Cosenza, l’omicidio del pizzaiolo appare privo di un movente
Il giorno della verità. Franco De Grandis, 66 anni, sarà interrogato oggi dal gip di Cosenza, Letizia Benigno. Il magistrato, prima di decidere sulla convalida del fermo, sentirà l’autore dell’omicidio di Luca Carbone, 48 anni, ucciso l’altra mattina con un colpo di pistola al cuore nel parcheggio di una palazzina popolare posto nell’ultimo lotto abitativo di via Popilia. Il provvedimento restrittivo temporaneo è stato disposto dal procuratore capo, Vincenzo Capomolla e dal pm Veronica Rizzaro, la sera stessa della consumazione del delitto dopo l’audizione dell’indagato avvenuta nella sede del comando provinciale dei carabinieri.
Davanti ai magistrati inquirenti il 66enne, difeso dall’avvocato Amabile Cuscino, ha ammesso di aver sparato contro la vittima dal balcone di casa precisando, però, che non intendeva togliergli la vita. «Volevo solo intimidirlo» ha dichiarato «perchè se avessi voluto ammazzarlo avrei utilizzato il fucile e non la pistola». L’uomo, dipendente di una ditta di pulizie, deteneva legalmente le armi in casa. E le ha consegnate agli investigatori coordinati dal colonnello Andrea Mommo che hanno fatto irruzione nell’abitazione.
Le confessioni rese in caserma dall’omicida sono state definite dai pubblici ministeri «stravaganti». De Grandis non ha fornito l’esatta causale del crimine riferendo invece una serie di fatti non aderenti alla realtà relativi a minacce e aggressioni subite.
La procura bruzia lo ha incriminato per omicidio volontario escludendo però qualsiasi circostanza aggravante compresa la premeditazione del delitto. Da quanto si è appreso grazie a ricorrenti indiscrezioni, l’omicida sarebbe stato in passato sottoposto a cure psichiatriche.
L’avvocato Cuscino ci ha detto: «Sto svolgendo accertamenti per verificare presso quale ente è stato in cura e se lo era tuttora». Il tenore delle dichiarazioni rilasciate da De Grandis dopo essere stato individuato, depone per una condizione mentale apparentemente non lineare. E la circostanza potrebbe spingere il difensore a chiedere l’ausilio di un consulente per meglio inquadrare dal punto di vista psichiatrico la situazione.
L’esame autoptico disposto dalla magistratura sul cadavere di Carbone non potrà che offrire conferme alla ricostruzione dei fatti. La pistola calibro 7,65 impugnata da De Grandis è sottoposta a sequestro e le verifiche balistiche comparative ordinate dai Pm non sembrano destinate a riservare colpi di scena. È quella l’arma usata per uccidere Carbone come lo stesso indagato ha subito dichiarato. Il pizzaiolo 48enne sarebbe insomma una vittima occasionale travolta da un tragico destino.
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