cosa è stato detto nell’assemblea sullo Zena

Sulla strada che da Bologna passa per il Farneto e arriva a Pianoro, Fabrizio Curcio si sarà imbattuto negli striscioni che costeggiano la provinciale: “Mettete in sicurezza la Val di Zena”.
È stato questo l’argomento dell’assemblea pubblica che martedì sera si è tenuta a Botteghino di Zocca e a cui ha partecipato anche il Commissario straordinario per l’alluvione. Ad attenerlo, nella chiesa alle porte del paese, qualche centinaio di abitanti colpiti dalle esondazioni del torrente Zena a settembre e ottobre 2024: per fare un punto, insieme al presidente della Regione Michele de Pascale, riguardo agli interventi fatti sul corso d’acqua e quelli in corso d’opera; e per rispondere ai dubbi e alle proteste di chi – a oltre un anno dal disastro in cui è morto Simone Farinelli – chiede maggiore impegno nella ricostruzione.
Nuove ordinanze e messa in sicurezza
“Il processo di messa in sicurezza di questo territorio non finirà mai, perché il dissesto idrogeologico è un fenomeno sempre vivo”, è stato l’avvertimento di Curcio, che ha garantito risorse e procedure più veloci: “La struttura commissariale è stata dotata di 2,7 miliardi su tutta l’area dell’alluvione del 2023, a cui si sono aggiunti altri cinquecento milioni investiti sul territorio”, ha ricordato il commissario. Curcio ha detto di essere al lavoro anche su due nuove ordinanze, “quella che prevede contributi specifici alle imprese agricole” e una nuova “per le aziende per rendere i processi più rapidi”.
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I ponti troppo bassi: verranno demoliti?
Il compito di illustrare le principali novità è spettato ai tecnici della Protezione Civile e dell’Autorità bacino fiume Po. A partire dalle relazioni prodotte da quest’ultima nell’ambito dell’aggiornamento del Piano di assesto idrogeologico (Poi), in cui gli esperti lanciano l’allarme sulle condizioni dei ponti. Sui sei lungo tutta la Val Di Zena, solo quello in via Donatori di sangue a Botteghino è abbastanza alto da non finire sott’acqua in caso di maltempo estremo. “Sono costruzioni antiche, strette e non più adeguate – ha sottolineato l’ingegnere Davide Parmeggiani della Protezione Civile -. La rimozione del ponte, dove possibile, va considerata: è un sacrificio ma può avere riscontri positivi”.
Botteghino e la zona alluvionata ‘off limits’: “Senza i permessi basterà un temporale per tornare sott’acqua”
Il primo sovrappasso che verrà demolito è la passerella pedonale di fianco al parco pubblico di Botteghino, nell’area in cui nel 2024 lo Zena è straripato travolgendo i piani bassi del borgo abitato. L’intervento, già affidato all’azienda esecutrice, consiste anche nello sbancamento dell’area verde per “dare al fiume il più spazio possibile, allargando le sponde in corrispondenza delle abitazioni”. Approccio applicabile per tutta la Valle: “Intervenire solo in prossimità dei centri abitati”, viene ribadito dalla cabina di regia. Senza passerella, prevedono gli esperti: “A monte del ponte ci sarà una riduzione di acqua pari a 50 cm di altezza, intorno ai 33 cm a valle”. Cifre che consentirebbero una sensibile diminuzione del rischio.
La rabbia degli alluvionati: “Non ci fidiamo più”
È sul tema della manutenzione ordinaria e delle delocalizzazioni, previste dall’ultima ordinanza firmata a settembre, che la platea si accende. Quando viene proiettata la mappa dello sviluppo urbano di Botteghino tra gli anni Settanta a oggi, con le case che si sono appropriate dello spazio prossimo al torrente, qualcuno dai banchi insorge: “E chi ha permesso di costruire?”.
Quartieri sott’acqua, ferrovie e autostrade inondate: gli scenari in caso di nuova alluvione
Il portavoce del comitato Val di Zena, Pietro Latronico, ribatte: “Dagli anni Settanta ad oggi, è vero, si è costruito. Ma è mancato anche un piano serio di manutenzione. Abbiamo dubbi sui vostri interventi e le delocalizzazioni ci lasciano confusi”. “Volete svuotare la Val di Zena?”, chiede esasperato un altro residente. Anche l’ultimo Natale, durante l’allerta meteo rossa, la paura è tornata a farsi sentire. Alessandro Venturoli si rivolge direttamente a De Pascale: “Un anno fa mi ha stretto la mano e promesso soluzioni. Ma oggi gli argini sono messi come prima: ci dovete il vostro impegno”. Una donna, lapidaria, conclude: “Voi non avete più la mia fiducia”
De Pascale: “Le delocalizzazioni sono un’opzione”
Alla fine degli interventi è stato il governatore a prendere la parola: “Ci prendiamo rabbia, paura e rancore giustificati. Ma bisogna essere chiari: la situazione è grave. E chi dice che la strada è o fare interventi straordinari o fare manutenzione ordinaria, si sbaglia: vanno scelte entrambe le opzioni. Il mio compito è quello di assicurarmi che non manchino mai i soldi per i progetti da mettere a terra”.
Sulle delocalizzazioni, “io invito tutti a guardarci, non credo che ci sarà un’altra occasione nella storia”, ha detto. Consapevole che l’attuale ordinanza prevede una serie di requisiti stringenti (“è un’opportunità a mio avviso finora troppo limitata”, ha detto il presidente), l’invito è stato quello di “non colpevolizzare chi ha costruito una casa”. Perché per De Pascale, nel caso di Botteghino “non si tratta di interventi di abusivismo edilizio”.
La famiglia di Simone Farinelli: “In suo onore una fondazione e un libro”
Durante l’assemblea ha preso parola anche la mamma e il fratello di Simone Farinelli. “Non è morto solo mio figlio, ma si sono perse le speranze di chi ha perso tutto. Abbiamo avuto la forza di rialzarci in piedi, perché la nostra è una comunità che non molla mai. Noi tutti ci siamo meritati a pieni voti il vostro impegno e spero che le mie parole scuotino le vostre coscienze politiche”, ha detto Angela leggendo una lettera al pubblico.
Così Andrea, che dopo la morte del fratello ha intrapreso la strada dell’attivismo e dell’impegno civico per provare a radunare la voce di tutti gli alluvionati, bolognesi e non solo, in un unico comitato nazionale: “Quella notte, io e mio fratello siamo stati travolti da un fiume che si era generato lungo il versante della collina – ha ricordato -. Mentre parlo, è come se Simone fosse qui di fianco a me, lo è tutti i giorni”.
Alla stampa, Andrea ha parlato anche dei progetti futuri per fare conoscere la storia di Simone e sensibilizzare sul tema delle calamità ambientali: “Mi piacerebbe creare una fondazione in suo onore, che possa dare una mano alle comunità alluvionate e ai giovani in situazioni di disagio, così come la fondazione per Giulia Cecchettin si impegna molto sul tema della violenza contro le donne. E poi – conclude il ragazzo – appena gli studi universitari lo permetteranno, racchiudere in un libro le mie parole e i ricordi che ho di mio fratello”.
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