Emilia Romagna

Corteo No Kings invade il centro di Bologna


Cinquemila persone, secondo gli organizzatori, hanno sfilato questo pomeriggio per le vie del centro di Bologna dando vita al corteo “Tutti i no possibili”, promosso dalla rete No Kings. 

A organizzarlo il municipio sociale autogestito Làbas insieme a oltre sessanta sigle tra associazioni, movimenti, sindacati e collettivi studenteschi della regione. Il serpentone è partito alle 16.30 da piazza XX Settembre e ha percorso via Indipendenza, via Rizzoli, via Ugo Bassi e piazza Maggiore prima di chiudersi in piazza San Francesco.

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A dare la misura della mobilitazione è la varietà dei temi portati in piazza: no al Cpr di Bologna, no alla guerra, no ai decreti sicurezza, no al referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo e no alla riforma scolastica di Valditara. Messaggio centrale anche quello di solidarietà ai medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna indagati per i certificati anti-rimpatrio infatti “La cura non è reato” è stato uno degli slogan più scanditi lungo il percorso.

A spiegare a BolognaTodsy come si è arrivati fin qui è Martina Solidoro dei Municipi Sociali Bologna. “È partito dal NoCpr: una vasta rete di realtà che aveva già costruito la rete regionale nel 2023, quando per la prima volta si era ipotizzato un Cpr a Bologna, si è riunita due settimane fa in risposta a questa nuova minaccia.” 

Se L’innesco è stato il Cpr, ma la mobilitazione si è rapidamente allargata: “Immediatamente si è allargato il tema politico, con l’adesione di sessanta realtà, per il contesto che vediamo quotidianamente.”

Contro il Cpr e il governo Meloni: parte il corteo della rete No Kings 

Tra le voci del corteo anche quella di Detjon Begaj, capogruppo e consigliere comunale di Coalizione Civica. “Non è una battaglia solo cittadina, è una battaglia regionale che si inserisce in un contesto di netta contrapposizione a un modello razzista, che viola i diritti umani.” Per Begaj il filo che lega tutto è politico: “Siamo contrari alle alleanze che questo governo ha messo in campo a livello internazionale, che sono quelle che poi mettono in campo le guerre che stiamo affrontando.”

La manifestazione ha avuto anche una forte connotazione simbolica. Sul camion che guidava il corteo era fissato un manichino vestito da monarca, a rappresentare la “svolta autoritaria” imputata a molti governi. A metà percorso, circa all’incrocio di via indipendenza e via Righi, il manichino è stato staccato dalla poltrona e lanciato a terra: al suo posto è comparsa la scritta “No” con una corona, richiamo diretto alla rete No Kings.

La giornata bolognese guarda già oltre. Il 27 e 28 marzo a Roma sono previsti un concertone gratuito e una grande manifestazione No Kings, in contemporanea con iniziative nel Regno Unito, negli Stati Uniti, ad Atene e a Cuba. “Una data diventata internazionale,” conclude Solidoro, “per opporsi ai fascismi, alle derive autoritarie e alle guerre in nome del capitale.”

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