Economia

Consumi, prosegue lo stallo anche nel 2026: la stima è di un +1,3% complessivo a valore


Prosegue la stagnazione dei consumi: il Retail Barometer semestrale Confimprese-Jakala stima un modesto totale del +1,3% di crescita per il 2026, anche se con dinamiche differenti nei settori merceologici e nei listini, nelle azioni promozionali e nelle attitudini di acquisto dei consumatori. L’inizio dell’anno conferma una tendenza che si era già delineata nel corso del 2025: non un crollo improvviso dei consumi, ma un rallentamento persistente e diffuso che coinvolge diversi settori dell’economia e rischia di diventare strutturale. A contribuire a crearlo, il clima di incertezza che continua a pesare su famiglie e imprese, dopo anni segnati da inflazione elevata, tensioni geopolitiche e rialzi dei tassi di interesse. Molte famiglie hanno modificato le proprie abitudini di spesa: si privilegiano beni essenziali, si rinviano acquisti importanti e si riducono le spese discrezionali. Il risultato è una domanda interna debole.

Per il 2026, secondo lo studio, ci saranno dinamiche piuttosto differenziate tra i vari settori: nell’abbigliamento nessuna azienda prevede incrementi di fatturato, anzi si stima un -0,8%; meglio altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, libri, cura persona, servizi) che prevede una crescita di fatturato del 2,5%, mentre la ristorazione mostra previsioni più moderate intorno al +1,3%. Le previsioni di aumento dei listini nell’anno sono dello 0,5%.

A livello di promozioni, abbigliamento e altro retail non intendono aumentarle rispetto invece alla ristorazione, dove un’azienda su due intende incrementare la propria pressione promozionale. I consumatori preferiscono quelle specifiche su marchi e prodotti di qualità (39,8%), seguite dalle grandi promozioni tematiche come saldi, Black friday, sottocosto (28,8%), terzo posto per le insegne di convenienza permanente come i discount. Solo il 3,4% non è sensibile alle iniziative promozionali.

Per l’anno in corso la ricerca non prevede picchi di crescita nell’online, con il 53% delle aziende che stima un contributo del canale e-commerce in linea rispetto al periodo precedente: solo il 13% ipotizza una forte crescita. Da considerare che il contesto economico con inflazione e costi di trasporto più alti stanno riducendo la spesa impulsiva online: i consumatori confrontano i prezzi con più attenzione e spesso preferiscono risparmiare o posticipare l’acquisto.


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