Corteo Pro Palestina a Torino sotto la pioggia, bandiera di Israele bruciata

Attacchi agli Stati Uniti ma anche al governo, alla Regione e al sindaco Stefano Lo Russo. E, alla fine del corteo, la bandiera di Israele bruciata in piazza Castello: così, nonostante la pioggia battente, circa 700 persone hanno sfilato oggi a Torino per protestare contro le guerre a Gaza e in Iran. Il corteo regionale pro Palestina è partito da piazza XVIII Dicembre, organizzato da Torino per Gaza. Ma in piazza c’erano anche esponenti di Extinction Rebellion, Non una di meno, Fridays for Future, Anpi, Rifondazione comunista, associazioni studentesche e sindacati Cub e Sì Cobas.
Ad aprire il corteo, Sara Munari, una dei leader di Askatasuna, e lo striscione “Criminale è chi sostiene il genocidio. Contro Usa e Israele – Free Palestine, Free Iran”. «Il nostro governo fa soldi su distruzione e morte – spiegano gli attivisti al megafono – Vogliamo che impedisca che vengano utilizzate le basi militari sul nostro territorio, vogliamo che si interrompano i rapporti con Israele, che fermi la produzione di armi nel nostro Paese. Basta a questa complicità che ci sta portando nel baratro». Tra cori e slogan, sono spuntati anche riferimenti diretti ai processi e alle misure cautelari collezionate in questi mesi dai manifestanti, sia per gli scontri di piazza sia per l’assalto a Leonardo, Ogr e La Stampa: «Torino per Gaza ha lanciato una campagna di solidarietà per tutti quei compagni: mettiamoci tutti una mano sul cuore e una sul portafogli».
Dopo le tappe davanti alla sede del Consiglio regionale e del Comune, con le accuse a Regione e Comune per il mancato sostegno alla causa palestinese, il corteo si è fermato nel cuore del mercato di Porta Palazzo. Qui ha preso la parola Brahim Baya, attivista noto per la sua attività sui social: «Il nostro governo è vigliacco e vassallo di Trump e Netanyahu ma noi siamo qui nonostante la repressione e gli arresti. E il 22 e 23 marzo voteremo in massa per mandarli via: è il peggiore della storia della Repubblica». Poi ha difeso la reazione del governo iraniano rispondendo alle domande dei cronisti al termine del corteo: «Si stanno difendendo contro un’aggressione criminale portata avanti da due potenze criminali, Israele e Stati Uniti. I missili esistono per essere usati: è una difesa legittima. Se uno Stato viene attaccato al di fuori di ogni legittimità internazionale ha il diritto a difendersi, come è sempre successo nel corso della storia. Credo sia palese ed elementare, il problema è il nostro governo che non ha la schiena dritta per dirlo». Il corteo si è poi concluso in piazza Castello, dov’è stata bruciata la bandiera di Israele. Poi i manifestanti hanno anticipato un doppio appuntamento: il primo sarà fra una settimana esatta, il 21 marzo; il secondo è già fissato per il 25 aprile. «Ci sarà una grande manifestazione perché Torino è partigiana» lancia l’appello Munari.
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