Consumi, gennaio segna un +0,6% a valore: il traino della ristorazione

Fronte consumi, in Italia il mese di gennaio è partito con un +0,6% di crescita a valore su gennaio 2025, segnando una leggera inversione di tendenza rispetto alla chiusura del 2025 – a -1,4% – e in linea con l’inflazione del +0,4% su base mensile. A spiegarlo, l’Osservatorio permanente Confimprese-Jakala, da dove emerge un quadro che appare ancora in stallo, coi consumi al palo in primis a causa delle incertezze internazionali.
Nei settori merceologici si segnala la flessione di abbigliamento-accessori a -0,3%, frutto di una situazione saldi che, a parte la fiammata iniziale – +6% -, si è poi risolta in fretta. Male anche altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, libri, cura persona, servizi), che con un -1,7% prolunga la scia negativa che ha caratterizzato il settore per quasi tutto il 2025. I consumatori ormai è chiaro che privilegino gli acquisti di beni di prima necessità e rimandino quelli superflui e voluttuari, con l’occhio sempre vigile al rapporto qualità-prezzo. L’unico comparto che fa segnare una nota positiva è la ristorazione, che in gennaio sale a un +3,9%.
“La partenza del 2026 è in linea con le aspettative – afferma Mario Maiocchi, direttore centro studi Confimprese – Tuttavia, un buon avvio della ristorazione fa sperare in un inizio anno meno grigio rispetto agli ultimi mesi del 2025. Occorre aspettare l’evolversi della situazione fino almeno ad aprile per poter valutare se il 2026 mostrerà segni di recupero della fiducia e conseguentemente dei consumi”.
Intanto, nei canali di vendita si registra la tenuta sia dei centri commerciali che chiudono a +1,3% sia dei negozi di prossimità a +1,7%. Ancora sofferenti le high street e i punti vendita situati nei centri storici delle città, che chiudono a -2,4%. Fronte regioni, Basilicata in testa a +4,3%, Calabria fanalino di coda a -3,9%. Nelle città di provincia bene Napoli a +5,9%, Trapani chiude a -5,5%.
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