Comuni montani, vertice a Roma. Acquaroli in pressing su Calderoli. Il Ministro apre alla revisione e rassicura: «Molti dei benefici restano»

ANCONA Sulla direttrice Ancona-Roma viaggia la stessa polemica. Quella scatenata dai comuni marchigiani rimasti esclusi dalla nuova classificazione con cui il Governo attribuisce lo status di montano. Ieri, mentre in Consiglio regionale, l’assessore agli Enti locali Tiziano Consoli diventava bersaglio del fuoco di fila delle opposizioni, nella Capitale il governatore Francesco Acquaroli incontrava il Ministro Roberto Calderoli, firmatario della contestata Legge sulla Montagna n. 131. Con il numero uno di Palazzo Raffaello, in rappresentanza delle Marche, il presidente dell’Anci e sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, e due fasce tricolore dei 29 Comuni esclusi: Maurizio Gambini di Urbino e Daniele Grossi di Sassocorvaro.
Il confronto
Dal vertice romano, i due primi cittadini del Pesarese – con il resto dei sindaci ribelli collegati – sono usciti con alcune rassicurazioni da parte del Ministro: dalle aperture sulla possibilità di rivedere i parametri in sede di Conferenza Stato-Regioni, al mantenimento della maggior parte dei benefici (quali l’esenzione dell’Imu per i terreni agricoli e il credito d’imposta). Ma non è bastato a far seppellire l’ascia di guerra. Anzi: Gambini ha sottolineato che la protesta andrà avanti finché non verranno rivisti i criteri a livello nazionale. E ha annunciato che oggi porterà in consiglio comunale un ordine del giorno per chiedere la sospensione dell’adesione di Urbino all’Anci fino a quando non verrà rivisto questo provvedimento. «Il Ministro non ha chiuso la porta – l’analisi di Gambini – Ha riconosciuto che tornare indietro non è semplice, ma ha aperto una piccola finestra: se le Regioni chiedessero congiuntamente di rivedere i parametri, non sarebbe impossibile procedere a un aggiornamento dei criteri, pur senza aumentare il numero complessivo dei Comuni classificati montani».
L’intesa dello scorso ottobre
Calderoli ha anche sottolineato, però, come già ad ottobre avesse convocato Anci e Regioni per condividere i parametri della nuova norma e come il testo definitivo fosse nato proprio da un accordo sottoscritto da Regioni e Anci. Oggi, quindi, il Governo è vincolato a quell’intesa: ma se la maggioranza delle Regioni trovasse un accordo politico per chiedere un passo indietro, il Ministro sarebbe pronto a collaborare. In questo contesto, Gambini è tornato a bacchettare le due istituzioni «per non aver tutelato fino in fondo gli interessi dei Comuni associati». Una posizione simile a quella sostenuta dalle opposizioni in Consiglio regionale, che ieri hanno parlato di «scricchiolii nella filiera istituzionale». Il capogruppo di Progetto Marche Vive Michele Caporossi ha mirato ad alzo zero: «Mentre si penalizzano 29 comuni, qualcuno si è fatto infilare nell’elenco. E guarda caso chi entra ricopre ruoli apicali nella destra e utilizza le istituzioni per ottenere vantaggi». Il neanche troppo velato riferimento è ad Ascoli e Pergola, che non erano presenti nell’elenco dei comuni montani preso a riferimento dal Governo per elaborare la legge ed ora invece compaiono nella nuova classificazione. A difendere il fortino dai banchi della giunta c’era Consoli, che ha puntualizzato come «grazie alla posizione delle Marche, il parametro altimetrico sia sceso da 600 a 350 metri». E ha ricordato anche la richiesta della Regione «di estendere i benefici della nuova legge anche ai comuni classificati come ultraperiferici, periferici e intermedi, nelle cosiddette aree Snai. Urbino e Cingoli – gli esempi fatti – non perderebbero comunque i benefici. L’unico messo in discussione è il dimensionamento scolastico, ma per ciò che riguarda agricoltura, crediti d’imposta e altri benefici sulle accise di natura finanziaria non si perderebbero». Ma la nuova Legge sulla montagna prevede incentivi per i medici di base ed insegnanti, e misure contro lo spopolamento a cui i comuni esclusi non potrebbero accedere. Per questo la battaglia continua.




