Economia

Condominio, l’amministratore deve essere certificato e avere una laurea

Il tema della professionalizzazione e certificazione dell’amministratore di condominio è stato al centro dei lavori del XII convegno giuridico Anaci, che si è tenuto a Baveno, organizzato dal Centro studi nazionale, diretto da Edoardo Riccio, davanti a una platea di circa 500 professionisti. Il focus sui benefici dell’associazionismo, in particolare, ha puntualizzato aspetti rilevanti, a partire dalle modifiche che la stessa Anaci ha sollecitato alla politica, recepite nel progetto di legge AS 1816, primo firmatario il senatore leghista Paolo Tosato, intervenuto in videoconferenza.

«Siamo partiti dalla constatazione delle difficoltà operative della categoria – ha detto – individuando alcuni campi di intervento: la durata dell’incarico, le sanzioni, la sicurezza, la gestione delle morosità e l’introduzione della detraibilità fiscale dei costi sostenuti per il pagamento del compenso dell’amministratore (per l’abitazione principale), fino a un massimo di 500 euro annui».

Tra i requisiti per svolgere l’incarico l’obbligo di certificazione UNI 10801:2024: «tutti gli amministratori Anaci, dal 1998- ha precisato il presidente nazionale Francesco Burrelli – sono certificati Uni: è una garanzia di competenza e professionalità da cui non si può prescindere, alla quale aggiungerei l’obbligatorietà di una laurea triennale. Il condominio è cambiato e anche l’amministratore deve adeguarsi. Oggi gli edifici sono luoghi di lavoro più che in passato, basti pensare alle nostre case dove si lavora in smart working. Gli edifici, dove viviamo e lavoriamo, devono essere sempre più sicuri, salubri ed efficienti». Anche il presidente nazionale Uni Marco Spinetto ha insistito sulle nuove responsabilità dell’amministratore certificato: «è sempre più un mediatore e un modernizzatore».


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