cos’è, come si manifesta e perché accade
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Il sonnambulismo continua a esercitare un fascino profondo sull’immaginario collettivo. Dalle scene dei film horror ai racconti tramandati nelle famiglie, il fenomeno del “camminare nel sonno” oscilla tra mistero, curiosità scientifica e preoccupazione medica. Nonostante la sua diffusione relativamente ampia, rimane uno dei disturbi del sonno meno compresi dal grande pubblico.
La medicina moderna ha chiarito molti aspetti del sonnambulismo, ma alcune domande restano aperte: perché alcune persone si alzano e camminano durante il sonno? Quanto è legato allo stress o alla salute mentale? È pericoloso? E soprattutto: cosa ci dice questo fenomeno sulla società contemporanea, sempre più segnata da ritmi frenetici e carenza di riposo? Analizziamo il sonnambulismo da diverse prospettive, con uno sguardo attento alla realtà odierna e alle più recenti evidenze scientifiche.
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Che cos’è il sonnambulismo: definizione e caratteristiche cliniche
Il sonnambulismo, o somnambulismo, è un disturbo del sonno classificato tra le parasonnie, ovvero comportamenti anomali che si verificano durante il sonno. Si manifesta principalmente con l’alzarsi dal letto e camminare o compiere azioni complesse mentre si dorme, senza una reale consapevolezza.
Secondo l’American Academy of Sleep Medicine (AASM), il sonnambulismo si verifica durante il sonno non-REM, in particolare nelle fasi di sonno profondo (stadio N3). Questo lo distingue da altri disturbi come i sogni vividi o il disturbo comportamentale del sonno REM, in cui le azioni avvengono durante la fase onirica. Durante un episodio, la persona appare sveglia: gli occhi possono essere aperti, il corpo in movimento, ma la coscienza è ridotta o assente. Chi soffre di sonnambulismo spesso non ricorda nulla al risveglio.
Il National Sleep Foundation sottolinea che il sonnambulismo può includere una vasta gamma di comportamenti: dal semplice sedersi sul letto al camminare per casa, mangiare, parlare o perfino uscire all’esterno. In casi rari, possono verificarsi azioni più complesse, come guidare o utilizzare oggetti domestici.
Il fenomeno è particolarmente frequente nell’infanzia: studi epidemiologici indicano che tra il 15% e il 30% dei bambini sperimenta almeno un episodio di sonnambulismo. Negli adulti la prevalenza scende a circa il 2-4%, ma può persistere o comparire ex novo in situazioni di stress o privazione di sonno.
Secondo una revisione pubblicata su The Lancet Neurology, il sonnambulismo non è di per sé una malattia, ma un disturbo del sonno che può essere isolato oppure associato ad altri problemi, come apnee notturne, ansia o disturbi neurologici.
Come si manifesta: comportamenti, segnali e rischi
Il sonnambulismo non si presenta in modo uniforme. Alcuni episodi sono brevi e innocui, altri possono risultare più complessi e potenzialmente pericolosi. Tra le manifestazioni più comuni è possibile osservare:
alzarsi dal letto e camminare
parlare o mormorare
svolgere azioni automatiche (aprire porte, spostare oggetti)
mangiare o bere
uscire di casa
apparire confusi o disorientati
Durante un episodio, il volto può essere inespressivo e lo sguardo fisso. Se qualcuno tenta di svegliare il sonnambulo, il soggetto può reagire con confusione o irritabilità. Tuttavia, la credenza che sia “pericoloso” svegliarlo è un mito: farlo non provoca danni neurologici, anche se può causare disorientamento temporaneo. Il principale rischio riguarda invece gli incidenti. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Sleep Medicine, circa il 20% degli adulti con sonnambulismo ha riportato almeno un infortunio serio correlato agli episodi: cadute, urti contro oggetti, uscita in strada o uso improprio di utensili domestici.
Nei bambini, invece, gli episodi sono generalmente benigni e tendono a ridursi con l’età. In casi eccezionali, però, la presenza frequente o violenta può richiedere valutazione specialistica.
Il sonnambulismo può essere accompagnato da altri fenomeni notturni, come:
terrori notturni
risvegli confusionali
bruxismo
enuresi
Queste associazioni rafforzano l’idea che si tratti di una disfunzione dei meccanismi di transizione tra sonno e veglia.
Perché accade: le cause tra genetica, cervello e psicologia
Le cause del sonnambulismo non sono univoche. La ricerca scientifica tende ad indicare un’origine multifattoriale, in cui si intrecciano componenti biologiche, psicologiche e ambientali. Uno dei fattori più documentati è la predisposizione genetica. Studi familiari hanno dimostrato che chi ha parenti sonnambuli presenta un rischio significativamente maggiore. Secondo una ricerca pubblicata su Neurology, se entrambi i genitori hanno sofferto di sonnambulismo, il rischio per i figli può superare il 60%.
Osservando il fenomeno dal punto di vista neurologico, il sonnambulismo è legato a un’attivazione parziale del cervello. Durante il sonno profondo, alcune aree responsabili del movimento possono “svegliarsi” mentre quelle legate alla coscienza restano inattive. Il risultato è uno stato intermedio tra sonno e veglia. La neuroscienza definisce questo fenomeno come dissociazione degli stati di coscienza. Il cervello non è completamente addormentato né completamente sveglio.
Diversi fattori possono favorire o scatenare episodi:
privazione di sonno
stress e ansia
febbre (soprattutto nei bambini)
consumo di alcol
alcuni farmaci sedativi o ipnotici
disturbi respiratori del sonno
jet lag o turni di lavoro notturni
Secondo la Mayo Clinic, lo stress emotivo è uno dei principali trigger negli adulti. Periodi di tensione psicologica o cambiamenti di vita possono aumentare la frequenza degli episodi.
Dal punto di vista psicologico, invece, il sonnambulismo è stato a lungo interpretato come espressione simbolica di conflitti interiori. Sebbene le teorie psicoanalitiche abbiano perso centralità, l’idea che fattori emotivi influenzino il sonno resta valida. L’American Psychological Association sottolinea che ansia e disturbi dell’umore possono alterare l’architettura del sonno, favorendo parasonnie.
Sonnambulismo e cultura popolare: tra mito, letteratura e cinema
Il sonnambulismo ha sempre affascinato l’immaginazione umana. Nella letteratura e nel teatro è spesso associato al mistero o alla follia. Celebre è la scena di Lady Macbeth nel dramma di Shakespeare, che vaga nel sonno tormentata dal senso di colpa. La figura del sonnambulo diventa così simbolo di un inconscio che emerge.
Nel cinema e nelle serie TV, il sonnambulismo è frequentemente utilizzato come espediente narrativo: personaggi che compiono azioni inconsapevoli, segreti rivelati durante il sonno, episodi inquietanti. Tuttavia, queste rappresentazioni spesso esagerano la componente drammatica per spettacolarizzare..
La cultura popolare ha anche alimentato numerosi miti:
i sonnambuli hanno poteri speciali
non devono essere svegliati
sono sempre in uno stato di trance profonda
compiono azioni deliberate
La realtà è molto più prosaica. Come osserva lo storico della medicina Roger Ekirch, il sonno è sempre stato circondato da credenze simboliche e spirituali. Il sonnambulismo, in particolare, veniva interpretato nel Medioevo come fenomeno soprannaturale o lunare.
Oggi, sebbene la scienza abbia chiarito molti aspetti, l’aura di mistero persiste. In parte perché il sonno stesso rimane uno degli stati più enigmatici dell’esperienza umana.
Sonnambulismo e società contemporanea: stress, tecnologia e sonno fragile
Nella società attuale, caratterizzata da ritmi accelerati e iperconnessione digitale, i disturbi del sonno sono in aumento. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’insonnia e le alterazioni del sonno rappresentano un problema crescente di salute pubblica nei paesi industrializzati.
La privazione cronica di sonno, dovuta a lavoro, studio e uso di dispositivi elettronici, altera i cicli circadiani e può favorire parasonnie come il sonnambulismo. L’esposizione alla luce blu degli schermi riduce la produzione di melatonina, interferendo con la qualità del riposo.
Anche lo stress sociale ed economico gioca un ruolo. In un contesto di incertezza lavorativa, pressione produttiva e ipercompetizione, il sonno diventa più frammentato. Come evidenziato da uno studio pubblicato su Sleep Medicine Reviews, lo stress cronico è associato a un aumento degli episodi di sonnambulismo negli adulti predisposti.
Il fenomeno solleva interrogativi più ampi sulla relazione tra mente, corpo e società. Il sonnambulismo può essere visto come un segnale di disallineamento tra i ritmi biologici e quelli imposti dalla vita moderna.
Diagnosi e trattamento: quando intervenire
Nella maggior parte dei casi, il sonnambulismo non richiede cure mediche. Tuttavia, una valutazione specialistica è consigliata quando gli episodi sono frequenti e comportano rischio di infortuni, interessano un’età adulta e causano forte disagio ealtre problematiche. La diagnosi si basa principalmente sull’osservazione clinica e sul racconto dei familiari. In alcuni casi si ricorre alla polisonnografia, un esame che monitora l’attività cerebrale e corporea durante il sonno.
Il trattamento dipende dalla causa. Se il sonnambulismo è legato a stress o privazione di sonno, migliorare l’igiene del sonno può essere sufficiente. Le linee guida della American Academy of Sleep Medicine suggeriscono regole generali come: orari regolari di sonno, riduzione di alcol e caffeina, ambiente sicuro (porte e finestre chiuse, ostacoli rimossi), e tecniche di rilassamento.
In casi più complessi, possono essere utilizzati farmaci sedativi o ansiolitici, sempre sotto controllo medico, mentre una terapia cognitivo-comportamentale può aiutare a gestire stress e ansia.
Un fenomeno che alimenta le fantasie tra scienza e mistero
Il sonnambulismo resta un esempio affascinante di come il cervello umano funzioni in modo non lineare. Non è solo un disturbo del sonno, ma un fenomeno che tocca identità, coscienza e relazione tra individuo e ambiente. La ricerca scientifica continua a esplorarne i meccanismi, mentre la società contemporanea offre nuovi spunti di riflessione. In un’epoca in cui il sonno è sempre più fragile e frammentato, il sonnambulismo ricorda quanto sia complesso l’equilibrio tra mente e corpo.
Comprenderlo significa non solo conoscere un disturbo, ma interrogarsi sul modo in cui viviamo, dormiamo e affrontiamo lo stress. Sullo sfondo, teorie fantasiose che parlano di alterazione della coscienza fino ad addirittura casi di possessione: spiegazioni suggestive e suggestionabili ma prive di alcun fondamento scientifico.
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