Politica

Congresso Lega, scontro tra nordisti e salviniani: “Persi i voti”, “Sbagliato parlarne sui giornali”

Attacchi e contrattacchi in sala, fischi e applausi, durante il congresso straordinario della Lega in corso a Milano. Da una parte i supersalviniani, dall’altra Massimiliano Romeo, uno dei cosiddetti dissidenti della linea del partito, e che sostiene la candidatura a segretario di Massimo Garavaglia.

Si comincia con il senatore Marco Dreosto che è anche segretario del Carroccio in Friuli Venezia Giulia. “Credo che ci distrugge il correntismo”, è stata la sua premessa ribadendo il suo “sostegno chiaro aperto e leale a Matteo Salvini” e aggiungendo una riflessione: “Vedo in sala il mio capogruppo al Senato (Romeo, ndr) con cui abbiamo fatto tanto lavoro insieme a Roma, fianco a fianco. Però devo dire che non si può mettere in discussione un segretario per quelle che sono diatribe personali interne trasformandole in un dibattito nazionale”.

Romeo subito dopo ha replicato con forza alle critiche, scaldandosi dal palco del congresso straordinario della Lega. “Il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più – ha detto il segretario della Lega lombarda e capogruppo al Senato – Allora accanto al segretario perché non può esserci un gruppo di governatori che hanno un appeal particolare essendo primi nelle graduatorie?”. Il senatore ha continuato: “Qualcuno ha pensato che fosse una questione personale, no signori, è una questione politica e così abbiamo cercato di dare suggerimenti e per dare una mano a Matteo Salvini e alla Lega. Cosa c’è di così rivoluzionario nel chiedere una guida più collegiale e allargare a una squadra?”. E ancora: “È vero che non siamo il Pd, ma evitiamo di fare come il partito di Renzi che dal 40% è arrivato al 2%”.

Poi però è arrivato l’ex vicesegretario Andrea Crippa, dicendo che qualcuno (riferimento a Romeo, ndr) ha fatto polemiche “per un posto in lista alle prossime elezioni”. Controrisposta di Romeo, ma a a margine parlando con i giornalisti: “In realtà dicendo certe cose sto rischiando il posto di capogruppo e di segretario lombardo”.

E se Attilio Fontana, il presidente della Lombardia vicino a Romeo, ragiona che “qualche malessere io l’ho percepito e l’hanno percepita anche i sondaggi”, Luca Zaia parla di “sovranismo liberale” ma poi fa il democristiano: “Chiunque vinca domani, mi auguro riconoscerà il risultato”.

Poi arriva Claudio Durigon, colonello salviniano nel centrosud. A Romeo rimprovera di essere uscito sui giornali, e di non aver fatto quindi gioco di squadra. E a Zaia dice: “Non ti puoi esimere, devi entrare nella segreteria politica”. Un invito, certo, ma che sa più di messaggio ben preciso: metterci la faccia, e basta ‘democristianate’.


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