Emilia Romagna

Conflitto in Medio Oriente, “A rischio 878 milioni di euro di export per Modena”


Il conflitto divampato in Medio Oriente interessa un’area strategica per la fornitura di commodities energetiche e per le vendite di prodotti made in Italy che per la provincia di Modena vale quasi 900 milioni di euro. È quanto emerge da un’analisi dell’ufficio studi Lapam Confartigianato: un prolungamento della guerra alza l’incertezza per le imprese, compromettendo la ripresa in corso degli investimenti e accentuando la frenata del mercato del lavoro.

A livello nazionale, nel 2025 le imprese italiane esportano prodotti manifatturieri nell’area del Medio Oriente per 27,3 miliardi di euro, pari al 4,5% dell’export manifatturiero totale. Per l’Emilia-Romagna l’export manifatturiero destinato all’area del Medio Oriente vale 3,4 miliardi di euro e Modena, con i suoi 878 milioni di euro, è la seconda provincia in Regione e la settimana a livello italiano per valore delle esportazioni verso l’area interessata dal conflitto.

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Al secondo posto tra le regioni più esposte, nei primi nove mesi del 2025 l’Emilia-Romagna è terza per crescita delle vendite in Medio Oriente, con le esportazioni che salgono del 4,4% su base annua. Tra le province emiliano-romagnole Modena è prima per maggiore esposizione alla crisi in Medio Oriente, calcolata con l’export in rapporto al PIL pari al 2,56%. Il Medio Oriente rappresenta ora un mercato a rischio che nei primi nove mesi del 2025 era sembrato promettente, con l’export del modenese in crescita del 6%.

A livello regionale, il primo mercato di destinazione del made in Emilia-Romagna del Medio Oriente è quello degli Emirati Arabi Uniti, che vale 1,1 miliardi di euro di esportazioni e nei primi nove mesi del 2025 è salito del 10,7%, seguito da Arabia Saudita con 783 milioni di euro, in aumento del 22,8% nel corso del 2025. Nel complesso, i settori con una maggiore presenza di micro e piccole imprese cumulano nel modenese 84 milioni di euro di esportazioni in Medio Oriente. Tra i beni più venduti i prodotti alimentari, articoli di abbigliamento e biomedicale.

“Il conflitto in Medio Oriente – commenta Daniele Mazzini, presidente Lapam Confartigianato – ha determinato un aumento del contesto di incertezza globale, estremamente dannoso per le imprese, e ha determinato una fiammata dei prezzi internazionali dell’energia. Un blocco dello stretto di Hormuz riduce l’offerta mondiale di petrolio e di GNL, generando spinte al rialzo dei prezzi dell’energia, con un significativo impatto recessivo. Una persistente riduzione dell’offerta potrebbe innescare uno shock sui prezzi delle commodities energetiche, con un impatto recessivo sulla crescita dell’economia”. 

“Già a fine 2025 gli alti prezzi di energia elettrica e gas erano tra le principali preoccupazioni per le micro e piccole imprese, come rilevato dal sondaggio d’ascolto della nostra associazione. Un ulteriore rialzo dei costi a seguito di questa guerra andrà ad aumentare le difficoltà delle imprese, mettendone ancora più sotto pressione i margini di profitto. Questa situazione sicuramente non agevola il commercio: l’auspicio è che la situazione possa stabilizzarsi nel minor tempo possibile”.


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