Contro la violenza di genere bisogna prendere posizione e fare rumore
Mercoledì 12 novembre l’Assessora alla scuola e vicepresidente del IV Municipio Annarita Leobruni, durante una manifestazione pubblica di protesta, è stata oggetto di insulti personali di stampo sessista. L’abbiamo incontrata ad una settimana di distanza per farci raccontare cosa pensa di quanto accaduto e che messaggio vuole lanciare sul tema della violenza e della discriminazione di genere, anche in vista della giornata internazionale contro la violenza sulle donne del prossimo 25 novembre.
Assessora Leobruni, parliamo di un argomento che non è strettamente legato alla sua azione amministrativa ma che è andato a toccare un aspetto molto più profondo. Una settimana fa, durante una protesta legata alla presenza di topi in una scuola e alla richiesta di derattizzazione, che peraltro non è materia di competenza dell’assessorato alla scuola, lei è stata oggetto di insulti sessisti che hanno portato all’apice una situazione che dura ormai da tempo, e che in alcune occasioni le hanno visto rivolgere anche minacce personali. Ci vuole raccontare come si è evoluta questa situazione?
E’ stata un’escalation. Già sei mesi dopo essere stata eletta ed aver iniziato la mia azione amministrativa in giunta ho iniziato a ricevere pesanti insulti non legati alla mia attività prettamente politica, ma al modo in cui ero vestita con dicerie e fastidiosi luoghi comuni legati al ruolo di una donna che gestisce un ruolo di responsabilità, trasformati in poco tempo in insulti palesemente sessisti. E questo è continuato a succedere costantemente in questi anni.
Questi avvenimenti li ho tenuti riservati perché volevo evitare che la mia famiglia leggesse certi commenti, avendo anche due figli piccoli cui ho voluto evitare di avere una opinione di me dovuta ad una delegittimazione mediatica costruita ad arte per colpirmi.
Le donne che fanno politica in questo paese vengono colpite alla stessa maniera, siano esse di destra che di sinistra, e vengono delegittimate con l’oggettivazione del corpo senza che si entri nel merito delle loro azioni. Se ci fosse stata una critica sulla mia azione amministrativa l’avrei presa in considerazione e verificata, perché ognuno di noi può sbagliare, e se si sbaglia è giusto essere criticati per il lavoro che si fa, ed io tutti i giorni mi pongo domande sulle scelte politiche ed amministrative che mettiamo in campo.
Le è capitato di subire insulti simili già quando era una “semplice consigliera” o questo è coinciso con l’assunzione di un maggior ruolo politico?
Questo tipo di insulti sono cominciati ad arrivare quando ho assunto il ruolo di assessora. Da consigliera municipale in passato non mi è mai accaduto, ed avendo notato da subito questa differenza di trattamento, ho cercato fin dall’inizio di eliminare le mie immagini private sui social. E’ una cosa che ho dovuto imparare a mie spese, non me la aspettavo, da consigliera forse ero maggiormente libera di esporre la mia vita privata anche perché quelle che mi seguivano erano principalmente persone della mia cerchia privata, al contrario di oggi dove sono sicuramente molto più seguita ma anche da molte persone che non mi conoscono personalmente.
Mettere al riparo la famiglia e la vita personale è stata una cosa che ho imparato col tempo. Fare l’assessora mi ha insegnato che bisogna preservare la propria vita privata perché può essere utilizzata per screditarti politicamente, per cui non puoi donare la tua vita privata a chi non se lo merita.
In questi giorni ha ringraziato tante persone per la solidarietà e la vicinanza dimostrata, tra cui tutti i colleghi di maggioranza ed alcuni di opposizione. Secondo lei perché non c’è stata una presa di posizione solidale unanime da parte delle forze politiche su un tema che dovrebbe essere di per sé trasversale?
Sinceramente ci sono rimasta male, pensavo che la solidarietà su questi temi ci fosse a prescindere dal ruolo che si occupa e dallo schieramento politico cui si appartiene. La politica, anche se si divide in partiti ed idee politiche, dovrebbe comunque seguire un unico filone che è quello del rispetto della persona e di alcuni valori che sono imprescindibili che la politica dovrebbe rappresentare, come è appunto il contrasto della violenza di genere.
Se alcuni partiti non mi hanno espresso solidarietà hanno in sostanza detto implicitamente qualcosa. Per come la penso, il comunicato non fatto definisce chi non l’ha fatto.
Sono rimasta stupita perché probabilmente alcuni politici non riescono ad andare oltre la battaglia sulle singole situazioni e non riescono a capire qual è il valore da condividere tutti insieme. Sandro Pertini diceva che bisogna sempre essere partigiani e prendere posizione, e se non prendi posizione evidentemente significa che sei compiacente, non ho altre spiegazioni plausibili. Quando ho deciso di espormi pubblicamente l’ho fatto nella consapevolezza che non si può rimanere in silenzio di fronte a certi atteggiamenti.
La sorella di Giulia Cecchettin diceva che in alcuni casi bisogna fare rumore. E in questi casi è giusto fare rumore, quindi chi non prende parte a questo rumore e non condanna, si pone dalla parte della compiacenza.
Fare rumore. Traslando questo rumore in campo normativo, se l’educazione sentimentale ed affettiva diventasse effettivamente un elemento strutturale nelle scuole a tutti i livelli, nel prossimo futuro secondo lei le donne in politica potrebbero sperare di non trovarsi in situazioni simili?
Io penso che l’educazione sentimentale ed affettiva nelle scuole sia fondamentale, ci abbiamo anche investito diversi fondi municipali e comunali, però sui bambini la scuola può arrivare fino a un certo punto. In aggiunta servirebbe un’educazione sentimentale ed affettiva e sulla parità di genere anche per gli adulti. Se guardiamo i dati Istat vediamo che nelle società private le donne a pari livello ancora guadagnano meno degli uomini, il che ci fa capire che esiste ancora una società patriarcale che vede le donne sottomesse.
Come fanno quindi i bambini ad essere educati se gli adulti ancora dimostrano questa discriminazione? Chi li deve educare questi bambini? Noi possiamo anche fornire un certo tipo di educazione fondato sul rispetto, ma se poi questi bambini tornano a casa e vivono delle dinamiche familiari di altra natura, il messaggio che gli arriva a livello scolastico non è sufficiente. Bisognerebbe coinvolgere nelle scuole anche gli adulti in percorsi sulla parità di genere.
Tra pochi giorni è il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne: lei ha detto di aver taciuto per molto tempo per paura e di non aver portato il problema nella sfera pubblica – pur avendone parlato in privato nel suo ambito familiare – quindi è probabile che molte donne in ambito politico allo stesso modo subiscano in silenzio situazioni del genere. Cosa si sente di dire a tutte quelle colleghe che per paura tacciono e non denunciano comportamenti discriminatori ed offensivi?
Quello che posso dire alle mie colleghe è che è importante fare squadra, e quindi urlare quello che accade. Serve un patto parallelo tra istituzioni, tra destra e sinistra, un patto di sorellanza che possa effettivamente contrastare queste modalità.
In tutti gli ambienti dove c’è una gestione della cosa pubblica e dove si esercita un grado di potere politico ed amministrativo, continua ad esserci patriarcato perché la sua presenza continua ad essere un elemento culturale della società. Bisogna fare un patto con tutti affinché, ogni volta che accada a qualcuno, possiamo suonare un campanello ed attirare l’attenzione sul contesto in cui avviene, allo scopo di contrastare, mettere in soggezione e fare in modo che chi eserciti questo contrasto alla parità di genere possa essere isolato nei suoi atteggiamenti. Se non facciamo così e non attiriamo attenzione su questi temi, chi si comporta così continuerà ad avercela vinta e si comporterà come fosse una cosa normale.
Ma questa non è e non deve essere la normalità: più attiriamo attenzione e creiamo un’alleanza forte tra le donne – e anche tra tutti quegli uomini che il patriarcato l’hanno superato dentro di loro – più saremo in grado di superare questi atteggiamenti. Serve accendere la luce, sempre, e culturalmente per ora non lo stiamo facendo abbastanza.
Quale messaggio vuole dare in chiusura alle donne?
Quello di non sentirsi sole. Io metto a disposizione la mia esperienza, che sia di esempio a tutte le altre. Sto pensando di creare qualcosa di trasversale, una squadra di donne che al di là delle idee politiche possa creare rete. Ci sono già molte reti e sono importanti, ma forse evidentemente ne servono di più.
Nel video di welcome to favelas all’inizio c’è una donna che parla, e questo mi fa capire che c’è ancora tanto da lavorare anche tra le donne perché comunque i messaggi che passano anche dalle donne sono un sintomo. Sono a disposizione di tutte le donne che vogliono fare rete e creare una “corazza” per sconfiggere questa mentalità. Perché non se ne può più, perché non ci dobbiamo arrendere e non dobbiamo darla vinta.
Noi ci affidiamo al futuro, ma il futuro si costruisce insieme, grandi e piccoli. Se gli adulti non cambiano mentalità nel presente non possiamo pensare di cambiare il futuro.
Come redazione di abitarearoma.it ci teniamo a ricordare che lo scopo di una testata giornalistica che si occupa di politica locale, a nostro modo di vedere, è quello di tenere sotto i riflettori ciò che la politica mette in atto, evidenziandone positività e spesso denunciandone le criticità, ma sempre rimanendo nel campo della dialettica e del rispetto personale. Come redazione, quindi, riteniamo giusto e doveroso esprimere all’Assessora Leobruni la nostra piena solidarietà per quanto accaduto e la nostra vicinanza in relazione a tutte le offese subite.
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