Sardegna

Consiglio comunale contro il 41-Bis: “Nuoro non può essere la Caienna della Sardegna”

I pericoli legati alla trasformazione di “Badu ‘e Carros” in carcere per detenuti i regime di 41-bis sono stati affrontati nella seduta di tre giorni fa del Consiglio comunale, di Nuoro. Con l’unanime pensiero che sul progetto venga opposto un fermo rifiuto. Tra i segni di protesta – proposto dalla consigliera di Progetto per Nuoro, Lisetta Bidoni – la convocazione di una seduta specifica dell’assise comunale, o anche un sit-in di tutti i consiglieri all’esterno del penitenziario. La questione è stata introdotta dall’esponente dei Progressisti, Gabriella Boeddu, che ha ripreso l’interrogazione in parlamento della deputata Francesca Ghirra, sua collega di partito. Documento – ha ricordato Boeddu – dove viene denunciato il progetto per svuotare il penitenziario dai detenuti comuni, per fare posto a chi è sottoposto al regime carcerario duro e in particolare agli appartenenti alla malavita organizzata. Nella discussione, che si è aperta in aula, rischi e pericoli dell’eventuale scelta del ministero. Antonello Cucca (Nuoro a capo. Un’altra Sardegna) ha evidenziato che «l’intervento è già in atto e non si tratta solo di una possibilità. Aggiungendo che Nuoro «non può essere catalogato come un luogo di confino»

Preoccupazione e disappunto anche nelle parole di Francesco Guccini (Uniti per Fenu sindaco): «Come amministrazione ci siamo posti l’obiettivo di uscire dall’inverno demografico, che colpisce la nostra città, non possiamo permettere tale decisione. La presenza di questa categoria di detenuti – ha proseguito Guccini  – espone la nostra comunità al rischio d’infiltrazioni mafiose». Sul fatto di vigilare contro l’eventuale arrivo a “Badu ‘e Carros” di esponenti della criminalità organizzata ha concordato Bastianella Buffoni, consigliera di minoranza, nella lista “SiAmo Nuoro”: «Il provvedimento, se attuato aggraverebbe la situazione di una struttura sociale già fragile. Tuttavia, prima di affermare che sia quello il piano – ha aggiunto Buffoni – è necessario verificare e informarsi, per evitare una narrazione che poi magari non corrisponde alla realtà delle cose. Perché se a sollevare l’allarme, rispetto alla trasformazione del carcere, è stata la circostanza di alcuni lavori di ristrutturazione del penitenziario – ha rimarcato Buffoni – si deve tenere presente che gli stessi sono stati pianificati un anno fa, per risolvere alcune criticità dell’edificio e in particolare di una parte dei muri di cinta, ormai vetusti». Francesco Pirisi


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