Cosenza, donna muore in ospedale: aperta un’inchiesta
Presunto caso di malasanità a Cosenza: una donna muore in ospedale; sulla vicenda la Procura ha aperto un’inchiesta, due infermieri indagati
COSENZA – La Procura di Cosenza ha aperto un fascicolo su un presunto caso di malasanità nel reparto di Pneumologia dell’ospedale “Annunziata”. Due infermieri, infatti, sono iscritti nel registro degli indagati per l’ipotesi di omicidio colposo in relazione alla morte di una donna, C. M., 79 anni, originaria della Valle dell’Esaro, avvenuta la sera del 26 marzo.
La donna, affetta da broncopatia, era stata ricoverata nel pomeriggio per l’insorgere di una sintomatologia influenzale. Secondo quanto riferito dai familiari, la signora – che durante il ricovero si agitava spostando di continuo la mascherina – avrebbe necessitato di assistenza continua, anche nelle ore notturne. Ma la risposta ricevuta dal personale sanitario sarebbe stata negativa: nessuno avrebbe potuto vegliare su di lei. Intorno alle 23, con una telefonata si comunicava la notizia del decesso della paziente.
Per i figli della donna, che hanno depositato denuncia in Procura dopo i funerali, il tragico epilogo si sarebbe potuto evitare assicurando all’anziana una vigilanza più adeguata. Subito dopo l’apertura del fascicolo, sulla salma effettuata l’autopsia, condotta nel pomeriggio del 2 aprile nel cimitero di Cosenza dai medici legali nominati dalla Procura, Silvio Berardo Cavalcanti e Vannio Vercillo.
IL LAVORO DEGLI INQUIRENTI
Agli accertamenti tecnici irripetibili disposti dal pubblico ministero hanno partecipato i consulenti di parte Fabrizio e Guglielmo Cordasco e, per i due indagati, il consulente Giuseppe Morelli. Ora gli esperti avranno, come di consueto, 90 giorni per depositare gli esiti della loro relazione. L’indagine, coordinata dal pm Domenico Frascino, dovrà, quindi, accertare eventuali responsabilità mediche in relazione alla morte della 79enne.
In particolare, il lavoro degli inquirenti, dopo un’attenta analisi della cartella clinica e delle risultanze degli esami istologici e tossicologici, dovrà chiarire la corretta o meno esecuzione delle buone pratiche clinico-assistenziali e le linee guida previste dalle normative sanitarie vigenti, se l’evento sia determinato da imperizia, o se le cause del decesso siano riconducibili a condotte colpose da parte del personale sanitario che aveva in cura la paziente.
I familiari della donna sono rappresentati dall’avvocato Giovanni Ferrari, mentre i due indagati sono difesi dall’avvocato Pasqualino Maio, entrambi appartenenti al Foro di Cosenza.
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