Cosenza, Alimena: «Contro di me solo ritorsioni, Caruso? Non si fida»
Cosenza, Francesco Alimena: «Contro di me solo ritorsioni, Caruso? Non si fida della sua squadra» Intervista al consigliere comunale ed ex capogruppo dem
COSENZA- L’inizio del 2026 è stato pregno di cambiamenti a Palazzo dei Bruzi. Il riferimento è ovviamente alla rimodulazione della Giunta e delle deleghe consiliari. Tra coloro a cui il sindaco Franz Caruso ha dato il benservito c’è l’ex capogruppo del Pd Francesco Alimena che deteneva le deleghe al Cis-Agenda Urbana e Centro storico. Il democrat ha rilasciato alla nostra testata un’intervista in cui spiega il suo punto di vista sulle recenti vicende che lo hanno visto protagonista e analizza le prospettive per il futuro del Pd e di Cosenza. Prima lo “scippo” delle deleghe e poi le sue dimissioni dal ruolo di capogruppo del Pd in Consiglio comunale. Il primo trimestre del 2026 da un punto di vista politico-amministrativo sarebbe da dimenticare.
LA FINE DELLA SPINTA PROPULSIVA E IL SEGNALE DELLE DIMISSIONI
«O magari sarà da ricordare. Chissà. Sicuramente c’è alla base la grande consapevolezza di una spinta propulsiva che si è esaurita e di un gran bisogno di cose da fare che devono essere organizzate. Si è esaurita la spinta dei giovani all’interno dell’amministrazione (ma non doveva nascere una nuova classe dirigente?) e quindi, in quest’ottica, evidentemente va bene revocarmi deleghe (la cui concessione fu una precisa richiesta del mio partito in base al mio attivismo degli anni passati e al mio impegno elettorale, ricordiamolo). In un tempo politico in cui nessuno si dimette e tutti restano attaccati alla poltrona, alle rendite di posizione e ai benefit economici con le unghie con i denti, anche quando non portano nessun risultato concreto alla comunità, ho voluto dare un segnale a questa terra e a chi la vive. Speriamo il segnale venga colto, seguire questo esempio da parte di molti sarebbe, credo, un buon insegnamento per i loro figli, che poi sono i miei coetanei (ride). Non è indifferente vivere l’impegno politico attraverso la ragione della passione e non essere motivato dal sentimento dell’opportunismo e dell’arrivismo».
ALIMENA CONSIGLIERE COMUNALE DI COSENZA: IL RAPPORTO CON IL GRUPPO E LE CRITICHE ALLA NUOVA LEADERSHIP
Ora che succede? Resterà ovviamente in Consiglio comunale ma quale sarà il suo rapporto con il gruppo consiliare e con il resto della maggioranza?
«Ho fatto un passo indietro per coerenza verso il mio gruppo che comunque vuole sostenere il sindaco, per cui non era giusto lo guidassi io. Certo, mi sarei aspettato che i colleghi eleggessero qualcuna o qualcuno che è sempre stato coerente e leale con il gruppo stesso, con la maggioranza e con lo stesso sindaco. Qualcuno che, come me, abbia sempre votato a favore, che si sia sempre espresso a favore dell’amministrazione e si sia sempre speso per essa. Così non è stato. Il mio sostituto è evidentemente stato scelto in base ad uno scambio di potere. Sarà contento il sindaco. D’altronde, mi dicono, che tale risultato sia frutto di un accordo elettorale con lui. Quando un leader non si fida più della squadra che lo ha lanciato e si affida a sostenitori dell’ultima ora, non è mai un buon segnale».
IL CASO DEL BILANCIO DI PREVISIONE E LE RITORSIONI POLITICHE
In politica i “se” e i “ma” lasciano il tempo che trovano. Tuttavia è pesata come un macigno (almeno così sembra) la sua assenza in occasione del Consiglio comunale del Bilancio di previsione dello scorso 19 dicembre (poi approvato anche grazie al suo voto il 30 dicembre) nel rapporto con Caruso. Una sua regolare partecipazione avrebbe cambiato gli scenari?
«Ma non c’è stato alcuno scenario se non nella mente del sindaco. Mi spiego: al Bilancio del 19 dicembre siamo mancati in 7. Di diversa estrazione politica e di diversi gruppi consiliari e per diverse ragioni. Nessuno ha votato contro o dichiarato di non volerlo votare. Semmai la conferenza dei capigruppo, in teoria sovrana ma attualmente sempre più marginale, aveva chiesto di non votare il bilancio ma solo le variazioni urgenti al fine di inserirvi alcune proposte migliorative, linea politica sostenuta finanche dal gruppo del sindaco. Anche qui, però, ha prevalso l’ego. Il 30 il bilancio lo abbiamo votato tutti. Dopodiché, tutti i gruppi assenti il 19 sono stati premiati con assessorati, deleghe, presidenze di commissioni. E hanno fatto bene ad accettare. Soltanto a me la delega è stata tolta come ritorsione dopo essersi assicurati il mio voto al Bilancio. Poco onorevole».
ALIMENA: LA CRISI DI IDENTITÀ DEL PD A COSENZA E LA PROPOSTA SUL LIMITE DI ETÀ
Che mi dice del Pd? Nell’annuncio delle sue dimissioni da capogruppo non ci è andato leggero, per usare un eufemismo.
«Il Pd deve ritrovare la sua anima e non può farlo finché è colonizzato da persone che prima ci hanno sputato sopra e ora lo utilizzano come tram elettorale e che, pur non avendo voti pretendono di dirsi rappresentativi oppure hanno solo voti ma non riescono a fare un minimo di elaborazione politica di sinistra. Non si può stare in posizioni di potere solo perché si hanno amici o parenti a Roma e zone contermini. Su questo punto di vista proporrei al mio partito la proposta di legge dell’ex capo di gabinetto di Obama: l’introduzione di un’età pensionabile obbligatoria dopo una certa età per chi concorre alle cariche elettive. Come per i concorsi pubblici. Non puoi stare quarant’anni eletto in Comune. Della serie: ti ringraziamo per il tuo contributo finora, ma del nostro futuro adesso decidiamo noi».
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L’ANALISI DEL VOTO ALLE PROVINCIALI E I SOSPETTI DI INCIUCIO
Nelle elezioni provinciali Caruso ha perso per una manciata di voti ponderati. Nei Comuni di fascia E sono risultate due schede bianche e una scheda nulla. I soliti maliziosi hanno dato il suo volto a una di quelle schede.
«Il mio partito e la coalizione chiedevano un sindaco giovane, che rappresentasse le aree marginali, i comuni periferici che, in una provincia come la nostra sono spesso la rappresentanza plastica delle dimenticanze della politica verso i cittadini. Eppure anche qui è prevalso l’ego. Ciononostante, mi è stato insegnato che si fa battaglia dentro il partito e dentro la coalizione fino alla fine ma poi si vota chi il partito o la coalizione candida. Quando alla fine ho firmato anche io per la candidatura del sindaco di Cosenza non ho ricevuto non dico un grazie ma nemmeno un’emoticon di pollice alzato. Mi ha stupito vedere il sindaco dare conto a questi gossip e venire meno alla prima regola delle elezioni: quando si vince si vince tutti insieme, quando si perde si perde da soli. Questa è la politica in cui credo. E comunque il dato politico rilevante che emerge dal voto alla Provincia è la sonora sconfitta delle liste del centrosinistra e l’evidente inciucio con settori del centrodestra sul nostro sindaco candidato presidente».
ALIMENA, OBIETTIVO 2027: LA VISIONE PER IL FUTURO DI COSENZA
Tra un anno si vota per le amministrative. Caruso ha già annunciato che si ricandiderà. Ma aldilà dei nomi e degli schieramenti cosa servirà a Cosenza nel prossimo quinquennio 2027-2032?
«Serve Cosenza. Serviranno le cose che ci eravamo promessi di fare e che si sono perse per strada o che abbiamo deciso di non fare per cui abbiamo perso pezzi di coalizione lungo la strada. Anticipare lo shock termico e climatico che stiamo vivendo attraverso più mobilità sostenibile (pensiamo alla perdita della Metrotramvia o al fallimento di Amaco, più piste ciclabili, più micro foreste urbane, invece che meno. Rendere la città e l’area urbana più resiliente sul piano sociale con più persone che possono contare su alloggi pubblici, invece che meno.
Combattere lo shock democratico con bilanci partecipativi, consultazioni cittadine e progettazione partecipata, invece che meno. Con i progetti per il centro storico abbiamo iniziato a farlo ma temo che la nuova gestione di Agenda Urbana sia un ritorno al passato. I cittadini dovranno difendere ma soprattutto realizzare conquiste ecologiche, sociali e democratiche. La campagna di ascolto di quel nuovo gruppo dirigente messo alla porta non si è mai fermata. Nei prossimi giorni proveremo a fare da megafono ai tanti e alle tante rimaste inascoltati. Perché Il 2027 è vicino, di certo noi non ci faremo trovare impreparati. Dobbiamo smetterla di guardare altrove, dobbiamo guardare al futuro».
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