Calabria

Contro le mafie: responsabilità collettiva e partecipazione senza più voltarci dall’altra parte

«Ci sono loro, ma ci siamo anche noi» è una delle espressioni più significative del lungo cammino di formazione civile e antimafia delle coscienze che Nicola Gratteri e Antonio Nicaso conducono congiuntamente da oltre vent’anni.
Il cuore di questo pensiero, diventato uno dei simboli più potenti della resistenza ai poteri mafiosi, sta nel “noi”: un pronome che frantuma il racconto dell’invincibilità dei sistemi criminali e liquida la narrazione di una società destinata a vivere nella prigione della subalternità.
L’alfabeto del “noi” parla di responsabilità collettiva e di scelte quotidiane: alla pedagogia dell’omertà e della paura, contrappone quella della partecipazione e della dignità, insegnandoci che non dobbiamo mai voltarci dall’altra parte.
Questo numero dei Quaderni di Pedagogia dell’Antimafia è dedicato proprio alle idee e agli studi del procuratore di Napoli e dell’accademico calabrese, tra i più autorevoli studiosi al mondo del crimine organizzato. Il loro “noi” declina una grammatica pubblica del riscatto: la genesi di nuove comunità educanti che hanno scelto di impegnarsi per liberare i territori dal dominio mafioso. Lo Stato siamo noi: è l’atto attraverso il quale una società dismette l’abito della rassegnazione e della passività per diventare compiutamente un soggetto storico portatore di diritti e doveri. Gratteri e Nicaso ci insegnano che la democrazia è una pratica di libertà: deve essere abitata e difesa quotidianamente, perché il futuro non si aspetta ma si costruisce.
Non possiamo continuare a restare confinati in asfittici perimetri, succubi delle imposizioni (criminali) di chi vuole sottometterci e controllarci. Abbiamo il compito, soprattutto in Calabria, di contrastare con determinazione l’acquiescenza e la contiguità verso la cultura mafiosa.
Dobbiamo osare l’aurora, perché l’alba di un nuovo giorno è possibile e dipende da noi. Soltanto da tutti noi.

*Docente di Pedagogia dell’Antimafia
all’Università della Calabria


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