Società

Confindustria chiede una scuola più collegata col settore industriale, rafforzamento ITS, percorsi STEM e formazione in azienda

Il Libro Bianco “Made in Italy 2030” traccia la strategia per colmare il mismatch lavorativo: potenziamento degli ITS con borse di studio, focus su materie STEM, apprendistato duale e Corporate Academy. Si punta a unire scuola e impresa, superando i pregiudizi sull’istruzione tecnica per salvare la manifattura.

L’industria italiana lancia l’allarme e indica la soluzione: senza un sistema scolastico rinnovato, la manifattura rischia di fermarsi. Il messaggio arriva forte e chiaro dalle pagine del Libro Bianco “Made in Italy 2030“, il documento strategico presentato dal Ministero delle Imprese. Il testo analizza lo stato di salute del sistema produttivo e individua nell’istruzione la leva indispensabile per garantire il futuro economico del Paese.

Il punto di partenza dell’analisi è l’emergenza demografica. Il calo delle nascite riduce progressivamente la platea di giovani disponibili a entrare nel mondo del lavoro. In questo scenario di scarsità di risorse umane, ogni percorso di studi che si conclude senza sbocchi occupazionali rappresenta uno spreco che l’Italia non può permettersi. Il documento denuncia il “mismatch attuale tra domanda e offerta nel mercato del lavoro” e chiede interventi rapidi per allineare le competenze in uscita da scuola e università con quelle richieste dalle fabbriche moderne.

Vincere i pregiudizi e recuperare i NEET

Il Piano 2030 affronta due nodi sociali decisivi. Il primo è l’orientamento scolastico: spesso il disallineamento tra scuola e lavoro nasce da vecchi stereotipi che vedono l’istruzione tecnica come un percorso di serie B. Il Ministero intende ribaltare questa visione con “un’azione di orientamento che rivaluti socialmente il ruolo del tecnico specializzato”.

Il secondo nodo riguarda i NEET, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano. Il documento li individua come una riserva di energie preziosa da riattivare. La sfida della scuola e della formazione è proprio quella di intercettare questi ragazzi e fornire loro le competenze per rientrare in gioco, trasformando un problema sociale in una risorsa per il sistema produttivo.

La scommessa sugli ITS Academy

Il cuore della proposta per l’istruzione tecnica resta il potenziamento degli Istituti Tecnologici Superiori. Il Ministero li individua come l’anello di congiunzione indispensabile tra diploma e impiego qualificato. “È necessario un rafforzamento degli ITS, che rappresentano il principale bacino di lavoratori per l’industria”, si legge nel testo.

La strategia va oltre il mantenimento dell’esistente. Il piano prevede interventi strutturali per rendere questi percorsi accessibili e diffusi. “Questo rafforzamento deve portare all’aumento dei numeri disponibili e ad una diversificazione dei corsi”. Viene introdotto un elemento fondamentale per aiutare le famiglie: il sostegno economico agli studenti che decidono di spostarsi. Il testo cita esplicitamente la “predisposizione di borse di studio per favorire la mobilità degli studenti verso le regioni con richieste di specializzazione specifiche”, abbattendo le barriere economiche per i giovani del Sud e delle aree interne.

Le Corporate Academy e il ruolo delle imprese

La scuola pubblica non è l’unico attore in campo. Il Libro Bianco valorizza fortemente l’iniziativa privata, citando l’importanza delle “Corporate Academy”. Si tratta di vere e proprie scuole interne create dalle grandi aziende per formare “in casa” le competenze che servono subito.

Le imprese devono quindi salire in cattedra. Il MIMIT sollecita un cambio di passo: gli imprenditori devono trasformare i luoghi di lavoro in luoghi di apprendimento strutturato. “Anche le imprese devono sostenere, motivare, coordinare e integrare politiche in materia di istruzione e formazione professionale”, afferma il testo. Questo significa investire risorse per “creare ambienti formativi adeguati”, dove il saper fare viene trasmesso direttamente dai dipendenti esperti.

Imparare lavorando: il modello duale e le Soft Skills

Per accorciare le distanze, il piano rilancia lo strumento dell’apprendistato duale, che permette ai ragazzi di entrare in azienda e percepire uno stipendio mentre studiano. Attraverso il sistema duale, l’esperienza pratica diventa parte integrante del percorso scolastico.

Ma l’industria moderna non chiede solo tecnici esecutori. Il documento sottolinea l’importanza delle competenze trasversali (soft skills): capacità di lavorare in gruppo, adattabilità e problem solving. La scuola è chiamata a formare teste pensanti capaci di gestire la complessità dei nuovi processi industriali, non solo mani abili.

Competenze STEM e Università

Se gli ITS formano i tecnici, l’università e la scuola secondaria devono garantire le basi scientifiche. Il Libro Bianco pone l’accento sull’urgenza di “valorizzare le competenze STEM indispensabili per la digitalizzazione”. La matematica, le scienze e la tecnologia diventano il linguaggio base della nuova industria.

Anche il sistema accademico è chiamato a una revisione. È necessario che “le università aggiornino i programmi sulla base dell’evoluzione delle tecnologie, che si rafforzino le sinergie con centri di ricerca, imprese e sistemi territoriali”, creando veri e propri ecosistemi dell’innovazione.

Il Liceo del Made in Italy e la formazione continua

A completare il quadro c’è il Liceo del Made in Italy, introdotto “per rafforzare il legame tra istruzione, cultura d’impresa e filiere strategiche nazionali”. L’intento è preparare profili in grado di “comprendere i processi produttivi, gestire relazioni commerciali internazionali e promuovere l’identità competitiva del Made in Italy nel mondo”.

La formazione, infine, accompagna il lavoratore per tutta la vita. Il Libro Bianco sottolinea l’importanza di investire nel reskilling e nell’upskilling attraverso la “formazione continua”, unico strumento per proteggere i lavoratori senior dall’obsolescenza delle competenze.


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