Corteo No sociale e No referendum a Roma: 10 mila manifestanti attesi sabato | Il Fatto Quotidiano
Domani 14 marzo Roma sarà attraversata dal corteo del “No sociale” al Referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo. L’appuntamento è per le ore 14:00 a piazza della Repubblica, da dove i manifestanti si muoveranno verso piazza San Giovanni, portando in corteo anche la prima protesta contro il coinvolgimento dell’Italia nei conflitti internazionali. Promossa da Potere al Popolo, alla manifestazione aderiscono i collettivi studenteschi come Osa e Cambiare Rotta, i movimenti per la Palestina tra cui il Global Movement to Gaza, fino ai movimenti di lotta per la casa, i centri sociali e i no Tav e l’Unione sindacale di base. Membro dell’esecutivo nazionale Usb, Guido Lutrario mette in guardia sul clima della vigilia: “Abbiamo avuto un incontro con la Questura e abbiamo chiarito esplicitamente che c’è un grande desiderio di incidenti da parte del governo”, ma “non abbiamo intenzione di fargli dei regali”.
Quante persone vi aspettate domani in piazza?
“Diciamo almeno 10 mila persone, ma forse anche di più. La risposta c’è perché l’appello è stato firmato da tante realtà e le motivazioni si sono rafforzate. Nata come il ‘No sociale’ per il referendum, la manifestazione ha allargato il suo senso dopo l’aggressione all’Iran: è la prima protesta contro l’intervento del nostro Paese in guerra e il sostegno a questa operazione militare. Le adesioni sono state tante, dalle realtà locali ai movimenti palestinesi e ai portuali di Genova, perché il tema del lavoro, ricordiamolo, resta centrale di fronte a un governo che ha ridotto il potere d’acquisto dei salari. Per tutte queste ragioni scendiamo in piazza in difesa della Costituzione”.
Si temono “regali” al governo, in caso di disordini.
“Il governo Meloni sente il bisogno di giustificare un ulteriore decreto sicurezza che limita moltissimo il diritto a manifestare. È un governo antipopolare che ha aumentato le spese militari e ridotto la libertà di espressione. Noi non abbiamo intenzione di fare regali a chi vuole aumentare restrizioni e multe. La manifestazione di domani è assolutamente pacifica; questa è la nostra determinazione, resa chiara alla Questura. Non bisogna prestare il fianco a chi tende a utilizzare tutte le occasioni per giustificare la repressione”.
Temete provocazioni?
“Ci possono essere provocazioni; al governo farebbe piacere e non è escluso che qualcuno le stia immaginando. Abbiamo visto la tendenza a strumentalizzare qualsiasi episodio per giustificare misure repressive pesanti. Avremo un nostro servizio d’ordine, una vigilanza sull’andamento ordinato, ma speriamo che tutto si svolga in modo tranquillo. Il clima lo è, non ci sono segnali per pensare il contrario, ma dobbiamo stare attenti perché questo governo tende a cogliere ogni occasione per giustificare le sue misure”.
Qual è lo spirito con cui scenderete in piazza?
“Uno spirito combattivo: dobbiamo lavorare perché questo governo faccia le valigie il più rapidamente possibile. Dobbiamo batterci per difendere la Costituzione e fermare questa corsa al riarmo e i rischi di guerra. Con questo spirito determinato ma assolutamente tranquillo andiamo in piazza domani. Ormai è quasi un obbligo manifestare contro il rischio dell’intervento italiano e il coinvolgimento del nostro Paese dopo i fatti militari che non erano prevedibili quando abbiamo promosso la mobilitazione”.
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