Emilia Romagna

“Convertire negozi sfitti in case”


A Bologna l’emergenza abitativa continua ad aggravarsi, coinvolgendo non solo le fasce più fragili ma anche lavoratori e famiglie con reddito stabile, sempre più in difficoltà nel sostenere i canoni del mercato privato. In una città che storicamente si sviluppava in verticale – basti pensare alle circa 180 torri medievali che secondo le fonti segnavano lo skyline urbano – oggi il problema sembra essersi spostato sugli edifici e sulla loro capacità di accogliere nuovi abitanti. In questo scenario si inserisce la posizione di Matteo Di Benedetto, che sostiene la proposta avanzata da Mauro Felicori: favorire la conversione degli spazi commerciali sfitti in abitazioni, soprattutto nelle zone del centro storico dove il commercio di vicinato è in ritirata.

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“Una soluzione concreta già proposta in consiglio comunale”

Di Benedetto ribadisce come il cambio di destinazione d’uso rappresenti una risposta concreta e già discussa in consiglio comunale. Trasformare negozi vuoti in abitazioni consentirebbe infatti di aumentare rapidamente l’offerta, intervenendo su spazi già esistenti e riducendo i tempi rispetto alla costruzione di nuovi immobili. L’obiettivo è duplice: da un lato recuperare locali inutilizzati, dall’altro offrire nuove soluzioni abitative a costi più sostenibili, mobilitando anche risorse private senza consumo di suolo.

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Recuperare spazi vuoti e ridare vita alle strade

Il fenomeno delle serrande abbassate è sempre più diffuso in diverse aree della città. Intervenire su questi spazi significherebbe non solo aumentare il numero di alloggi disponibili, ma anche restituire vitalità a strade e quartieri oggi segnati dalla crisi del commercio tradizionale. Secondo Di Benedetto, questa strategia rappresenta una delle poche leve attivabili nel breve periodo per rispondere a un bisogno abitativo crescente.

La proposta di Felicori: “Se non possiamo allargarci, alziamoci”

Accanto alla conversione dei negozi sfitti, il dibattito si arricchisce di un’ulteriore proposta avanzata da Felicori, che punta a intervenire sull’altezza degli edifici. “Bologna sta stretta in se stessa – ha spiegato –. Da anni l’immigrazione universitaria, una risorsa per la città, ne satura gli spazi, a cui si è aggiunta la pressione del turismo”. Secondo l’assessore, se l’espansione urbana è limitata dalla necessità di contenere il consumo di suolo, la soluzione potrebbe essere quella di sviluppare la città in verticale. L’idea è quella di concedere un piano in più agli edifici che si impegnino in interventi di riqualificazione energetica, estetica e funzionale. Un meccanismo che, nelle intenzioni, richiamerebbe quanto già avvenuto in passato, quando molte soffitte sono state trasformate in mansarde, aumentando di fatto la superficie abitativa disponibile.

Più alloggi e riqualificazione urbana

Per Felicori, la proposta avrebbe diversi effetti positivi: mobilitare il risparmio privato, distribuire i benefici immobiliari su una platea più ampia di cittadini e ottimizzare l’utilizzo delle infrastrutture esistenti. Non mancano tuttavia le criticità sollevate nel dibattito pubblico, in particolare sul fronte della sicurezza strutturale e delle normative antisismiche. L’assessore, però, invita a partire almeno dalle aree periferiche, come le palazzine degli anni ’50 e ’60, che potrebbero essere riqualificate con soluzioni innovative, tra cui collegamenti in quota, tetti verdi e spazi condivisi.

Standard e qualità: le condizioni necessarie

Anche per Di Benedetto, come per Felicori, ogni intervento dovrà garantire standard elevati sotto il profilo igienico-sanitario, progettuale e del decoro urbano. Le trasformazioni dovranno essere compatibili con il contesto, soprattutto nelle aree storiche, ma le tecnologie attuali permettono già oggi di affrontare queste sfide.

Un’emergenza ancora aperta

Nel frattempo, la questione abitativa resta irrisolta. Gli affitti continuano a crescere e la carenza di alloggi accessibili non trova ancora una soluzione condivisa. Il tema è tornato al centro del dibattito anche a livello nazionale, con il confronto tra istituzioni e studenti sul caro affitti universitari. La proposta di convertire negozi sfitti e quella di incentivare la sopraelevazione degli edifici rappresentano due possibili risposte a un problema strutturale. Per Bologna, la sfida sarà trovare un equilibrio tra tutela del territorio, qualità urbana e diritto alla casa.

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