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Congedo parentale paritario: proposta di legge avanza in Commissione Camera | Il Fatto Quotidiano

Parificare il congedo parentale tra i papà e le mamme. È quanto prevede la proposta di legge a prima firma Elly Schlein e sottoscritta da tutti i leader delle opposizioni che è stata adottata come testo base dal comitato ristretto della Commissione Lavoro della Camera. Pertanto adesso si procederà all’esame della proposta che intende introdurre il cosiddetto congedo paritario. “Una norma di civiltà di cui questo paese ha urgente bisogno”, la definisce il deputato Arturo Scotto. Si dicono “felici” anche i deputati del M5s in Commissione Lavoro Carotenuto, Aiello, Barzotti e Tucci che però sottolineano: “Non possiamo non notare lo smaccato tentativo della maggioranza di buttare nuovamente la palla in tribuna, come già avvenuto in passato”. “Chiediamo alla destra di evitare, come sul salario minimo e sulla settimana corta, di lavorare ad affossarlo“, rimarcail dem Scotto.

Richiesto un parere al Tesoro

La maggioranza, infatti, non ha previsto la fissazione del termine per gli emendamenti in Commissione e ha in più stabilito di acquisire entro 15 giorni una relazione della Ragioneria sui costi della proposta. “Potrebbe recare un impatto finanziario non trascurabile e che quindi necessita una quantificazione degli oneri e relativa copertura finanziaria”, ha dichiarato la relatrice Marta Schifone di Fratelli d’Italia. Secondo la destra l’impatto potrebbe essere di circa 3 miliardi l’anno. Solo dopo il parere del Tesoro si procederà con gli emendamenti.

Cosa prevede

La proposta di legge firmata unitariamente da tutte le forze di opposizione “intende sanare un grave vulnus del nostro ordinamento, un elemento di forte e non tollerabile discriminazione, indegna di un Paese che voglia davvero dirsi civile ed egualitario”, si legge nel testo introduttivo. Viene prevista l’introduzione di un congedo paritario tra padre e madre, “incrementando la durata del congedo di paternità dagli attuali dieci giorni a cinque mesi“. In particolare, al padre lavoratore, nell’intervallo di tempo che intercorre tra il mese antecedente la data presunta del parto
e i diciotto mesi successivi, viene riconosciuto il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo non superiore a cinque mesi, di cui quattro obbligatori. Dei quattro mesi di
congedo obbligatori, si legge ancora, dieci giorni devono essere fruiti dal padre subito dopo la nascita della bambina o del bambino congiuntamente con la madre, mentre i restanti giorni possono essere fruiti, anche in modo frazionato, nel medesimo arco di tempo, previa comunicazione al datore di lavoro. Attualmente nel nostro ordinamento vi è una differenza tra congedo
obbligatorio e congedo parentale. Il primo è un periodo di astensione dal lavoro obbligatorio, che attualmente ha una durata diversa tra la madre e il padre: per le donne, il congedo di maternità dura cinque mesi, da modulare prima e dopo il parto, con un’indennità pari all’80 per cento della retribuzione, che è erogata dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e
anticipata dal datore di lavoro. Per gli uomini, invece, il congedo di paternità obbligatorio è di soli dieci giorni, non necessariamente consecutivi e retribuiti al 100 per cento. La proposta prevede anche di rendere questo periodo di astensione dal lavoro pienamente retribuito per entrambi i genitori.

Le finalità

Gli obiettivi della proposta, di legge nel testo, sono quelli di “contrastare la crisi della natalità, di favorire l’occupazione femminile, la qualità della vita dei bambini e dei genitori e le relazioni familiari. Tutto ciò volto a una redistribuzione del carico di cura all’interno della famiglia”. “Parliamo di una misura – si legge ancora – che non solo supporta le famiglie nella giusta condivisione dei tempi di vita e di lavoro, ma che sostiene e garantisce l’occupazione femminile nel nostro Paese in cui essa risulta essere la più bassa d’Europa e il carico di cura all’interno delle famiglie viene quasi sempre demandato alle donne, che conseguentemente sono spesso costrette a subire quello che, di fatto, si configura come un vero e proprio ricatto: scegliere tra la famiglia e il lavoro“. Non solo sostegno alle madri e tutela della loro carriera professionale ma anche un modo per garantire “ai padri la possibilità di essere più vicini ai propri figli durante i loro primi mesi di vita”. Per questo arriva la proposta di legge “per superare, ampliandola, una disciplina che al momento non è idonea a conseguire tali obiettivi”, come già avviene in altri Paesi d’Europa.


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