. Se non possiamo permetterci di studiare non avremo un futuro degno di un essere umano.”
VERSO LO SCIOPERO GENERALE
Inserendo la manifestazione odierna degli studenti in un percorso verso lo sciopero generale del 30 ottobre Stefano Catanzariti, attivista, ha sottolineato come si sta creando un fronte unico contro il carovita e le spese destinate alla guerra. “Si chiede di destinare i soldi del riarmo ai salari dei lavoratori, all’istruzione, alla sanità e a tutti i servizi essenziali. C’è una generazione che non è più disposta a un presente precario. Non si può solo sopravvivere ma vivere bene. E mi riferisco a quegli aspetti considerati superflui, come sport e viaggi, che chi sta al potere ottiene in modo gratuito,” spiega.
Catanzariti si rivolge poi ai politici locali: “Qui i governatori devono fare una scelta coraggiosa: mettersi dalla parte del popolo a dire all’Italia e all’Europa che c’è una situazione di non ritorno”. “Si sono fermati agricoltori e trasportatori, i supermercati sono vuoti e le pompe di benzina a secco. Presto ci sarà una nazione bloccata. Come sono stati destinati 600.000 euro per il riarmo si può fare lo stesso verso l’aumento dei salari e ai sussidi”, conclude
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